Addio Gigi Simoni, gentiluomo e icona interista. Lasciò il segno anche a Brescia

Redazione
 

Il calcio italiano piange Gigi Simoni. L'allenatore si è spento nella sua casa in provincia di Pisa, dove aveva lottato per mesi dopo il malore che lo aveva colpito l'estate scorsa.

 

La sua è stata una vita totalmente dedicata al calcio. Da giocatore prima, da tecnico poi. In campo dal 1959 al 1974 (giovanili escluse), in panchina dal 1975 al 2012. Un percorso complessivo di 1512 partite, vissute con passione, dedizione e garbo, tratti distintivi che l'hanno sempre contraddistinto come autentico gentiluomo del pallone di casa nostra.

 

 

Brescia lo conobbe 29enne e tifò per lui dal 1968 al 1971. Nella nostra città lasciò il segno indossando cento volte la maglia azzurra con la V bianca sul petto, con la quale conquistò una promozione in Serie A. Il salto dalla cadetteria al massimo campionato gli riuscì anche con Mantova, Napoli (dove vinse la Coppa Italia) e Genoa. 

 

 

Da allenatore toccò l'apice in nerazzurro nella celebre stagione 1997-1998, quando guidò l'Inter di Ronaldo alla conquista della Coppa Uefa nella memorabile finale contro la Lazio. Fu l'anno del secondo posto dietro alle Juventus, in un campionato incendiato dalle polemiche e passato alla storia per lo scontro in area tra il Fenomeno brasiliano e Iuliano. Fu l'unica volta in cui Simoni perse le staffe, beccandosi un'espulsione per proteste dall'arbitro Ceccarini. Quell'anno potè consolarsi con l'assegnazione della Panchina d'oro, ma non nascose mai la sua amarezza per quello Scudetto sfuggito di mano.

 

La sua capacità di trascinare le squadre dalla B alla A, tratto distintivo da giocatore, lo accompagnò anche da mister. In Serie B portò alla vittoria del campionato una volta il Genoa e due volte il Pisa. Mise sull'ascensore anche il Brescia, ritrovato nel 1979. Al primo tentativo centrò un ottavo posto, l'anno dopo fece gioire il Rigamonti per il salto di categoria, traguardo centrato anche in C alla Carrarese e in B alla Cremonese, dove si consacrò definitivamente come tecnico disputando tre stagioni consecutive in Serie A dopo la vittoria nella Coppa Anglo-Italiana. Poi la chiamata al Napoli, preludio alla breve ma intensissima esperienza all'Inter.

 

Dopo l'esonero ad opera del presidente Moratti Piacenza, Torino, Cska Sofia, Ancona (dove firmò l'ennesima promozione) e ritorno a Napoli, infine Siena e Lucchese.

 

Archiviato il lungo percorso da allenatore sposò il progetto del Gubbio, dove dal 2009 indossò i panni di direttore tecnico per tre anni, ruolo ricoperto anche nella stagione 2013/2014 alla Cremonese, ultima tappa del suo splendido viaggio nel mondo del calcio.

 

Icona interista, resterà sempre nel cuore dei tifosi nerazzurri, che oggi festeggiano l'anniversario del leggendario triplete targato Mourinho. Per loro, d'ora in poi, il 22 maggio sarà un giorno ancora più speciale.

 

 

 

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