Caos elezioni. La ricostruzione dei fatti e l'indignazione dei dirigenti bresciani

Redazione

Confusione e dubbi, rabbia e polemiche. L'assemblea elettiva del Comitato Regionale della Lombardia agita le acque della politica calcistica territoriale.

 

Il verdetto delle urne online ha incoronato Carlo Tavecchio, ma il ricorso presentato da Alberto Pasquali trascina la contesa oltre i tempi regolamentari.

 

C'è chi ha definito l'appuntamento politico di ieri un'"elezione farsa", perfino un evento "meritevole dell'Oscar dell'incompetenza". L'indignazione è forte e risuona in provincia, con il coro unanime di decine di dirigenti bresciani che segnalano le crepe di una giornata ritenuta da dimenticare per il mondo dei dilettanti.

 

Secondo la ricostruzione dei fatti le prime anomalie organizzative si riscontrano all'alba, quando le società ricevono con evidente ritardo il link per entrare nella piattaforma utilizzata per svolgere l'assemblea. Sono le 4 del mattino, infatti, quando molti dirigenti bresciani ottengono le credenziali di accesso. La prima convocazione è fissata per le ore 9.00, ma fino alle 10 passate chi si collega resta in attesa davanti al monitor senza ricevere alcun tipo di comunicazione, percependo semplicemente le classiche prove microfono. A presidere l'assemblea c'è Rinaldo Meles, in collegamento con i tecnici della piattaforma, pronti a gestire da Roma le operazioni dal punto di vista informatico.

 

Finalmente viene comunicato il numero delle società accreditate, che risultano essere 516. I due candidati fanno i loro discorsi, poi spazio al dibattito, agli interventi delle società e all'ultimo botta e risposta Pasquali-Tavecchio. Alle 12.58 il via alle votazioni, con 596 società aventi diritto. Ci sono 25 minuti di tempo per esprimere la propria preferenza, ma allo scadere va in scena l'incomprensibile tira e molla sull'asse Milano-Roma.

 

Prima vengono richiesti cinque minuti extra per elaborare il verdetto, poi Meles comunica che molte società non sono ancora riuscite a votare. Da Roma fanno notare che il tempo è scaduto da un pezzo, a Milano rispondono che allora bisogna chiudere, ma dalla capitale segnalano che non spetta a loro porre fine alla procedura, bensì al presidente dell'assemblea. Nell'incertezza generale il tempo scorre e il numero dei votanti sale, superando la quota degli aventi diritto annunciati precedentemente, che alle 13.31 si attesta sui 698. Alle 13.56 Meles rompe gli indugi, interviene e ferma la votazione, durata 58 minuti, ben 33 in più rispetto a quanto previsto dal regolamento. Qualcuno avvisa di non essere ancora riuscito a votare, ma non si può più attendere. I voti raccolti, nel frattempo, sono 751.

 

A questo punto le società si aspettano di procedere con le elezioni di delegati assembleari, consiglieri e revisori, ma lo staff del Crl annuncia la vittoria di Tavecchio, che batte Pasquali 380-366 (+14). Le schede bianche sono 5. Molti sostenitori di Pasquali s'infuriano e si disconnettono, lasciando campo libero ai candidati di Tavecchio nell'elezione del consiglio regionale, dove il comasco ottiene un 13 su 13. 

 

Nel frattempo la lunga giornata elettorale prosegue. Nelle votazioni successive, però, viene rispettata la regola dei 25 minuti e alle 16.57, dopo 8 ore di assemblea, si chiude il cerchio su una giornata che continuerà a far discutere, anche perché dal confronto tra i dirigenti bresciani emergono ulteriori intoppi che, anche alla luce del divario minimo tra gli sfidanti, spingono Pasquali a presentare ricorso per una verifica ritenuta "necessaria nel rispetto degli elettori".

 

Di seguito alcune reazioni di dirigenti bresciani che hanno partecipato all'assemblea 

 

Tarana (Real Dor) - "È stata una farsa, una pagina bruttissima del calcio dilettantistico. Sono indignato come sportivo e credo che anche se avesse vinto Pasquali lo staff di Tavecchio avrebbe dovuto presentare ricorso. Non ha funzionato praticamente nulla. In Veneto prima di iniziare a votare hanno fatto fare una prova a chi era collegato: tutti hanno votato un candidato, la piattaforma funzionava, hanno azzerato e subito dopo sono passati alla votazione reale senza intoppi. Qui ci sono stati infiniti problemi: società a cui non arrivava il pin per votare; dirigenti rimbalzati fuori dalla piattaforma che una volta rientrati si imbattevano nel messaggio 'voto effettuato'; comunicazioni di errore; dirigenti che pensavano di aver votato invece non risultano dai tabulati. Poi la scena fantozziana allo scadere dei 25 minuti previsti per il voto, con la raccolta delle preferenze che è durata quasi un'ora. Inaccettabile".

 

Piardi (Rovato) - "Ho riscontrato disorganizzazione, arroganza, incapacità. Il sistema ha fatto acqua da tutte le parti, ma gli errori più gravi sono stati umani. Bisognava votare per tutti i ruoli subito, poi procedere ai verdetti. Non è la prima volta che partecipo a votazioni online. Allo scadere del tempo previsto si chiude. Qui si sono raddoppiate le tempistiche della finestra elettiva e alla fine c'erano comunque dirigenti che non si erano ancora espressi. Ho visto grande rigidità nella necessità di organizzare queste elezioni a inizio gennaio, anche se non c'era nessuna fretta. Avremmo potuto organizzarle più avanti in presenza. Tutto quel rigore è sparito ieri, durante un'assemblea a dir poco incasinata. Ora vedremo l'esito del ricorso".

 

Clementi (Sovere) - "Dalle 9 alle 10.30 solo prove microfoni, eravamo sbigottiti. All'improvviso hanno aperto in seconda convocazione l'assemblea, che a quel punto è stata lineare fino alla votazione del presidente, dove si è verificata la più grossa anomalia, ovvero il mancato rispetto dei 25 minuti di votazione. Il presidente dell'assemblea è stato protagonista di un siparietto con il tecnico informativo che è eloquente sul fallimento della procedura. Pensavamo avessero deciso di far votare tutti, ma alla fine non è stato così. Un pasticcio incredibile, aggravato dalla proclamazione immediata del vincitore. Restano forti dubbi anche sui numeri degli aventi diritto al voto, non c'è stata chiarezza in merito".

 

Pancheri (San Michele Travagliato) - "Non è stata una votazione ma un'Odissea. Attese infinite nella prima parte e dirigenti abbandonati a loro stessi. Durante le votazioni numerosi problemi tecnici, ma la cosa scandalosa è stato il mancato rispetto delle tempistiche. Dai 600 e rotti del 25' siamo passati ai 751 voti raccolti al termine di quasi un'ora di votazioni. Il presidente chiedeva cosa fare a Roma, assurdo. Intanto un centinaio di voti in più hanno condizionato l'esito. Magari avrebbe vinto comunque Tavecchio, ma non c'è stata trasparenza e fluidità. Sono molto deluso".

 

Pedrini (Carpenedolo) - “Lasciamo lavorare chi è competente in merito come è giusto che sia. Ognuno deve fare il proprio mestiere. Siamo in una fase post votazioni molto delicata, che non ci voleva. Le società hanno già subito tanto durante questa pandemia, meritavano trasparenza e competenza. L’Italia è un paese democratico e il sistema di voto utilizzato non lo è stato sia per problemi tecnici sia per errori nella gestione dell’assemblea. Mi auguro vivamente di essere smentito e sarei il primo a chiedere scusa, ma dal momento che le votazioni online sono state eseguite tramite piattaforma certificata, ci sarà chi avrà a disposizione, oltre alla registrazione, tutti i log di sistema che dicono vita, morte e miracoli di un’assemblea che è durata otto ore. Una cosa va detta, ed esula da tutta la votazione toccando il sistema nostro associativo: è una vergogna che su circa 1100 società aventi diritto al voto quelle presenti fossero solamente 751. Questa è la sconfitta più grande. Dove erano tutti gli altri? I diritti per poter dire cosa va o no va vanno fatti valere in queste occasioni, non al bar tra amici. Staremo a vedere, ma è da marzo 2020 che siamo in un incubo nel quale non si vede mai la luce e non è assolutamente facile”.

 

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