Un anno di Covid. Tutti uniti in una partita che non è ancora finita

Redazione

Era il 20 febbraio 2020. L'ospedale di Codogno scopriva il paziente zero facendo scattare in tutta Italia l'allarme Covid-19. Dopo settimane di timori si capirà ben presto che la pandemia è arrivata anche nel nostro Paese e che la Lombardia ne è il drammatico epicentro.

 

E' trascorso esattamente un anno. Dedicammo le prime righe sul tema in seguito al rinvio di una manciata di partite dei dilettanti deciso nella giornata di venerdì 21 febbraio. Un cerchiolino rosso sulle zone limitrofe a Lodi, che nel giro di poche ore si estende a macchia d'olio. Sabato 22 il numero delle partite cancellate dal calendario aumenta a dismisura e domenica il ministro dello sport Spadafora sbarra la porta d'ingresso di tutto il calcio italiano: dalla Serie A ai campi degli oratori. Nel frattempo i contagi conosciuti sono saliti a 76 e le autorità sanitarie registano i primi due decessi.

 

Seguono mesi durissimi, intrisi di dolore e privazioni, paure e morti, troppi morti. I palloni vengono riposti nei magazzini e il calcio va in letargo. Torna a fare capolino in estate, ma solamente ai massimi livelli, in una raffica di partite senza pubblico, asettiche. Ci faremo l'abitudine. Occorrono i verdetti stagionali, che nei dilettanti scaturiscono da classifiche congelate all'ultima gara disputata.

 

Le distanze, inevitabilmente, aumentano. Scopriamo piattaforme web come Zoom e Meet, che ci permettono di restare in contatto e di confrontarci. La delegazione di Brescia guidata da Alberto Pasquali fa tesoro della tecnologia per organizzare meeting settimanali preziosi per condividere le difficoltà, fare gruppo e guardare al futuro.

 

In assenza di gol e abbracci sono decine, se non centinaia, i gesti di solidarietà a scaldare i cuori degli appassionati dello sport più amato. Calciatori di ogni categoria, allenatori e dirigenti si rendono protagonisti di donazioni e iniziative che commuovono. Il primo pensiero di numerose società dilettantistiche è sostenere economicamente gli ospedali bresciani e aiutare le famiglie vittime della crisi economica.

 

Il tramonto dell'estate porta in dote una curva del contagio ormai appiattita e le società sportive provano a uscire dal tunnel. Aderiscono a protocolli complicati, imparano a gestire le sanificazioni degli ambienti e si adoperano nelle misure di tracciabilità e monitoraggio degli atleti. Si riparte anche nei dilettanti, ma solo per una manciata di settimane: la seconda ondata arriva e cancella ogni speranza. Possono proseguire solamente i professionisti e la Serie D, insieme ai campionati giovanili di valenza nazionale. Quelli amatoriali, programmati per ottobre, non vedono nemmeno la luce.

 

La metodologia della quarantena (o lockdown) lascia spazio ad una raffica di decreti più o meno restrittivi, fino all'introduzione delle zone cromatiche stabilite dall'indice Rt: giallo, arancione e rosso. Rispetto ai mesi precedenti il mondo del lavoro (esclusi bar, ristoranti, palestre e piscine) deve andare avanti, idem le scuole, anche se i ragazzi delle superiori sono spesso costretti alla didattica a distanza. Il mondo del pallone si deve accontentare degli allenamenti individuali, senza contatti né partitelle e molte società consentono un ritorno in campo ai loro tesserati in una modalità permessa in zona gialla e arancio.

 

Il neo eletto presidente regionale Carlo Tavecchio (siamo a gennaio) propone una ripartenza dei campionati a marzo, ma la maggioranza delle società dilettantistiche mostra scetticismo e auspica un ritorno all'attività - virus permettendo - da settembre 2021. L'Eccellenza, tuttavia, intravede spiragli di ripresa. Viene richiesto il riconoscimento di interesse nazionale alla Figc e si delinea un nuovo fischio d'inizio grazie all'adesione al protocollo della Serie D, che prevede anche tamponi settimanali per i gruppi squadra. Dalla Promozione alla Terza Categoria, giovanili comprese, invece, si va verso i titoli di coda di un'altra stagione da dimenticare.

 

Arriviamo ai giorni nostri, a un anno esatto dall'esplosione della pandemia, con il Csi che, a sorpresa, potrebbe rompere gli indugi e ufficializzare, nelle prossime ore, il ritorno in campo delle sue squadre dal mese di aprile. Anche in questo caso sarebbe decisivo proprio il riconoscimento di valenza nazionale dei campionati che, dopo una prima fase territoriale, danno accesso a finali regionali e, appunto, nazionali.

 

Nel frattempo il neonato governo Draghi, il terzo in tre anni e mezzo dopo il Conte 1 e 2, mette in cima alla lista delle sue priorità il piano vaccinale, mentre nuove varianti del virus si diffondono in tutto il Paese facendo temere una terza ondata. Dopo un anno la partita più difficile non è ancora finita.