Cigolini, Guanto d'Inverno. "Proverò a trasformarlo in oro. Quarant'anni? Non li sento"

Redazione

Portiere d'inverno con una striscia d'imbattibilità di 615 minuti. Nel girone d'andata Dario Cigolini ha messo tutti in fila abbassando la saracinesca della Pavonese per il lasso di tempo più lungo. Prestazioni e numeri che gli hanno consentito di aggiudicarsi un paio di guanti della linea Uno., partner del premio ideato da Calciobresciano.it.

 

Ennesima soddisfazione di una carriera di rilievo, che sta volgendo verso gli ultimi capitoli ma che è densa di esperienze di rilievo. "Ho iniziato a maneggiare il pallone da bambino, tra scuola e oratorio. Ho voluto subito cimentarmi nel ruolo di portiere: una passione innata", ci racconta Cigolini.

 

Il percorso inizia alla Voluntas, sotto lo sguardo di Roberto Clerici, e prosegue nel Brescia. "Anni meravigliosi, in cui ho incrociato giocatori che hanno fatto carriere importanti: Pirlo, Diana, Bonazzoli, Bono, Baresi. Clerici ci ha insegnato a giocare, ma Andrea apparteneva già ad un altro mondo, era già un fuoriclasse. Ho fatto tutta la trafila, poi dopo la Primavera sono riuscito a ritagliarmi anche qualche spazio in Prima squadra, provando l'emozione di andare in panchina in Serie A".

 

Era il 1997. Sotto la guida di Reja e Materazzi gli occhi del diciassettenne Cigolini si spalancarono all'ingresso in campo al Tardini di Parma e al Manuzzi di Cesena, dove le Rondinelle affrontarono il Napoli. "Senza ombra di dubbio è stato quello l'apice della mia avventura sportiva. Purtroppo a San Siro contro l'Inter finii solamente in tribuna. Fu una partita storica, quella del debutto di Ronaldo e della doppietta di Recoba, che replicò al vantaggio di Hubner. Il Brescia aveva appena preso Cervone. Poi c'erano Zunico e Pavarini come portieri. Stare al loro fianco mi fece crescere parecchio dal punto di vista tecnico".

 

Poi le esperienze in D e C (anche a Montichiari) e sette anni in Svizzera: "Un altro calcio. Lì il pallone non è lo sport nazionale, ma ci sono ottimi giocatori e campionati in crescita". Chiuso il periodo oltreconfine il ritorno tra i dilettanti: Alfianello, Quinzanese, Persico e infine Pavonese Cigolese. "Il calcio è sempre lo stesso a tutti i livelli. Cambia l'impatto del pubblico e la qualità dei giocatori che scendono in campo, ma le dimaniche sono le stesse. Potevo fare di più? Penso di sì, ma va bene così".

 

Anche perché ci sono ancora obiettivi da raggiungere, sebbene il 2020 sia l'anno delle 40 candeline: "Mi sento bene fisicamente e l'entusiasmo non mi manca, quindi vado avanti e non penso all'età per ora. La Pavonese è una bella squadra, con giocatori esperti di livello e giovani interessanti che stanno dando il loro contributo. Il gruppo c'è, ed è unito. Speriamo di fare un grande campionato, ma lo potremo dire solo alla fine. Il Guanto d'Oro? Ci credo perché ho compagni affidabili e un preparatore come Gianluca Cappellini che mi ha tirato a lucido. Chi temo di più? Credo che qualcuno di Terza Categoria possa insidiarmi, ma anche in Prima ci sono portieri da tenere d'occhio. Chi stimo di più tra i miei colleghi? Conosco Violini, si allenava con me a Montichiari ed è tra i migliori nei dilettanti". 

 

 

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