Maldini: "Guardiola ha sfiorato l'Azzurro. Pirlo era l'uomo giusto. Peccato"

“Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo”.

Paolo Maldini, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato con queste parole la sua rinuncia alla Nazionale. “Non si trattava solo di rilanciare solo la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano nella sua totalità ma i patti sono stati rivisti, di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto. Malagò mi aveva detto che avrei scelto il ct, poi le cose sono cambiate”.

Un ruolo che ha sfiorato due figure bresciane: una d’adozione come Pep Guardiola e una autoctona come Andrea Pirlo. “Guardiola è l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo che avremmo portato con il nostro progetto. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto. Ma ha detto no per stanchezza. Viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. È stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli Under 17 in su”.

A quel punto l’ex capitano ha virato sul Maestro di Flero: “Volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello. Tecnicamente quando parlo con Pirlo lo trovo preparatissimo. Accompagnato e sostenuto da un direttore tecnico e da un advisor, sarebbe stato l’allenatore ideale. Del resto, che curriculum avevano gli ultimi due allenatori che hanno vinto il Mondiale, Scaloni e De la Fuente? Se si vede tutto legato all’allenatore che sta in panchina, si guarda all’oggi, mai al domani. E noi veniamo da tre mancate qualificazioni. Pirlo è una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità e i suoi accordi commerciali. Se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli legali”.  

Un grande rammarico. “Per me nel calcio ci sono solo il Milan e la Nazionale. Questo incarico era un sogno, mi porterò dentro il cruccio di non aver potuto realizzare qualcosa di importante per le generazioni future. Avevamo un progetto a lungo termine per il rilancio del calcio italiano, nazionali giovanili comprese. Una visione di ampio respiro su metodologie, corsi allenatori, norme da introdurre nel calcio professionistico e una nuova visione per quello giovanile. Guardiola ci raccontò che anche la rivoluzione di Cruyff in Spagna fu ostacolata, ma dopo i primi due anni in salita il processo entrò nel vivo”.

Qui non è nemmeno potuto iniziare.

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