L'Editoriale: Sodinha, il giocatore dei "se". Ma ha acceso la passione, nonostante tutto. Buona (seconda) vita

“Ricorda che la cosa più triste nella vita è il talento sprecato”. Chissà quante volte Felipe Monteiro Diogo, in arte Sodinha, si sarà sentito ripetere in tono più o meno paterno questa frase dai suoi allenatori, pescata dal copione di “Bronx”, celebre film di Robert De Niro.

Già, il talento, quel valore aggiunto che trasforma la qualità in magia, la normalità in unicità. Col talento ci nasci. Ce l’hai nel dna, per chi ci crede è un dono divino. Non è difficile scoprirlo o valorizzarlo, ma incanalarlo nella giusta direzione. Missione che a Sodinha non è riuscita, complice la sfortuna, la fragilità delle sue ginocchia e una mentalità per nulla parallela allo stile di vita necessario per raccogliere i frutti sperati. E poi c’è la saudade, quella nostalgia di casa mai del tutto sopita.

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