Ciliverghe e Rezzato, la faccia bella della medaglia. Risorse, idee e sacrificio: siano d'esempio per tutti, il testimone del nostro calcio è in mano a loro
Ciliverghe e Rezzato sono la faccia bella del nostro calcio in una stagione amara tra i dilettanti, con le retrocessioni certe di Darfo e Palazzolo oltre a quella probabile (ancora evitabile) del Montichiari. Due successi che non stupiscono. Traggono forza da quello che è mancato drammaticamente alle nostre società più blasonate. Un progetto vincente, costruito in anticipo e con acume, investendo al meglio le risorse esistenti. Abbiamo capito che sarebbero state le due società di riferimento nel 2013-14 quando, mentre le altre big ancora annaspavano e fingevano di puntare sull'austerity per mascherare la carenza di idee, a metà maggio avevano già pianificato il proprio futuro con largo anticipo dopo un'annata senza infamia e senza lode ('Cili' quarto ma senza play off, Rezzato a metà classifica). Il ds Bianchini ci annunciava al telefono, all'ora dell'aperitivo di un sabato sera di metà maggio (quando si vuole lavorare, non esistono i weekend), l'accordo con Maspero per la panchina e l'intesa con Sterilgarda quale nuovo socio che si sarebbe unito all'establishment precedente. Di lì a poco, sarebbero arrivati i primi colpi assestati in modo chirurgico in ogni reparto. Giovani di qualità come Romanini jr, attaccanti da doppia cifra e da rilanciare come Paghera e Bigatti, un centrocampo di qualità e quantità e una difesa rinforzata da Paganotto. A dicembre, dopo l'infortunio di Pedruzzi, l'acquisto di Silvestri è stato la dimostrazione che nulla doveva essere lasciato al caso. Per vincere, funziona così.

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