I 50 anni del Bisonte, il bomber operaio si racconta: "Fumo e grappa? Certo, ma ero più professionista di molti miei compagni. I dilettanti si rivedono in me, ma devono avere la mia fame. Oggi mi rivedo in Belotti"
Si chiama Dario Hübner, "l'unico grande goleador", vi ricordate? La umlaut del cognome, cui tiene molto ("Chiedete a Mauro, il magazziniere del Brescia, ve lo può confermare"), è ereditata dal nonno tedesco trasferitosi a Trieste dove il piccolo Dario, prima di diventare Bisonte, è cresciuto. A Muggia, in provincia, per delimitare già i confini di una carriera vissuta lontano dalle metropoli per scelta. «Il più grande calciatore del nostro Paese, senza grappa e sigarette» (citazione di Gino Corioni) oggi compie 50 anni. Lo festeggerà tutta Italia, piace perché l'attaccante operaio per eccellenza in fabbrica ci è stato  davvero: «Il giorno dopo gli esami di terza media - racconta - iniziai a fare il fabbro. Durò 4 anni, mi allenavo la sera». Ieri lo hanno intervistato tutti i giornalisti locali e nazionali, oggi lo stanno festeggiando gli amici e i compagni di sempre.

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