dal Giornale di Brescia
Non è un colpo di scena, ma nemmeno un passaggio che può lasciare indifferenti. La Procura ha chiesto il fallimento del Brescia calcio di Massimo Cellino con il sostituto procuratore Iacopo Berardi che si è unito all’istanza di liquidazione giudiziale avanzata dall’avvocato Mattia Grassani, consulente esterno per le questioni di diritto sportivo e inserito nella lista dei creditori del club che l’imprenditore sardo la scorsa estate non ha più iscritto acampionatiprofessionistici. In tribunale. Si tratta dell’ennesimo capitolo della storia tra l’uomo di Cagliari e la Leonessa e arriva in un momento in cui l’ex patron vorrebbe ottenere il via libera dal tribunale per un piano di risanamento che gli consentirebbe di evitare il crac.
Per questo ieri davanti al giudice Alessandro Pernigotto è andata in scena la prima udienza per la concessione – chiesta dai professionisti che seguono l’ex presidente delle rondinelle – delle misure protettive, ovvero di una sorta di scudo che impedisca per 120 giorni ai creditori di aggredire il patrimonio della società debitrice. Il giudice ha analizzato il parere dell’esperto nominato dalla Camera di Commercio – un avvocato milanese -incaricato di portare avanti il piano di risanamento. Un progetto che, senza la concessione delle misure protettive, ad oggi non risulta però «ragionevolmente perseguibile» come lo stesso professionista ha messo nero su bianco.
Ma il caso è a un bivio: la Procura chiede il fallimento del Brescia calcio, mentre Cellino – in questi giorni a Brescia dopo essere salito sullo stesso aereo del Cagliari impegnato ieri sera a Cremona – è convinto nell’arco di cinque annidi arrivare a mettere insieme entrate per oltre sei milioni di euro così da saldare i creditori. Il debito complessivo, tra fornitori, tesserati, dipendenti, enti di previdenza, banche, Comune di Brescia e Agenzia delle Entrate, sfiorava a fine luglio i 19 milioni di euro. L’importo proposto per mettere la parola fine ad ogni contenzioso si aggira complessivamente sui 4 milioni e mezzo frutto di una serie di operazioni finanziarie, con l’imprenditore sardo che prima di Natale si sarebbe detto disponibile a finanziare personalmente il piano di risanamento fino ad un milione e 800mila euro, dopo che nel progetto originario si era fermato a 500mila euro.
Ma davanti alla proposta qualcuno ha già manifestato insoddisfazione. Un esempio? Il debito della società sparita dai radar del calcio professionistico nei confronti dell’Agenzia delle Entrate ammonterebbe a quasi nove milioni di euro e l’imprenditore ha proposto il pagamento solo del 10%. Il Fisco ha dato una disponibilità di massima a una trattativa, ma «non a cifre irrisorie» ha scritto in una relazione agli atti. Passato e presente. E sulla strada per evitare il crac c’è anche la trattativa in corso tra Brescia calcio ed Union Brescia confermata dal patron Giuseppe Pasini prima di Natale davanti alle telecamere della trasmissione di Teletutto «Parole di calcio». Sul tavolo ci sono le attrezzature sportive, trofei e diritti d’archivio, ma anche la denominazione «Brescia calcio» e l’utilizzo della «V» sulle maglie oltre alla matricola storica alla quale è collegata la percentuale della cessione dal Milan al Newcastle di Sandro Tonali (da ieri papà del piccolo Leonardo) che ammonta a più di 800mila euro. Nella trattativa tra vecchia e nuova compagine è stato inserito anche il centro sportivo di Torbole, ma tra domanda e offerta a fine dicembre c’era ancor una distanza importante. Su questo fronte però i tempi stringono e sono state fissate le scadenze. Entro fine gennaio Cellino deve rispondere alla manifestazione di interesse presentata da Pasini ed entro fine marzo l’operazione andrebbe conclusa. L’ombra del fallimento del vecchio Brescia però si allarga sempre.
