Sul ricordo di Fulvio Sanna non tramonterà mai il sole. La Pavoniana gli intitola il centro sportivo

Da domenica la Pavoniana ha una medaglia in più sul petto. È stata collocata nel cuore del centro sportivo di via San Donino, incastonata a centrocampo, tra le due panchine, sul muro occidentale. Dietro quei mattoni, ogni sera, il sole tramonta dopo aver illuminato la passione di centinaia di bambini e ragazzi.

“Centro Sportivo Fulvio Sanna” è la scritta blu su sfondo platino che campeggia sotto al logo del club. Sul campo sintetico, nuovo di zecca e colorato dalla sfilata delle formazioni giovanili, c’è un nuovo epicentro: una targa sotto la quale sono stati deposti fiori colorati, bagnati da qualche lacrima. È il ricordo di quel dirigente tuttofare che rappresentava l’anima della Pavo. Un pensiero perenne riconduce a lui e diventa riferimento quotidiano, finalmente tangibile, aiutando a diluire il dolore del distacco.

In prima fila c’è Laura, la figlia di Fulvio, stessi occhi scuri e profondi, velati di emozione: “Sono cresciuta sui campi, accanto a papà. Qui alla Pavoniana ho allenato anch’io i piccoli per cinque anni. Questa giornata è stata molto toccante. L’ho sentito presente. Mi auguro che le squadre della Pavo d’ora in poi trovino tutta quella forza che è mancata da quando lui non c’è più. Credo che dando un’occhiata a quella targa chi indossa questa maglia potrà sempre trovare una motivazione e una spinta dall’animo per dare il massimo. Papà mi ha insegnato che bisogna sempre mettere testa e cuore in ciò che si fa. Auguro a chi calcherà questo campo di farlo con autentica passione per il calcio e senso di appartenenza per la grande famiglia della Pavoniana. Io ci sarò, sono disponibile a dare il mio contributo”.

Al messaggio toccante di Laura Sanna è seguito quello del presidente Umberto Cervati: “Fulvio indossò questa maglia da ragazzo e si sbucciò le ginocchia su questo campo, che all’epoca era in terra battuta. Ha vissuto sulla sua pelle la gioia, la passione e l’amicizia di cui si nutre chi gioca qui, per poi ricoprire altri ruoli, dall’allenatore al direttore. Noi abbiamo apprezzato il grande lavoro che ha fatto. Merita senza dubbio l’intitolazione di questo centro sportivo appena rinnovato”.

Sanna amava ricordare ai ragazzi biancoblù di scendere in campo a testa alta, con un motto eloquente: “Noi siamo la Pavo”. “Essere la Pavo – continua Cervati – significa avvertire un senso di appartenenza e fare propri quei valori tipici dello sport di cui la nostra maglia deve essere sempre la rappresentazione. Ciò che si impara giocando diventa un bagaglio per la vita. Fulvio ci manca molto e spesso viene fuori il suo nome nei nostri discorsi, quindi è ancora in mezzo a noi. È stato un duro colpo, ma ci siamo riorganizzati appoggiandoci su varie figure e diversificando compiti e ruoli. Nel nostro futuro c’è il desiderio di crescere in ambito provinciale e regionale, ma soprattutto la speranza che i nostri ragazzi crescano e costruiscano legami significativi nel segno dell’amicizia”.

Un’amicizia che, nel giorno del nuovo battesimo del centro sportivo, si è respirata a pieni polmoni, in svariate forme. Merito della presenza di allenatori e dirigenti di oggi e di ieri, uniti dal filo della storia e della passione. Da sottolineare anche i sorrisi sinceri portati da uomini e donne di calcio appartenenti ad altre realtà: avversari che hanno voluto ricordare un rivale leale testimoniando la bellezza del movimento calcistico bresciano, spesso capace di dimostrarsi una grande famiglia.

Una giornata significativa, contraddistinta da incontri e pacche sulle spalle, brindisi e commozione. Sullo sfondo una miriade di bambini a correre dietro a un pallone ed un sole che, prima di coricarsi, accarezza con i suoi raggi quella medaglia color platino. Un nome, un volto, un ricordo che non tramonterà mai.

Bruno Forza

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