Gogna: "A Pavone due squadre e un solo cuore"; Gallerini: "A Rezzato vogliamo che il calcio conquisti i giovani"

Nona puntata della nostra rubrica estiva sponsorizzata da Fisioitalia, partner di CalcioBresciano e al fianco delle società sportive nell’ambito della prevenzione, della diagnostica e del recupero degli infortuni.

Il ciclo di interviste prosegue con Giuseppe Gogna della Pavonese Cigolese e Primo Gallerini del Rezzato.

“Ero piccolo. Ho visto rotolare un pallone ed è stata fatta. Ho iniziato con il gioco libero, poi sono entrato a far parte di formazioni giovanili per poi proseguire anche nelle prime squadre. Ancora oggi mi cimento in partitelle con amici attempati. Il calcio è una passione per la vita”, racconta Gogna.

Il percorso dirigenziale, per certi versi, è iniziato quando aveva ancora gli scarpini ai piedi. “Ero calciatore, tra i più esperti della rosa. Il presidente mi chiese di aiutare il direttore sportivo e lo feci con piacere. Al termine della stagione mi affidò la carica di ds e alla prima esperienza vinsi il campionato. Oggi non penso che dinamiche di questo tipo possano verificarsi. Il calcio è cambiato, è molto più professionale. Un tempo c’era più approssimazione, genuinità, anche improvvisazione. Non è più così, nemmeno nei dilettanti”.

Un discorso che calza a pennello con il tema infortuni. “Anche lì occorrono programmazione e professionalità. Nel calcio moderno e con i campi sintetici, piuttosto insidiosi, occorre attrezzarsi. Anche le società più piccole vanno in quella direzione”.

Pazienza, dedizione e passione sono le parole chiave scelte dal direttore sportivo della Pavonese Cigolese. “Credo che siano doti fondamentali. In questo ruolo ritengo che l’aspetto più stimolante sia portare i giovani in prima squadra e farli integrare con gli adulti. Non è facile. Le difficoltà, invece, stanno soprattutto nei rapporti tra le persone. Trovare l’armonia, all’interno di ogni gruppo. Bisogna tenere conto delle esigenze di tutti”.

Gli occhi di Gogna brillano parlando della sua Pavonese Cigolese. “Siamo una società ambiziosa e giovane, perché questo corso è iniziato cinque anni fa con due formazioni che hanno già ottenuto diverse promozioni. La cosa bella è che ogni anno si punta più in alto. Sogno di scalare il più possibile con la Pavonese Cigolese. Con l’altra squadra di Pavone Mella nessuna rivalità. Con il ds Lupi si collabora. Le sue vittorie sono un po’ mie e viceversa, c’è un fantastico connubio. Se lui dovesse salire ancora di categoria sarei il primo ad esserne felice”.

In vista della prossima stagione la squadra ha cambiato volto. “Inevitabile, perché ci sono stati addii rilevanti. Su tutti quello di capitan Salvi, persona eccezionale, come Breda che chiuso il suo percorso da calciatore e Alberti che andrà alla Pavonese di Eccellenza. Abbiamo salutato anche altri ragazzi validissimi, che da noi avevano spazio e andranno a giocare di più. Giusto così”.

La scintilla della passione è scoccata nello stesso modo anche in Primo Gallerini. “È iniziato tutto in oratorio, da bambino. Poi ho fatto il mio percorso da calciatore e una volta terminata l’attività agonistica ho iniziato ad allenare i giovani. Ho ricoperto diversi ruoli, anche in ambito dirigenziale, fino all’incarico di direttore generale che è un po’ il compimento di tutto. Penso che la correttezza sia la prima cosa per operare al meglio nel mio ruolo. Poi occorre un po’ di acume calcistico nel vedere le caratteristiche dei ragazzi in prospettiva futura. A tutto questo aggiungo capacità organizzative e di programmazione. Dove trovo gli stimoli? Doversi migliorare ogni anno è fonte di grandi motivazioni. Noi siamo reduci da una stagione ottima, in cui abbiamo acquisito l’accesso ai regionali con la juniores, vinto il campionato allievi e fatto bene un po’ in tutte le categorie. Gli aspetti più spinosi? I rapporti con i genitori. Ogni problematica è sempre superabile, ci mancherebbe, ma può succedere che si presentino situazioni complesse”.

In tribuna, invece, massima serenità: “Sentivo la partita molto di più da allenatore. Ora la vivo diversamente, con un altro spirito e meno emotività. Noi puntiamo molto sulla qualità degli allenatori. Sono loro le figure chiave per far sbocciare talenti. Il loro lavoro è fondamentale anche per prevenire gli infortuni. Poi servono fisioterapisti ed uno staff medico capace di occuparsi dei tempi di recupero, possibilmente accorciandoli”.

L’analisi sull’evoluzione del calcio è emozionante. “Questo sport cambiato molto negli ultimi 15-20 anni. Ai miei tempi era l’unico divertimento, si dava tutto per il pallone e giocavamo praticamente tutti. Oggi invece i ragazzi vanno conquistati, bisogna insistere per portarli in campo. È un peccato, perché le alternative che hanno a disposizione non sono certamente all’altezza del calcio. Il mio sogno? Il mio sogno è coerente con ciò che ho appena detto: voglio rimanere nel calcio il più a lungo possibile perché mi diverto davvero tanto”.

Bruno Forza

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