Pasquali: "Non potendo correre da solo, ho scelto Pedrazzini. Delegazioni da potenziare"

Tra poche ore le società bresciane e lombarde si troveranno in rete per votare il prossimo presidente del Comitato Regionale Lombardia ed il suo consiglio. Dopo aver accolto le considerazioni di Giulio Rossi, in quota Valentina Battistini, la redazione ha aperto il microfono ad Alberto Pasquali. Già presidente del comitato provinciale, avversario di Carlo Tavecchio nel 2021 (lista in cui comparivano uniti entrambi i candidati a queste elezioni) e di Sergio Pedrazzini nel 2023, oggi corre proprio con Pedrazzini, chiedendo un ruolo importante in caso di vittoria.

 

 

Pur essendo la notte prima dell’esame, non traspare agitazione dal suo solito pacato tono di voce: “Un conto è quando sei candidato presidente, da candidato consigliere sono tranquillo. Spiace solo una cosa di questa campagna elettorale, cioè gli attacchi personali della lista avversaria, un modo di fare che non mi è mai appartenuto. Non parlo di Giulio Rossi, ma della candidata Battistini. Se se lo evitava era meglio”.

Il 14 settembre il primo tentativo di elezione era naufragato. “Là ero stato un osservatore esterno. Mi aveva chiesto la Battistini di entrare con lei, ma io fin dal precedente febbraio stavo pensando di fare una mia lista. Purtroppo con l’attuale sistema elettorale è impossibile portare 3 candidati. Guardandola da fuori, la votazione ha detto una cosa chiara: ha vinto Pedrazzini, ma con una lista che presentava problemi. Sinceramente ero convinto trovassero un accordo tra gli eletti, unendo Pedrazzini presidente ed i consiglieri schierati con la Battistini. Lei, essendo l’unica non eletta del suo gruppo, aveva interesse ad andare a voto. Passava il tempo e pensavo riuscissero a spianare le divergenze. Non è stato così”.

A quel punto arriva la telefonata di Pedrazzini. “Stefano Facchi non aveva intenzione di riproporsi. La Battistini mi chiese di accettare di andare con lei a scatola chiusa, senza programmi e senza squadra. Con Pedrazzini è stato diverso. Abbiamo parlato di contenuti, di programma, di cosa volessi fare io. Come dicevo, io avevo un programma già pronto per una mia lista, quindi avevo le idee chiare. La differenza sta anche in chi ha esperienza di gestione e chi si affaccia per la prima volta. Usciamo da un periodo caotico, di Covid e Riforma dello Sport, perciò serve continuità. Poi forse chi mi chiede il perché del mio sì a questa lista non si ricorda che Battistini e Pedrazzini erano grandi alleati; Battistini fece campagna elettorale per Tavecchio nel 2021, lei ottenne il maggior numero di preferenze e reclamò la vicepresidenza, d’altra parte era Tavecchio a decidere e scelse Pedrazzini. La rivoluzione di cui parlano ora forse si sarebbe dovuta fare allora”.

Giochi di ruolo tipici della politica, ma la domanda sul suo passo in direzione dell’acerrimo avversario di soli due anni fa è lecita. “Il motivo è semplice e chiaro: non potevo fare una terza lista, quindi ho dovuto scegliere tra l’uno e l’altra. Il sistema ti obbliga a dire che il terzo incomodo deve trovare accordo con una delle due parti. Ho scelto chi ha condiviso con me contenuti e ruoli. Attenzione, per ruoli non intendo poltrone, ma compiti. Ho chiesto la delega alle delegazioni e l’istruzione alla formazione delle società all’interno delle delegazioni. Un compito gravoso, che porta a un contatto costante con società e componenti federali. Ho proposto una linea sulla scorta di 14 anni di esperienza in delegazione, sapendo bene come funziona. Per quanto riguarda i corsi allenatori sono stato presidente dell’AIAC e solo durante il Covid ho fatto lezioni a 1.200 tecnici. In questo senso bisogna rivedere le modalità di accesso e lo sviluppo dei programmi. E poi c’è l’attività di base, i più piccoli, la cura sia nel loro sviluppo sia nel loro impatto sulle società. Insomma, un ruolo tecnico e pratico”.

Per molti la partita di domattina è già chiusa, in favore Battistini. “Pensiero che deriva dalla lettura delle designazioni (una sorta di fiducia rilasciata dalle società prima del voto, che vede la sfidante avanti nettamente nei numeri, ndr). Nel 2021 noi presentammo molte più designazioni della lista Tavecchio, poi tutto si risolse in un testa a testa e sappiamo come andò. La designazione non equivale a un voto, anzi, sarebbe ora di cambiare metodo, soprattutto nella modalità di raccolta, che ora mette in difficoltà le società. Dipenderà molto anche dall’affluenza alle urne.

La scelta a livello regionale influenzerà inevitabilmente anche il comitato provinciale. “Una delle cose che ho chiesto in questo periodo è il gradimento delle società e francamente ho rilevato situazioni favorevoli e meno favorevoli, come di norma. Ora le delegazioni vanno supportate, aiutate, per ottimizzare il loro lavoro. La prima cosa è dare gli strumenti alle delegazioni perché diano il meglio alle società. Un ausilio di servizio. Quando io sento, e non riguarda solo Brescia, che la controparte attacca persone che hanno dedicato la loro vita per un sacco di anni alle delegazioni sotto forma di volontariato, volendo metterle da parte come fossero causa di tutti i mali, lo trovo scorretto. Ho letto in queste persone la frustrazione di essere attaccate ed essere considerate inadatte. Le delegazioni vanno potenziate, non prese a calci nel sedere.

 

Matteo Carone

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