Matteo Pasotti: "Il calcio è passione, soprattutto nei dilettanti. La mia fortuna? Genitori che mi hanno lasciato libero"

“Il calcio dilettantistico per me è soprattutto passione. Ho vissuto sulla mia pelle le atmosfere di tutte le categorie, dalla Serie D alla Seconda categoria. Mi manca solo la Terza. Più si scende e più emerge la passione autentica, quella più aderente allo spirito del calcio. La stragrande maggioranza degli amici che ho viene dal mondo del calcio e in quest’ottica questo sport assume per me un significato speciale”.

Matteo Pasotti, centrocampista classe ’98 appena passato dal Gambara all’Atletico Castiglione, descrive così quello che ritiene essere il senso profondo dello sport al quale ha dedicato la sua vita. “La scintilla è scoccata intorno ai cinque anni, ma non è stato il primo sport che ho praticato perché fino agli 8 anni mi sono dedicato al nuoto. Non era la mia strada. Con il pallone è stato amore a prima vista. La figura di mio padre e le numerose partite viste in televisione hanno certamente inciso”.

Il poster in camera era quello di Del Piero. “Da buon juventino era inevitabile. È stato un idolo e una fonte d’ispirazione, anche se io gioco più indietro. Ho sempre cercato di ispirarmi a quella vocazione alla tecnica e alla qualità che vedevo in lui. Credo che il mio ruolo ideale sia quello di playmaker. Posso farlo sia da regista basso in un terzetto di centrocampisti centrali sia in coppia in un 4-4-2. Dopo il passaggio in bianconero ho ammirato uno dei migliori esponenti del ruolo: Andrea Pirlo. Tra gli Azzurri ho visto fare buone cose a Verratti, oggi c’è un impoverimento. L’unico con quelle caratteristiche potrebbe essere Ricci. Sul palcoscenico internazionale il giocatore che mi entusiasma di più è Pedri”.

Pasotti è partito dall’alto, debuttando in Serie D giovanissimo, poi una lenta discesa, ma senza rimpianti: Non mi rimprovero niente, nel senso che sono soddisfatto del percorso che ho fatto e oggi sono felice in ogni ambito della mia vita. Vengo da una famiglia umile, che non mi ha mai spinto né messo sotto pressione. I miei genitori mi hanno sempre fatto tenere i piedi per terra, lasciandomi libero. Sono stato fortunato. Certo, quando sei in Serie D un pensiero al professionismo è inevitabile, ma ho comunque vissuto belle esperienze nel calcio e mi sento realizzato nel mio lavoro”.

La professione è quella di commerciale per Imbal Line, partner di CalcioBresciano. “Seguo le aree Veneto e Trentino oltre a un pezzetto della nostra provincia, quello tra Valtrompia, Valsabbia e Lago di Garda. Questo lavoro mi consente di combinare perfettamente la vita professionale e quella sportiva. Imbal Line è una squadra fantastica, grandi meriti vanno a Lorenzo e Giuseppe Boletti, che l’hanno plasmata. Nell’area commerciale siamo tutti calciatori dilettanti, quindi ci capiamo e parliamo sempre di pallone. Si respira una bella atmosfera”. 

Un sistema aperto, dinamico, come quelli in cui Pasotti ama esprimersi sul terreno di gioco. “Mi trovo bene dove c’è da imparare e dove non mancano gli stimoli. Apprezzo molto gli allenatori capaci di andare oltre moduli predefiniti, arricchiti da rotazioni e duttilità, dove si vada oltre schematizzazioni rigide. Mi piace non dare punti di riferimento agli avversari”.

A Gambara è accaduto proprio questo. “L’anno scorso è andata così ed è stata una bella stagione, entusiasmante. Quest’anno, invece, abbiamo incontrato delle difficoltà. Il cambio di allenatore, poi, ha ristretto gli spazi a mia disposizione. Non ero tenuto in considerazione, quindi ho accettato con entusiasmo la proposta dell’Atletico Castiglione, una realtà più vicina a casa e zeppa di amici. L’obiettivo è salire in Prima Categoria. Siamo a -4 dalla vetta, quindi è tutto aperto. Ci proveremo”.

Questo sport, nel frattempo, continua a garantire lo sviluppo di competenze che vanno oltre il rettangolo verde. “Stando all’interno di un gruppo e relazionandosi con persone di ogni età si finisce per crescere e maturare. Le interazioni personali insegnano molto. Un bravo commerciale, a mio parere, deve saper ascoltare e entrare in empatia con chi ha di fronte. L’onestà è fondamentale e ripaga sempre”.

A 27 anni è tempo di graduali metamorfosi: “Calcisticamente non sono né giovane né vecchio. Voglio continuare su questa strada e giocare il più a lungo possibile garantendo continuità al mio percorso lavorativo. Non mi pongo grandi obiettivi, non guardo troppo lontano, preferisco dare il meglio giorno dopo giorno“.

Bruno Forza

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