Fischio finale: cosa ci ha lasciato la notte degli Oscar del CalcioBresciano 2022

Difficile mettere ordine, dare una struttura, ad un evento unico nell’insieme ma molto complesso nelle sue parti. Impossibile raccontarlo senza perdersi, senza tralasciare qualcosa. Si può tentare di trovare una linea guida, una chiave di lettura che riannodi fili che, se presi singolarmente, parrebbero slegati. Le emozioni ci aiutano, forse, a sintetizzare. Non certo a semplificare, ma ad estrarre una manciata di idee e sensazioni sì. Come match analyst di fronte alla partita più sentita dell’anno, andiamo semplicemente a chiederci: cosa ci ha lasciato la notte degli Oscar del CalcioBresciano 2022?

[Disclaimer: ci ha sicuramente lasciato tantissime immagini fotografiche. I fotografi stanno per terminare il taglia e cuci: a breve saranno online].

 

PREPARAZIONE TECNICO-TATTICA

Quando la redazione di CalcioBresciano.it si riunì ad inizio 2022 per porre le basi all’evento, erano passati due anni e mezzo dall’ultimo Oscar. Il capitano era sempre quello, ma il mercato aveva portato cambiamenti in rosa, in particolare tra i nuovi acquisti. Il progetto tecnico rivelava tre orizzonti: organizzare un evento che facesse da compendio alla stagione in corso, poggiandosi sui contenuti originali creati sul sito, ma riconoscendo agli stessi protagonisti del calcio dilettantistico la possibilità di incidere in prima linea sui risultati; ricreare attorno al movimento l’entusiasmo ed il senso di appartenenza alla famiglia del calcio bresciano che poteva essersi sopito lungo le due sofferte stagioni intaccate dalla pandemia, provando a coinvolgere davvero ogni capillare di questo sistema circolatorio provinciale; alzare l’asticella sotto ogni aspetto: quantitativo e qualitativo, del quadro e della cornice, dell’occhio e del cuore.

 

RISCALDAMENTO PRE-PARTITA

Dopo una settimana passata a gestire le ultime urgenze logistiche, trovare un posto agli ultimi invitati e ripetersi fino allo sfinimento il piano gara, ecco arrivare il 19 settembre. Sul campo di gioco eletto del Relais Franciacorta di Corte Franca, la tensione aumenta con l’avvicinarsi delle 19.00, orario d’apertura dei cancelli. Quella cosa dell’attesa e del piacere forse si è un po’ inflazionata tra pubblicità in tv e meme sui social, ma rimane densa di significato. I primi a varcare la soglia sono mamma e papà Superti assieme al figlio Stefano, candidato al premio Under. Sono le 18.30 e stavolta viene in mente un passaggio di Sei un mito degli 883, quando lui si accorge di essere sotto casa della bella uscente in largo anticipo. Da G. E. Lessing a M. Pezzali è un attimo. Ci si allaccia le scarpe e si entra in scena.

 

L’APPELLO

Per mesi si è pensato se ridurre o meno il numero di premi da consegnare. Dopo aver giurato un taglio netto, si è deciso di far fallire la promessa, rimanendo appena sotto la soglia psicologica dei 50 (49). Il motivo è semplice: l’inclusività, tutti meritano menzione. Gli spazi per accogliere un ingresso libero non ci sono, non ancora perlomeno; ci sono invece quasi 250 sedie per farne accomodare una larga rappresentanza. Ecco quindi che, di fronte ai direttori di gara, si vedono transitare decine di persone, tutte perfettamente a fuoco rispetto all’evento.

Ciò che colpisce è l’eterogeneità. Davanti al buffet di aperitivo, così come davanti al microfono delle interviste video, passano personalità di ogni genere, età, estrazione sociale, forma mentis. Dal bomber dei Giovanissimi che sogna l’esordio in prima squadra al direttore sportivo con quarant’anni di associazionismo sportivo. Tante generazioni che si specchiano e si riconoscono appartenenti allo stesso contesto. L’Oscar porta dentro la passione di tutti.

 

PRIMO TEMPO

I primi minuti sono quelli dei codici. Il piano gara è definito, le uscite da dietro memorizzate al centimetro, le coperture preventive impeccabili, gli scaglionamenti puntuali. Ciò che dice la lavagnetta del mister si fa, anche perché le regole aiutano a mitigare la tensione del match che ha una posta alta in palio.

Ormai le squadre si conoscono vincendevolmente in maniera approfondita, ma c’è sempre qualche elemento destinato a riservare sorprese, a scombinare i piani. E non è necessariamente un male, fa parte del gioco. Con l’inoltrarsi della frazione si prende fiducia e, tra i tavoli imbanditi dell’aperitivo, cominciano a svilupparsi azioni degne di nota. Il premio ai capocannonieri sblocca il risultato, rompendo il ghiaccio e l’ingessatura dell’etichetta, coadiuvato dai calici di Franciacorta.

In un attimo il salotto all’aperto diventa occasione imperdibile per immaginare future sinergie ed approcciarne la realizzazione. Materia da sponsor, certo, ma anche le istituzioni sanno fare sistema, mescolare le competenze. Stefano Facchi, delegato provinciale LND, Andrea Fedrizzi, presidente AIAC Brescia, ed Alessandro Lo Cicero, presidente AIA Brescia, sono tra gli intercettatori più attivi. Una volta agganciata la potenziale collaborazione, c’è un’intera cena per intavolare prospettive e discuterne confini. Coda di calciomercato inclusa? Perché no. L’Oscar è spazio d’incontro privilegiato.

 

SECONDO TEMPO

La partita è ormai entrata nel vivo. La coppia di registi Luca Bertelli-Lucia Orto fa girare i riconoscimenti previsti, statuette e stelle, tirando fuori qualcosa di personale da ogni ospite o premiato. I calciatori che si leggono su distinte, siti e giornali, i cognomi che si contano nei tabellini marcatori, i visi che si intravedono dagli scatti dei fotografi durante lo sforzo della partita devono superare il salto del cambio di contesto, che rilascia un certo straniamento. Una volta rimessi i piedi a terra, però, se si è bravi si può rompere la barriera di cristallo della riservatezza e, con rispetto, conoscere qualcosa in più dell’uomo, per poi capire meglio il calciatore-allenatore-dirigente. Capita con tantissimi dei presenti. Non con tutti, com’è giusto che sia.

Se il primo tempo dei riferimenti concordati va appannaggio dei riconoscimenti già decisi (da redazione, dati statistici o votazioni pubbliche sui social), il secondo mette pienamente i protagonisti al centro, liberi di interpretare i propri pensieri. CalcioBresciano.it ne ha sempre fatto un tratto distintivo e, osservando i feedback, gli interessati hanno sempre apprezzato. Essere votati dai colleghi ha un peso specifico enormemente più rilevante. Essere scelti dall’interno rilascia soddisfazione esponenziale.

 

MINUTI DI RECUPERO

Sono le 23 passate e l’arbitro ha il fischietto in bocca. È in questi momenti che solitamente il cuore e la mente corrono in soccorso delle gambe, stremate. Non so se vi sia mai capitato di guardare una partita qualsiasi di Dimitri Bisoli, capitano del Brescia, figlio d’arte di un ex Brescia già compagno di Baggio alle rondinelle dei primissimi 2000. Se sì, non farete fatica a capire il concetto di cui sopra.

Dimitri è l’ospite d’onore della serata, non ce ne vogliano gli altri. Non tanto perché tesserato della squadra più importante (per storia e meriti sportivi) e rappresentativa della provincia. Quanto per ciò che rappresenta e il modo con cui lo rappresenta. Il suo esserci, il suo farsi vicino alla realtà dilettantistica che è sua concittadina solo d’adozione, non era dovuto, non era scontato. Tutt’altro, è voluto, è incisivo. Il premio speciale di miglior giocatore professionista della stagione si spiega sconfinando le linee bianche del campo. La gente gli riconosce da tempo uno spirito ed un’umiltà che aiuta a far pace con un mondo, quello dei pro, che ci appare spesso troppo distante e distaccato, quasi insensibile. Cuore e mente, ben oltre il novantesimo.

La struttura piramidale di scelta dei premi ha il suo vertice nell’incoronazione del miglior giocatore assoluto. Ogni candidato, originariamente scelto dai colleghi, vota a sua volta il miglior calciatore dilettante tra i premiati di serata. Qui le categorie non contano, la possibilità è trasversale. Sono le 23 passate quando arriva il responso ed il direttore può sancire la vittoria di Carmine Marrazzo. La sala applaude, non può che condividere, perché quella scelta è sua. Triplice fischio.

 

PREMIAZIONI

Tra le tante dichiarazioni raccolte a premio ricevuto, in alternativa a fisiologiche frasi di circostanza, si intercettano emozioni sincere. “Quando scendo in campo mi sento felice come un bambino e serate come questa mi fanno emozionare come un bambino”, confessa il quarantenne vincitore assoluto mentre stringe tra le mani i tre trofei raccolti e tiene il piede sopra il pallone, miglior amico per sempre.

Il momento del successo porta ad uno stato psicologico delicato e sensibile che va trattato coi guanti. Il calcio non è solo calcio e ci si accorge di questo semplicemente ascoltando. Tantissime le dediche: alle mogli (in tanti casi presenti), perché il calcio macina tempo alla vita privata, quindi anche alla famiglia; a padri e madri, i primi accompagnatori in gioventù, rimasti primi tifosi col passare delle stagioni; a chi non c’è più, persone importanti perse per strada, che ricompaiono quando i chakra si aprono; a preparatori, staff, magazzinieri, compagni di viaggio che rimangono spesso in secondo piano. Mentre si scollina l’apice del climax, gli applausi scemano d’intensità e si alza una lieve musica di sottofondo che accompagna i presenti all’uscita. Non è quella della Champions, ma lascia lo stesso un sorriso sul volto.

 

POST PARTITA

Tranquilli, nessuno è salito su macchine della concorrenza nel parcheggio dello stadio un minuto dopo aver alzato la coppa. La prossima sfida è già iniziata, c’è un ecosistema che respira sotto i nostri occhi che vogliamo continuare a raccontare, fino ai prossimi Oscar. Senza di voi, senza i nostri lettori, semplicemente non esisteremmo, ogni parola battuta al pc perderebbe di senso. Ecco perché siamo tornati immediatamente al desk: lavoriamo per difendere e rilanciare la vostra fiducia nei nostri confronti. È lo sport più bello del mondo.

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