Torino-Feralpisalò 2-1, le pagelle: Pizzignacco da Serie A, granata anima balcanica

Il Torino batte la Feralpisalò per 2-1 nel primo turno di Coppa Italia Frecciarossa, grazie alle reti di Vojvoda e Ilic, che ribaltano il vantaggio ospite di Di Molfetta. Diamo i voti alle prestazioni degli uomini dei mister Juric e Vecchi, scegliendo anche i migliori in campo di squadra ed assoluto.

 

 

TORINO

Milinkovic-Savic 5.5 – Il destro a giro di Di Molfetta non si prende, ma era anche l’unica chiamata all’azione della serata.

Schuurs 7 – Giocatore totale, listato come difensore centrale.

Buongiorno 6.5 – Da perno della difesa si occupa bene di La Mantia.

Rodriguez 6 – Potrebbe essere più incisivo nell’accompagnamento dell’azione e nel buttare dentro parabole mancine, ma fa il suo.

Dall’89’ Singo s.v.

Bellanova 6 – Altissimo a sostegno dell’azione, spina nel fianco, ma anche in parte colpevole nel gol subito e sicuramente colpevole nell’occasione più nitida e semplice della gara. La media è la sufficienza.

Dal 78′ Bayeye s.v.

Ricci 7 – Dominatore del gioco in ogni fase, anche se pure lui esita nell’accorciare Di Molfetta sul gol. Una delle vittime della serata super di Pizzignacco.

Dal 78′ Tameze s.v.

Ilic 7 – Meno appariscente del compagno di reparto, ma entra in entrambe le reti. Nella prima recupera palla e la consegna a Radonjic (che fa il resto); nel secondo si mette in proprio e dimostra di avere anche il destro.

Vojvoda 7 – Gol e assist, mica male.

Vlasic 5.5 – Prende una traversa inserendosi di testa, non la specialità della casa. Resta il meno proficuo dei suoi.

Radonjic 7.5 – Nel primo tempo manda in gol Vojvoda con un tacco in veronica da ballerino, nel secondo fa lo stesso con Sanabria, attraverso un velo visionario. Non è un giocatore sempre acceso, ma quando si accende ha pochi eguali.

Dal 64′ Verdi 6 – Mette un paio di buoni palloni al centro. Non spacca la gara.

Sanabria 5.5 – Le cose più belle le fa di sponda. Ma è il terminale offensivo dei suoi, deve per forza concretizzare meglio, anche perché non sempre gli capiteranno così tante occasioni.

Dall’89’ Pellegri s.v.

All. Juric 7 – Prova di maturità del suo Torino (aggettivo possessivo mai così pertinente come quando si scrive di squadre in mano all’allenatore croato) in una serata che stava prendendo le pieghe di “una di quelle serate”. Quelle dove tutto quello che potrebbe andare storto va storto. Ma Ivan è un determinista, anche il destino avverso si può piegare. Lui lo piega trasmettendo alla squadra l’input di continuare a battere il ferro, con insistenza e sempre maggior intensità. Lo piega anche con i cambi. Ti aspetti che tolga Ilic quando sceglie Tameze, perché Ricci è più in partita. E invece toglie Ricci. Gol decisivo di Ilic. Che dire, bravo.

 

FERALPISALÒ

Pizzignacco 8.5 (mvp) – Prende due gol da due jolly avversari, il resto (12 tiri del Torino verso il suo specchio) lo para tutto. D’istinto, di posizione, di tecnica, in uscita. Sereno nel trattamento palla coi piedi, nel quale si dimostra pulito. Fa bella figura in diretta nazionale in chiaro. Ora tutta l’Italia sa chi sia.

Bergonzi 6.5 – Non ha possibilità di spingere, allora fa il suo dietro, anche con preziose diagonali.

Ceppitelli 6 – Sgomita con Sanabria, dà esperienza al reparto. Lui partite di questo lignaggio le ha già giocate.

Bacchetti 6.5 – Pronto per gli straordinari ai quali una squadra di Serie A costringe.

Martella 6.5 – Attento dietro, decisivo davanti: la sua sovrapposizione a Di Molfetta confonde la coppia Bellanova-Ricci e determina lo spazio utile al 10 per prendere la mira e piazzare il momentaneo vantaggio.

Carraro 6 – Il giocatore che soffre di più il tipo di gara richiesta. Lascia da parte la regia perché il pallone ce l’hanno sempre gli altri, quindi cerca di schermare il centro della difesa. Un paio di aperture a tutto campo ricordano a tutti le sue qualità.

Dall’84’ Musatti s.v.

Compagnon 6 – Dovrebbe dare imprevedibilità rientrando dalla destra verso il centro, la verità è che la palla non la vede quasi mai, così come i compagni. Ma per rientrare rientra: in difesa, a seguire le sortite di Vojvoda, sfiancandosi.

Dal 64′ Felici 6 – Si impegna a garantire gli standard di chi sostituisce.

Hergheligiu 6 – Trevisani non pronuncia mai il suo nome, forse perché spaventato dalle “h”. Eppure di occasioni per rischiarla ce ne sarebbero, perché è tra i salodiani a toccare più palloni. Corre dappertutto, ma con la palla sceglie giocate elementari.

Di Molfetta 7 – Resta negli occhi il tiraggir’ del sogno accarezzato, momento che potrà raccontare ai nipotini. Il gesto tecnico gli consegna fiducia, che diventa personalità, che diventa giocate. Non cento, alcune, comunque degne di nota. In tutto ciò, fa lui il lavoro alla Compagnon rientrando su Bellanova e sgravando Guerra. Umile.

Dall’84’ Tonetto s.v.

Guerra 5.5 – Il più sacrificato della serata. Parte largo, non riceve, non riesce a recuperare, nonostante ci metta la solita voglia. Soffre la posizione, cerca spazio verso il centro, nulla di fatto. Viene dato come partente, ma Vecchi continua a puntare su di lui.

Dal 77′ Balestrero s.v.

La Mantia 6 – Si batte e si sbatte per far reparto da solo, cercando di non essere mangiato dalla difesa ultra aggressiva dei granata, in primis del suo curatore, Buongiorno. Ci riesce abbastanza, a dir la verità. Riceve e fa salire, giocando facile in scarico. Si affievolisce col passare dei minuti.

Sau 5.5 – Altro giocatore che ha già respirato quest’aria rarefatta. Entra con caratteristiche totalmente differenti dal La Mantia che va a sostituire, ma non si riesce ad imbastire alcun attacco allo spazio.

All. Vecchi 6 – Lo spirito c’è (lo sottolinea anche nel post partita ai microfoni), e lì la sua mano si vede. La si vede anche nell’organizzazione tattica. Va detto che i suoi non paiono avere soluzioni strutturate per poter ovviare al problema del gioco, stabilmente e totalmente in mano agli avversari. Stavolta ci si deve aggiornare, magari alla prossima si vedrà una Feralpisalò più coraggiosa, con soluzioni diverse. Ad ogni modo poco da dire, avversario proibitivo.

 

Matteo Carone

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