CBS Analysis - Mantova-Giana Erminio, Re Davide e zona di rifinitura

Due anni fa fu il Südtirol, l’anno scorso la Feralpisalò, quest’anno tutto fa pensare al Mantova. Il girone A di Lega Pro non smette di presentare casi particolari che ai meno attenti possono sembrare sorprese. Come sempre, dietro a grandi risultati c’è un grande lavoro nel profondo dell’ambiente interno, a partire da società, strutture a disposizione, organizzazione, serietà, fino ad arrivare al campo, ai calciatori e alle idee degli allenatori. Ecco, su questo ultimo punto i virgiliani stanno dimostrando di avere una marcia in più. Merito di un tecnico descritto come un predestinato, arrivato al Mantova pensando di dover fare la Serie D e che invece sta salendo con l’ascensore in B. Un allenatore preparato che sa vincere e far divertire, anche nella nebbia. Ma che, soprattutto, sta convincendo i propri ragazzi a giocare un calcio coraggioso ed appagante.

A lui e alla sua squadra (nella quale sguazza anche il bresciano Galuppini) è dedicata la seconda puntata di CBS Analysis.

 

 

[Relazioni precedenti: Feralpisalò-Catanzaro]

 


 

RELAZIONE MANTOVA (VS GIANA ERMINIO 2-0) – 23ª giornata Serie C 2023-2024

 

SISTEMA

Sistema basico: 4-3-3.

Sistema difensivo: 4-2-3-1.

Sistema offensivo: 1-3-2-4-1.

 

PREMESSA

Prima di parlare del Mantova è doveroso fare una rapida premessa su quello che è l’allenatore Davide Possanzini, in grado di portare una squadra che inizialmente non doveva nemmeno partecipare al campionato di Lega Pro – vista la retrocessione sul campo della stagione precedente, con conseguente ripescaggio dopo la rinuncia del Pordenone – ad essere una delle attuali squadre più divertenti d’Italia.

Re Davide muove i primi passi da allenatore quasi in maniera naturale a Brescia, allenando prima gli Allievi nazionali B, poi la Primavera. Successivamente inizia lo stretto rapporto con Roberto De Zerbi a Foggia, Palermo, Benevento e Sassuolo. Segue il tecnico bresciano anche in terra estera, allo Shakhtar Donetsk: vinceranno una Supercoppa ucraina nel 2021. Lo scoppio della guerra lo costringerà al rientro in Italia, con la breve “nuova” parentesi al Brescia, dove Cellino prima lo sceglierà per la prima squadra, poi lo esonererà dopo solo due partite.

Nasce qui la possibilità Mantova con il nuovo corso societario del presidente e socio di maggioranza Filippo Piccoli, e del direttore tecnico Christian Botturi, altra conoscenza bresciana (responsabile del settore giovanile della Voluntas Montichiari e del Brescia Calcio, per il quale è stato anche, brevemente, direttore sportivo).

 

COSTRUZIONE

Il Mantova offre due soluzioni relativamente alla fase di costruzione.

La prima è una costruzione 3+1 in cui è Burrai, il capitano, a svolgere il ruolo di mediano. La linea difensiva ruota dando la possibilità a Radaelli di alzarsi guadagnando campo verticalmente.

 

Costruzione 3+1. La nebbia della Bassa padana non aiuta…

 

Con questo tipo di disposizione non è solo il terzino a prendere metri ma anche le due mezzali, che possono coprire il ruolo di vertice alto dei due rombi createsi tra difensore centrale, braccetto, mediano e appunto mezzala. La creazione di rombi e triangoli ed il concetto di vertice e scarico laterale vengono riportati in svariate soluzioni proposte dalla squadra biancorossa, sia in fase di costruzione che nella ricerca della rifinitura.

L’alternativa è invece una costruzione 3+2 in cui Burrai viene affiancato da una mezzala. Con questa soluzione viene data la possibilità a Festa, estremo difensore, di cercare un tracciante diretto verso Mensah (attaccante), abile nella copertura del pallone, con l’obiettivo di poter scaricare verso una mezzala che può poi giocare fronte porta con palla scoperta.

Non mancano le rotazioni anche all’interno dello spazio che viene creato dai centrocampisti. Succede non raramente che, su un giropalla veloce, la funzione di playmaker venga svolta da Muroni, mentre Burrai, fuori linea, va in maniera naturale ad occupare la zona del braccetto. Questo concetto di fluidità è sicuramente la caratteristica che contraddistingue l’identità del Mantova.

 

Il mediano Burrai non è ancorato a una posizione fissa: qui ruota in ampiezza.

 

Uno dei risultati di questo connotato è il numero di passaggi effettuato mediamente dalla squadra di Possanzini: 625, con la media del campionato che è di circa 446; ulteriore conseguenza è il numero medio di tiri, 14,3, mentre la media della categoria si attesta sugli 11,2.

A questo concetto si collega la presenza di Galuppini. A livello di sistema sembra occupare la zona di esterno alto sinistro, mentre in fase di possesso lascia completamente la fascia a Radaelli, entrando all’interno del campo.
È il giocatore che spariglia spesso le carte, perché in grado di leggere gli spazi presenti in rifinitura ed attaccarli con qualità e nei tempi corretti.

 

Il bresciano Galuppini si accentra e si abbassa, partecipando alla costruzione.

 

Ricercata è inoltre la giocata sul terzo uomo quando la pressione avversaria viene effettuata in maniera ordinata ed energica: il braccetto appoggia sul mediano, che con un solo tocco apre palla sul lato cieco in cui viene meno la pressione e dove si può ricominciare ad impostare senza forzare.

 

La palla è trasmessa al mediano nonostante sia pressato forte alle spalle: la soluzione è nello scarico a muro al terzo uomo, smarcato.

 

Ci sono due ulteriori dettagli che sono da approfondire in quanto danno l’idea di quanto poco sia lasciato al caso e che fanno capire la ricerca della miglior soluzione anche su dinamiche che spesso non vengono considerate.

Il primo focus va sull’utilizzo della suola da parte della linea difensiva – carattestica comune al Sassuolo di De Zerbi – con l’obiettivo di invogliare la pressione avversaria forzandola e indirizzandola dove meglio preferisce la squadra in possesso, ma anche dando, come sottolineato più volte dal tecnico del Brighton, la possibilità del “controllo totale” della sfera, che può essere orientata facilmente tanto a destra quanto a sinistra, in avanti o indietro (più possibilità per il possessore, meno riferimenti per il pressatore).

 

Il difensore scopre volutamente palla per attrarre.

 

Il secondo dettaglio è la rimessa dal fondo. Non straordinariamente Burrai si avvicina alla palla in fase di rimessa dal fondo, è direttamente lui a iniziare l’azione oppure a ricevere in area piccola da Festa. In questa maniera Possanzini può sfruttare sin dal primo tocco dell’azione le carattestiche dei propri giocatori: Burrai può decidere la giocata a palla ferma analizzando la posizione degli avversari nel campo.

 

Non solo i due centrali e il portiere. Per la rimessa dal fondo scende dentro l’area anche il play.

 

La squadra biancorossa, una volta superata la prima pressione avversaria, riesce a riempire in maniera importante la zona di rifinitura con gli uomini di maggior qualità, Galuppini e Fiori su tutti. Portare uomini in questa parte del campo significa ricevere, quando possibile, in una zona calda del campo oppure obbligare la difesa a spezzarsi lasciando un possibile uno contro uno alla punta Mensah.

 

Dove far male: lo smarcamento alle spalle dei centrocampisti e davanti ai difensori.

 

FASE DI NON POSSESSO

Relativamente alla fase di non possesso, il Mantova alterna fasi di pressione con baricentro alto uomo su uomo a fasi di pressione abbassandosi sotto il livello palla attuando un sistema più attendista. Durante il primo tempo la pressione è stata pressoché continua e obbligava la Giana Erminio ad alzare il pallone che veniva facilmente riconquistato dalla linea difensiva.

 

Mantova alto uomo su uomo, Giana che alza il pallone verso le punte.

 

Al contrario, a risultato consolidato, la tendenza era quella di lasciare palla all’avversario e giocare più con transizioni offensive, visti anche i subentri di Monachello e Bragantini, forze fresche che possono fare la differenza strappando palla al piede.

 

GLOSSARIO

Andando ad aumentare il bagaglio relativo al glossario utilizzato nell’analisi e tattica calcistica, bisogna specificare cosa significhi “zona di rifinitura”. È lo spazio dinamico, non fisso, che intercorre tra linea di difesa e linea di centrocampo avversario. È la zona di più difficile lettura per l’avversario e, se sfruttata a dovere, è quella che può metterlo maggiormente in pericolo.

Le condizioni perfette per far sì che questo accada sono due: ricevere fronte porta e con palla aperta, avendo così la possibilità di puntare frontalmente la difesa.

Esempio eclatante di quella che è ricerca della rifinitura è attualmente il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso.

 

Pietro Mendini

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