Villaclarense, quando l'eccellenza non è una categoria. Ricca: "Portiamo nella modernità il calcio di una volta"

Villachiara è un paesino della Bassa di origini medievali. Piazza Santa Chiara è il suo cuore pulsante, i due castelli del XIV secolo i fiori all’occhiello. Una manciata di case abitate da 1300 anime in un contesto rurale. È cinta da terreni coltivati, ma il campo più amato è quello di calcio, la tana della Villaclarense guidata dal presidente Gianfranco Ricca (nella foto), 53enne consulente finanziario che ha saputo dare una virtuosa impronta aziendale alla sua creatura.

Qui la priorità assoluta è svolgere un’attività di stampo sociale nell’interesse di bambini, ragazzi e giovani: “La nostra società investe su di loro. Questo è il nostro comandamento, poi viene la prima squadra che attualmente milita in Terza Categoria”.

In questi anni in casa gialloverde si sta coltivando il vivaio con un’attenzione maniacale ai dettagli che possono fare la differenza. “Visti da fuori possiamo sembrare una realtà piccola, ma siamo fortemente convinti del fatto che anche in ambito giovanile e in categorie non di prima fascia si possa fare un calcio di qualità e intriso di valori. Il nostro plus sono i volontari, che ci consentono un’azione mirata e organizzata in ogni ambito rendendo il centro sportivo vivo e partecipato, come si è visto anche in occasione del nostro torneo, che ha fatto il pienone. Quando gioca la prima squadra abbiamo una media di 200 spettatori. Qui si respira ancora il calcio di una volta, quello sano”.

Una prima squadra che è sempre più di matrice autoctona. “Sette giocatori sono cresciuti nel vivaio e in futuro saranno sempre di più. L’età media della rosa è bassa, ma crediamo di poterci togliere soddisfazioni con i giovani. Nella passata stagione abbiamo disputato un ottimo girone d’andata, poi nel ritorno siamo stati rallentati da qualche infortunio di troppo. Ora metteremo nel mirino i play-off, che l’ultima volta ci sono sfuggiti per un solo punto. L’ideale per noi sarebbe la Prima Categoria. Ci arriveremo senza fretta, un passo alla volta, con l’obiettivo di mettervi radici. In futuro dovremo essere sempre più una realtà a trazione posteriore, spinta dal settore giovanile e determinata a non perdere la sua identità, fatta soprattutto di aggregazione”. 

Il calcio, qui, è passione. “Compensi economici? No, ci limitiamo a piccoli rimborsi spese per gli allenatori, un giusto riconoscimento per l’impegno profuso e per aiutarli a rendere sostenibile il loro hobby, che richiede sacrifici e dedizione. Il nostro intento è sviluppare sempre più un sistema che sappia generarsi in autonomia. Allenatori e giocatori del territorio, adulti che si mettono a disposizione dei più piccoli, volontari in prima linea. Senso di appartenenza e attaccamento alla maglia si diffondono così. Tra i risultati più belli c’è il fatto di muovere parecchi sostenitori anche in trasferta. C’è senso del paese, lo si percepisce. La Villaclarense per gli abitanti è qualcosa di importante, un sentimento reso ancora più tangibile dalla sinergia forte con Comune e parrocchia”.

Il settore giovanile è un gioiellino: “Da 5 anni collaboriamo con il Borgo San Giacomo per gestire al meglio le strutture (3 campi a 11 e uno a 7). Complessivamente parliamo di 300 tesserati, con l’attività ordinaria impreziosita dal  torneo del mese di giugno, che dura un mese e coinvolge tutte le categorie, dai primi calci alla juniores. Poi c’è il Memorial intitolato a Giacomo Favalli, (padre di Giuseppe, ex Lazio e Milan ndr). Oltre ai nostri ragazzi vi partecipano società professionistiche”.

A proposito di professionisti c’è un filo che collega Villachiara a Salò. “Siamo affiliati alla Feralpi. Il rapporto con loro è fantastico. A noi interessava soprattutto beneficiare di percorsi formativi per i nostri  allenatori, attivando anche scambi di informazioni su temi organizzativi per beneficiare delle loro competenze nella programmazione a 360 gradi. Ci siamo posti in ascolto, disponibili e desiderosi di imparare per fare il meglio nella nostra realtà”.

I risultati sono evidenti. “Trasmettiamo in diretta le partite prima squadra e juniores, analizziamo i dati statistici per migliorarci e strutturare gli allenamenti. Abbiamo digitalizzato tutta la segreteria, fornendo un’app ad allenatori e famiglie che semplifica le procedure relative ad ogni esigenza. Riteniamo fondamentale anche la comunicazione, infatti abbiamo un sito ufficiale e siamo su tutti i social”.

Perfino il vento del cambiamento arrivato con la riforma non ha generato scossoni in casa Villaclarense: “Eravamo già pronti due anni fa, strutturati sotto tutti i punti di vista. Abbiamo perfino il bilancio di sostenibilità ambientale. Documenti importanti, compresi quelli che forniremo agli sponsor che ci sostengono, che potranno certificare la loro azione nel bilancio sociale. Poi c’è il campo, dove puntiamo su staff all’altezza, affiancati da uno psicologo. Non manca una visione benefica del calcio, pensata su misura per le famiglie. La quota di iscrizione annuale non supera i 200 euro e comprende sia l’abbigliamento sportivo sia il servizio di trasporto che garantiamo ai tesserati. Lucrare sulle famiglie per investire in prima squadra o chissà dove non fa per noi. In primavera, poi, organizziamo anche esperienze in altre città italiane o estere per tornei internazionali”.

Anche l’integrazione è un capitolo significativo del progetto gialloverde. “Qui c’è una grossa comunità indiana e non mancano immigrati provenienti anche da altre nazioni. Inizialmente gli indiani erano focalizzati sul cricket, ma si stanno appassionando parecchio al calcio, che è diventato uno strumento di inclusione ideale”.

Risultati di spessore ottenuti su un percorso naturalmente in salita: “Non siamo Leno o Montichiari. Il nostro è un bacino molto piccolo. Fatichiamo cinque volte più degli altri, su tutti i fronti. Il richiamo di categorie regionali o di una prima squadra di livello per noi non c’è, ma proponiamo altro: un servizio di qualità per chi vuole fare calcio all’insegna dell’organizzazione, del coinvolgimento e dell’educazione, tema centrale perché non può mancare l’attenzione al comportamento dei ragazzi e alla loro crescita morale e umana. Lo sport è anche questo, poi è movimento, salute, saper stare con gli altri. Il pallone aiuta ad aprirsi, a vincere la timidezza, ad uscire dal tunnel dei videogiochi e degli smartphone. Ovviamente devono giocare ed imparare tutti almeno fino esordienti, poi la meritocrazia inizia a contare, ma con il giusto equilibrio e chi ha talento cristallino deve poter spiccare il volo”.

Professionalità da un lato, spirito di oratorio dall’altro. “Sono due ingredienti agli antipodi, ma possono essere mescolati garantendo ottimi riscontri. Io vengo dal mondo degli oratori e ritengo che il calcio dilettantistico abbia un futuro solamente se si dedicherà con tutte le sue forze alla crescita dei ragazzi, se saprà tenere accesa la fiamma del volontariato. Occorre questo, altrimenti è finita. Bisogna credere di più nel calcio di una volta, trasmettere valori e visione. Noi siamo qui per questo, il nostro obiettivo è la continuità”.

Bruno Forza

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