Gaggiotti e Scotti sorridono: "Rigamonti club di caratura regionale. Vogliamo restare al top"

“C’è la possibilità che questa stagione diventi storica per noi. Dal punto di vista dei risultati stiamo ottenendo riscontri di altissimo livello. Su cinque squadre dell’agonistica tre hanno conquistato il titolo d’inverno ed una al giro di boa era seconda. L’Under 15 sta facendo fatica. Ha dovuto fare i conti con parecchia sfortuna, ma farà un ritorno importante, ne siamo convinti. Se spostiamo lo sguardo sull’attività di base, inoltre, possiamo constatare una crescita notevole. Merito dell’operato del responsabile Francesco Scalvini e di Stefano Buizza. La loro sinergia ci sta consentendo di completarci. Vogliamo avere un vivaio eccellente sotto tutti i punti di vista e la direzione imboccata è sicuramente quella giusta”.

Giorgio Gaggiotti e Toni Scotti fotografano così il presente della Mario Rigamonti, eccellenza cittadina del calcio giovanile nostrano che negli anni ha saputo crescere in modo esponenziale. I due dirigenti granata hanno le idee chiare sui passi da compiere per migliorare ancora. “Dobbiamo crescere tra i più piccoli. Sappiamo che non è semplice. Coniugare qualità e sociale è complesso, poi bisogna fare i conti con gli spazi a disposizione. L’approdo al Pampuri con alcune categorie ci ha aiutati, ma non basta, anche perché è nostra intenzione aumentare il flusso in entrata. I successi di questi anni hanno valorizzato il marchio Rigamonti, ma anche fatto sì che le famiglie pensassero di portare i figli da noi solo se già talentuosi o precoci. Questo per noi è un problema, perché non abbiamo la garanzia di quei 25-30 bambini per annata che un paese può fornire. In città è diverso, ma ci riusciremo. La via che abbiamo scelto punta molto sull’innalzamento del valore degli staff”.

I risultati ottenuti in questi anni sono sotto gli occhi di tutti. A certificarli anche due Oscar del Calcio Bresciano consecutivi come miglior settore giovanile bresciano. “Ne siamo fieri, anche perché sono premi oggettivi che tengono conto da un lato dei verdetti del campo e dall’altro delle votazioni espresse dai responsabili dei vivai bresciani. La più grande soddisfazione, oggi, è sapere che questa società potrebbe camminare anche senza di noi. Dietro le quinte ci sono 50-60 persone responsabilizzate e di qualità. Noi siamo in prima linea, ma c’è un consiglio competente e che esprime le proprie opinioni, condizionando spesso le nostre scelte. Sinergia e dialogo non mancano mai. Nell’ombra figure come Bertolotti, Nodari e Bettini svolgono un’opera fondamentale, e non sono i soli”.

Gaggiotti-Scotti, tuttavia, è un binomio indissolubile e vincente: “Ci scorniamo spesso e discutiamo tantissimo, ma siamo complementari e troviamo sempre una soluzione su tutto. Nel ’99 – racconta Gaggiotti – andai via dal Brescia e tornai alla Riga. Cinque anni dopo coinvolsi Toni come allenatore e in seguito come dirigente. Non avrei mai pensato di poter fare ciò che abbiamo realizzato in questi anni, dall’organizzazione dei tornei all’allargamento dell’organigramma. Oggi la forza della Riga sono le persone che ne fanno parte. Lui è più focalizzato sulla parte organizzativa e tecnica, io sulla direzione generale”.

Un percorso di rilievo che amplia lo sguardo oltre i confini provinciali. “Ormai il nostro orizzonte è più regionale che bresciano. Abbiamo 6 giocatori nel giro della rappresentativa e uno monitorato perfino a livello nazionale. Le principali realtà lombarde ci riconoscono come un club importante. In questi anni, poi, abbiamo constatato una crescita dell’intero movimento che giova a tutti”.

I rapporti con il delegato provinciale Stefano Facchi e il presidente del Crl Sergio Pedrazzini sono ottimi, ma la ventata di aria nuova maggiormente significativa, secondo Gaggiotti e Scotti, è arrivata in ambito arbitrale. “Merito di Alessandro Lo Cicero e del suo gruppo di lavoro. Ciò che andrebbe rivisto è il codice di giustizia sportiva, ma occorre un intervento ai piani alti, a livello nazionale. Ci sono delle falle incredibili. Un giocatore squalificato non può essere schierato in una categoria diversa dalla propria. Non ha alcun senso. Un altro aspetto impossibile da digerire? Le dieci giornate per insulti discriminatori paragonati ai tre turni di squalifica per chi compie gesti violenti. Un’offesa, pur grave, non può pesare il triplo di un pugno in faccia che, magari, ti manda all’ospedale. Ne abbiamo viste di tutti i colori, ma l’assurdità più incomprensibile sono le squalifiche a tempo date nel periodo natalizio, quando i campionati sono fermi. L’altro tema sul quale puntare il dito è la riforma dello sport, che è vergognosa. Purtroppo le società sportive non sono state in grado di alzare la voce nei tempi giusti. Un peccato. Ora servirebbe una protesta seria, iniziare le partite con cinque minuti di ritardo come è accaduto recentemente non ci porterà lontano. Un effetto positivo, però, ci sarà: i professionisti probabilmente smetteranno di dedicarsi all’attività di base, come è giusto che sia. Mettere una maglia professionistica a bambini dai 6 ai 10 anni è rischioso. Si creano illusioni che possono far male. Può avere senso dagli esordienti in poi, ma ai nostri giovani dico sempre di non avere fretta. Molto meglio essere protagonisti alla Rigamonti che fare panchina nei professionisti”.

La Rigamonti in questo momento ha affiliazioni in essere. “Non ci sono contratti, ma c’è un filo diretto con il Brescia. Riteniamo giusto che i nostri migliori talenti debbano avere rondinelle, Feralpisalò e Lumezzane come approdi ideali. Preferiamo che i ragazzi restino in provincia, vicini alle loro famiglie e agli amici, dando priorità agli studi. Questo non significa che le porte non siamo aperte alle altre società professionistiche. Abbiamo ottimi rapporti con Cremonese, Inter e Monza. L’unica lontana da noi è l’Atalanta, che non partecipa al nostro torneo e tende ad avvicinare un po’ troppo spesso i genitori. Un metodo scorretto che non è gradito. Brescia? Speriamo che la situazione della società possa migliorare, ma restiamo a disposizione. È giusto così, anche se questo non significa condividere le attuali politiche biancoazzurre. Benefici non ne abbiamo, né di natura economica né dal punto di vista di servizi formativi o altro, ma continueremo così per una serie di principi e valori in cui crediamo”.

Sul territorio le rivali non mancano. “Le nostre competitor principali sono Voluntas Montichiari e Vighenzi, società verso le quali nutriamo grande stima perché sono quelle che puntano realmente sui giovani, portandoli davvero in prima squadra. I rapporti sono buoni con loro e pure con il Desenzano. I gardesani hanno un gap da colmare avendo meno storicità, ma stanno facendo molto bene. C’è collaborazione anche con Cellatica e Ome. Quello con Prevalle e Carpenedolo, invece, è un capitolo archiviato. Avevamo fatto una sinergia in chiave juniores, ma ora siamo indipendenti da quel punto di vista ed è meglio così perché riusciamo a valorizzarle decisamente meglio i nostri ragazzi”.

A proposito di valorizzazione la domanda sorge spontanea: nel futuro della Rigamonti può esserci una prima squadra per garantire uno sbocco al settore giovanile? “Servirebbe qualcuno disponibile a investire in questo senso perché per noi togliere budget al vivaio per dirottarlo su una prima squadra è fuori dai piani, lo riteniamo uno spreco. Se un domani accadrà il nostro modello saranno Vighenzi e Voluntas Montichiari. La dimensione ideale sarà la Promozione, con i nostri giovani più 4-5 vecchi. Non è assolutamente un chiodo fisso, anzi. Noi vogliamo crescere ancora con i ragazzi, essere protagonisti nei campionati Élite, duellare con milanesi e bergamasche, dare talenti ai professionisti o ai dilettanti. Eravamo partiti dai provinciali e ora siamo al top, dove si sta davvero bene”.

Le nuove idee, peraltro, non mancano. “Sogniamo di riuscire ad organizzare un torneo tra squadre ispirate al Grande Torino. Un legame con molte di loro c’è già. In vista del 4 maggio abbiamo in ballo una sorpresa importante, speriamo di potervela raccontare presto”. 

Bruno Forza

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