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Sfoghi, accuse, querele. L’Accademia Foggia chiude una stagione amarissima, ma Eronia rilancia

Prima l’intervista a Piergiorgio Eronia, vicepresidente dell’Accademia Foggia, poi la dura replica di Adnan Dajic, ormai ex giocatore rossonero. Nel mezzo messaggi e telefonate giunte in redazione, con segnalazioni mirate ad arricchire la ricostruzione dei fatti e ad approfondire il racconto di una stagione disastrosa, coincisa con la retrocessione in Seconda Categoria a zero punti.

Dopo il flop dei bassaioli sono volati gli stracci ed ora, mentre si compie l’inevitabile diaspora, si materializzano due fronti: quello che si schiera a protezione della proprietà e quello che punta il dito sui principali rappresentanti del club. Sono le ultime schermaglie in attesa di una ripartenza che sarà, comunque la si pensi, una liberazione per tutti.

Piergiorgio Eronia ci anticipa gli scenari futuri: “Siamo una dirigenza giovane e fresca, sapevo che quest’anno avremmo potuto ottenere al massimo la salvezza. Non ci siamo riusciti e non è un problema. È vero, avevo parlato di progetto che ci avrebbe condotto in Serie D. Lo confermo in toto. L’obiettivo a medio termine è quello. Ripartiremo da mister Fausto Inselvini, che sarà anche direttore sportivo, e da un nuovo staff tecnico, che verrà presentato nelle prossime settimane. La squadra, ovviamente, verrà rivoluzionata per vincere il campionato di Seconda Categoria. Parallelamente siamo in trattativa per acquisire una società bergamasca di Promozione, quindi lavoreremo su due fronti. In futuro vedremo, non è da escludere una fusione”.

Lo spauracchio delle vie legali – “Prima di fare dichiarazioni false consiglio a tutti i nostri tesserati di pensarci due volte. La denuncia per Dajic è garantita e potrebbero essercene altre. Si parla con le carte in mano, non per opinioni e punti di vista, altrimenti partono le querele. Io parlo e ho i documenti a sostegno di ciò che dico, mi sembra di capire che per altri non funzioni così. Chi ha problemi può contattarmi telefonicamente: il mio numero è pubblico, non mi nascondo dietro a nulla diversamente dai leoni da tastiera che commentano sui social e che ho cacciato io dalla società in passato per svariate ragioni”.

La querelle con Dajic – Nel mirino c’è soprattutto il classe ’84: “Dajic non è mai stato il vice capitano dell’Accademia Foggia e non ha mai giocato tra i professionisti, né in Italia né all’estero, come si può facilmente constatare online. Si è autodichiarato portavoce della squadra, ma è arrivato a dicembre e alla quarta giornata di ritorno l’ho messo fuori rosa perché ci ha fatto perdere una partita con due assist agli avversari. Gli ho detto di rimanere a casa perché non sa giocare, probabilmente è per questo che mi getta fango addosso dicendo che non sono mai stato vicepresidente del Foggia, cosa facilmente dimostrabile e risaputa da chiunque. Sul mio conto ha dichiarato un sacco di falsità: innanzitutto non ho mai minacciato nessuno, anzi. Chi è di proprietà dell’Accademia Foggia e non intende proseguire il suo percorso qui è libero di andare dove vuole. Darò il nullaosta, non c’è nessun problema: non voglio trattenere nessuno”.

Rimborsi spese – “Contano i documenti, carta canta, non chiacchiere che non hanno riscontri. Noi non abbiamo mai preso accordi sulla parola, ciò che era stato promesso è nero su bianco. Chi aveva diritto a un rimborso è stato pagato finché si è presentato ad allenamenti e partite. Nessun ragazzo è stato ingaggiato in oratorio o al Burger King, sono leggende metropolitane, come quella relativa all’inserimento di giocatori nell’azienda di famiglia. Ci siamo basati sul passaparola, sui consigli di amici e sugli annunci pubblicati da Calcio Bresciano”.

La gestione societaria – “Mi stupisco del fatto che si dica che la nostra era una squadra allo sbando. Dalla prima giornata fino a Pasqua non abbiamo fatto mancare nulla ai giocatori, compreso l’aperitivo offerto settimanalmente dalla società. Abbiamo sempre fatto trovare a loro, come ad avversari e arbitri, acqua fresca, frutta e gatorade negli spogliatoi. A Natale abbiamo perfino regalato all’arbitro panettone e spumante. Macron? Non manca un centesimo sull’abbigliamento acquistato (l’azienda conferma ndr). Le docce chiuse o fredde? C’è stato un danno nella tubazione e il Comune ha risolto il problema dopo qualche giorno. Altra cosa: non siamo mai scesi in campo con le casacche perché abbiamo una prima e una seconda maglia e gli allenamenti li abbiamo sempre fatti dalle 20 alle 21.30”.

Il distacco – “La società non ha abbandonato la squadra. Io ci sono sempre stato, ma dopo Pasqua ho consigliato ai ragazzi di ritirarsi. Non aveva senso proseguire visto lo scarso impegno. Gli ho detto a chiare lettere che se avessero deciso di proseguire non li avrei più seguiti ad allenamenti e partite e così è stato. Due dirigenti, in ogni caso, erano sempre presenti al seguito del gruppo. Su Gavardo, invece, mi sono imposto categoricamente. La domenica precedente il mister aveva litigato con un calciatore che aveva abbandonato il campo gettando la maglia a terra. Non volevo andare in giro a fare figure, tanto avremmo perso comunque”.

Il rapporto con mister Zubani – “Non lo sento da settimane. È una persona umile e corretta, ma è innegabile che abbia avuto dei problemi con alcuni giocatori, altrimenti come si spiegherebbe una presenza così scarsa agli allenamenti e alle partite? Anche lui non aveva rimborsi. Gli avevo promesso dei premi, quelli sì: mille euro per la salvezza e duemila in caso di arrivo a metà classifica. 5mila per la vittoria del campionato. A gennaio gli ho dato un piccolo rimborso spese come anticipo del premio, perché credevo che la salvezza sarebbe arrivata. Un eccesso di generosità dettato da una speranza disattesa”.

Mea culpa – “Il nostro errore è stato essere troppo buoni. In futuro faremo solo la proprietà, non saremo mai più amici dei giocatori. Non ha funzionato. Troppa buona volontà e disponibilità verso i calciatori non hanno pagato ed evidentemente abbiamo scelto un gruppo senza la determinazione giusta, molle. La responsabilità è mia e me la prendo volentieri”.

Al fianco di Eronia c’è anche Giacomo Battaglia, dirigente dallo scorso febbraio: “Questa società non ci ha mai fatto mancare nulla. Rimborsi ai giocatori? Io non so quali accordi siano stati presi all’inizio. Certamente il fatto di avere un solo punto in classifica non ha aiutato la serenità dell’ambiente, anche perché Eronia ha visto scarso impegno da parte dei ragazzi, sia in allenamento sia in partita. Ha provato a dare la scossa promettendo premi salvezza, ma non è bastato. Nell’ultimo mese non si è mai visto, ma era in contatto costante con me, ci sentivamo e ci sentiamo quasi tutti i giorni. Gavardo? Andarci in 9 non avrebbe avuto senso. I ragazzi hanno ringraziato il mister, che non ha mai mollato, ma ritengo che anche la proprietà vada ringraziata: molti di loro hanno avuto la possibilità di giocare in Prima Categoria, gli è stata data un’opportunità non indifferente. Sul settore giovanile siamo reduci dalla festa di sabato 21 maggio, dove sono stati offerti panini e patatine a tutti i bambini. Se il club fosse in crisi non l’avrebbe fatto. C’era tanta gente, un bel clima”.

Tra i giocatori il fedelissimo del vicepresidente è Piccirilli, impegnato anche nel settore giovanile nei panni di allenatore. “Dajic? La maggior parte delle cose che ha detto non sono vere. Innanzitutto ci tengo a sottolineare che nel settore giovanile, ambito che conosco bene, fila tutto liscio. Il progetto Eronia è focalizzato soprattutto sul vivaio. Il problema non è la presunta incapacità del presidente, ma sono i limiti di chi non comprende che per fare cose importanti occorre tempo. Io ho sempre ricevuto i miei rimborsi, chi non è stato pagato probabilmente si è fatto vedere mediamente un paio di volte in un mese e, a quel punto, non puoi avanzare pretese. Mister Zubani è stato fantastico, non poteva fare di più, ci sono stati momenti in cui eravamo undici giocatori, molti dei quali provenienti da calcio a 5, calcio a 7, Terza categoria. È vero, abbiamo giocato anche in dieci, ma la colpa era di chi, invece di presentarsi al campo, andava in giro a bere gli aperitivi. Meglio che Eronia non faccia più calcio? Non sono d’accordo, perché non ci sarebbe una squadra che rappresenta un territorio. Lui ci sta provando ed è operativo in diversi paesi, coinvolgendo bambini, ragazzi e famiglie. Resterò anche l’anno prossimo. Mi danno fastidio le etichette appiccicate a questa società e certe chiacchiere che circolano in provincia. Ci riscatteremo”.

Simone Martinelli si colloca nel mezzo: “Piergiorgio sicuramente non ha fatto abbastanza e non ha gestito le cose per bene, ma è una brava persona. Ha fatto delle scelte che magari non condivido, ma le accetto. Probabilmente anche lui sa che ci sono stati parecchi errori. Noi non siamo stati messi nelle condizioni ideali per rendere al meglio, ma non siamo esenti da colpe. Io sono sempre stato pagato, ma dovevo sollecitare ogni mese e non è stato bello. So che per qualcuno non è andata così e, giustamente, se ne rammarica. Sicuramente la dirigenza non ha aiutato il mister e la squadra a centrare l’obiettivo. Noi abbiamo peccato nella scarsa adesione agli allenamenti. Non rifarei mai una stagione del genere, ma è andata così. Per me finisce qui, ora guardo al futuro. Hanno detto che libereranno tutti, credo che sia positivo”.

La musica cambia parlando con altri protagonisti del gruppo, a cominciare da mister Matteo Zubani. “Non sono alla ricerca di polemiche, ma ritengo sacrosanto difendere il mio operato, dato che all’interno dello spogliatoio non c’è stata alcuna frattura con i ragazzi, anzi”.

I messaggi – Il tecnico ci mostra gli screenshot di messaggi ricevuti dai suoi giocatori: attestati di stima, ringraziamenti, critiche nei confronti della dirigenza. “I fatti? A dicembre, in pieno lockdown, la società ci ha comunicato tramite messaggio whatsapp che i rimborsi sarebbero stati sospesi con effetto immediato fino alla fine del campionato. Li avrebbero ripristinati solamente dopo dimostrazioni di impegno e serietà tangibili, riconoscendoli a fine stagione a salvezza ottenuta. Chi non era d’accordo – si legge nel testo – poteva restare a casa. E diversi ragazzi sono rimasti a casa, altro che rottura tra mister e giocatori”. Ad inizio aprile, poi, la decisione di ritirare la squadra: “Il vicepresidente era arrabbiato per la scarsa presenza agli allenamenti e a cinque partite dalla fine ha deciso di bloccare tutto, ma la squadra ha voluto proseguire e lui è sparito. Il 19 dello stesso mese ha sondato il terreno in merito ai miei progetti futuri, io ho risposto che non sarei rimasto e da allora non l’ho più sentito”.

Il rapporto con i giocatori – “Faccio i complimenti a chi non ha mai mollato. Ogni domenica era umiliante andare a giocare così, ma la squadra ha dimostrato grande dignità. Il caso Isma? Non ha mai giocato a undici ed è stato preso due mesi prima della fine del campionato. All’allenamento l’avrò visto 4-5 volte, ma ero costretto a farlo giocare perché eravamo in 10-11. In partita si lamentava con i compagni perché non servito, ma era sempre dieci metri in fuorigioco: non aveva ancora capito quella regola. Gli ho detto di smetterla di litigare con gli altri e di rispettare chi era sempre presente ad allenamento, così si è tolto la maglia ed è uscito dal campo. Un caso isolato, una situazione particolare. Con il gruppo avevamo iniziato bene nonostante le difficoltà, mi sono legato ai ragazzi, sapevo che non avrei preso i rimborsi ma sono andato avanti per passione, perché la mia parola conta e non dovevo mollare per loro. Ho voluto dare l’esempio e guidarli nonostante la situazione fosse sportivamente drammatica”.

Tra gli atleti che hanno voluto far sentire la loro voce c’è Alessio Mantovani: “Non è stato bello venire abbandonati nel momento della difficoltà. Purtroppo tante promesse non sono state mantenute. Ci era stato detto che la squadra sarebbe stata competitiva, invece è stato allestito un gruppo troppo giovane, fatto di ragazzi senza l’esperienza adatta alla Prima Categoria. Gli infortuni hanno complicato le cose, ed io ho avuto un danno non da poco, visto che la società non ha inviato le carte in tempo per la richiesta di risarcimento all’assicurazione. Io e altri siamo stati rimpiazzati da persone che non avevano mai giocato a calcio. Il gruppo non ha mollato fino alla fine, Eronia invece nelle ultime 6-7 settimane non si è più visto. A dicembre ci siamo trovati senza acqua per delle manutenzioni, molti rimborsi non sono mai arrivati. Non hanno fatto accordi sulla parola? Valgono solo i contratti nero su bianco? Allora perché sono arrivati dei bonifici? Noi giocavamo lo stesso per passione, anche se l’ultimo rimborso arrivato risaliva a quattro mesi prima. Riconosciamo i nostri demeriti sportivi, innegabili, ma bisogna ammettere che la società non è stata gestita bene. Io ho fatto anche altre categorie. Ho giocato nella Bagnolese, a Dello e Barbariga. Mai viste cose del genere. Là i giocatori venivano tenuti in palmo di mano, qui siamo stati abbandonati. Ho visto giocatori lasciati a casa per discussioni tra Eronia e i loro genitori. Gavardo non ci è andata giù. La squadra si sarebbe presentata al campo anche in dieci, ma Eronia si è impuntato”.

Poche parole ma tanta amarezza per Nicola Maggi: “Sono rimasto avvilito, la dirigenza si è allontanata da noi, qualcuno si è lamentato per i mancati rimborsi, il mister è stato trattato male e non è giusto, perché è un signor mister. A dicembre sembrava si potesse ancora raddrizzare la stagione, ma ben presto ho capito che la situazione era irrisolvibile. Eronia ha preso le sue decisioni, le rispetto ma l’amarezza resta”.

Due calciatori richiedono il velo dell’anonimato, altri si rifiutano di rilasciare dichiarazioni: “Preferiamo evitare problemi e tutelare il nostro futuro calcistico. Sparire due mesi è inaccettabile per chi ricopre un ruolo del genere e dovrebbe essere un punto di riferimento. La partita con il Gavardo l’ha fatta saltare Eronia volontariamente. Abbiamo giocato altre volte in dieci, non sarebbe stata una novità. Lui è una brava persona, ma ci sono state troppe lacune gestionali e qualcuno, soprattutto gli infortunati gravi, ha pagato la disorganizzazione a caro prezzo. È capitato che in alcune partite ci presentassimo in campo senza borsa medica, talvolta ci hanno soccorso gli avversari. Non esiste. Problemi col mister? Mai avuti, anzi, è stato il nostro appiglio. Lui sì che ci ha messo la faccia fino all’ultimo minuto”.


“La rosa di 23 giocatori non l’abbiamo mai vista. Sono passati in tanti nel nostro spogliatoio, ma sono rimasti in pochi. A gennaio eravamo in 7 alla ripresa degli allenamenti, quindi abbiamo chiesto un confronto alla società. Eronia ci disse che avrebbe rinforzato la squadra, ma non è mai avvenuto. Non puoi lamentarti delle poche presenze se prendi tanti giocatori che fanno i turni per lavoro, poi non dimentichiamo che diversi ragazzi li ha mandati via lui. Il mister? È stato il nostro salvagente, ci ha garantito rispetto e impegno nonostante la situazione difficile e non c’è mai stata una rottura tra noi e lui. Non giudico la persona Eronia, non mi permetterei mai, ma le sue dichiarazioni non mi sono piaciute. Mi è parso che volesse scaricare tutte le colpe su noi giocatori. Anche se fossimo i più scarsi del mondo dovrebbe difenderci invece di vestire i panni del benefattore perché ci ha fatto giocare in Prima Categoria. Ci ha scelti lui, questo non va dimenticato”.

La speranza è che ora lo sguardo possa volgersi al futuro e che tutte le parti in causa possano riscattare un’annata da dimenticare.

 

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