Il confine tra vittoria e leggenda? Si supera solo con capitani come Baresi

Che cosa distingue una squadra vincente da tutte le altre? Nel 2006 Sam Walker, giornalista americano e fondatore della sezione sportiva del Wall Street Journal, decise di rispondere a questa domanda attraverso i dati e costruì un sistema di classificazione rigoroso. Analizzò oltre 1.200 squadre appartenenti a 37 discipline sportive diverse, studiando una linea temporale lunghissima, che partiva dalla fine dell’800. Un lavoro enorme, meticoloso, durato 11 anni. Walker puntava a scoprire il comune denominatore delle formazioni che erano state in grado di dominare per un periodo di tempo prolungato, insomma: il segreto del loro successo. Voleva comprendere quale fosse il fattore ricorrente della loro supremazia.

La risposta a questa domanda è stata pubblicata nel 2017 in un libro che individua nelle caratteristiche del capitano, del leader del gruppo, la chiave decisiva per andare oltre la semplice vittoria e ottenere la gloria eterna. Il libro s’intitola “La classe del capitano” e tra le sue pagine, insieme a New York Yankees (baseball), All Blacks (rugby), Unione Sovietica (hockey), Brasile e Barcellona (calcio), Cuba femminile (volley), San Antonio Spurs (basket) c’è un’inevitabile menzione per Franco Baresi da Travagliato e il suo Milan, unico caso italiano citato in questo studio mondiale che riempie d’orgoglio anche la nostra provincia.

In un mondo del calcio che celebra bomber e uomini copertina, allenatori e bilanci economici è quindi in quella fascia da capitano che può annidarsi la chiave per elevare un gruppo vincente a corazzata in grado di lasciare un segno nella storia.

Walker individua 7 caratteristiche comuni a questi condottieri straordinari: combattono fino al limite, dimostrando determinazione e resilienza fuori dal comune; giocano per il gruppo, non per sé; sono disponibili a fare il lavoro sporco; non evitano il conflitto quando serve, risultano scomodi; comunicano con l’esempio; si assumono responsabilità nei momenti difficili; guidano il gruppo con intelligenza emotiva.

La tesi del libro è provocatoria: la differenza tra una grande squadra e una dinastia non è determinata dal giocatore più talentuoso, ma dal capitano vero.

Nel Milan di Arrigo Sacchi e Fabio Capello giocavano alcuni dei migliori calciatori del pianeta, questo è innegabile. Van Basten segnava, Gullit dominava, Rijkaard garantiva equilibrio. Eppure Walker individua in Baresi il vero centro di gravità. Era lui a trasformare un insieme di campioni in una squadra. Era il custode degli standard, il riferimento tattico, il primo a pretendere attenzione, disciplina e sacrificio. Non guidava con lunghi discorsi, ma con il comportamento quotidiano. Ogni allenamento, ogni movimento della linea difensiva, ogni pressione esercitata sul compagno fuori posizione contribuiva a costruire quella cultura che ha reso il Milan una delle squadre più forti della storia.

Walker ribalta così uno dei luoghi comuni più diffusi nello sport. Il leader non coincide quasi mai con il giocatore più spettacolare. Anzi, spesso lavora nell’ombra. È colui che corregge, richiama, organizza e tiene unito il gruppo anche quando nessuno se ne accorge. È difficile trovare una descrizione più aderente a Franco Baresi, che in questi giorni sta emergendo a chiare lettere anche dai ricordi e dagli aneddoti snocciolati dai suoi vecchi compagni di squadra.

Chi ha visto giocare quel Milan ricorda la perfezione della linea del fuorigioco, la compattezza e l’armonia del reparto difensivo, la capacità di accorciare insieme e di proiettarsi in avanti. Dietro quei movimenti, rivoluzionari per l’epoca, non c’era soltanto il genio di Sacchi. C’era un capitano che, in campo, diventava l’estensione dell’allenatore.

Una lezione, quella di Walker, che vale per ogni categoria, dalla Serie A alla Terza, e che travalica i confini dello sport per arrivare anche nelle mura aziendali o domestiche, dove non mancano sfide importanti per colleghi e famigliari. Il calcio è infatti metafora della vita. È relazione, mente, connessione tra corpi e anime. Troppo spesso, forse, si dimentica l’importanza di figure capaci di influenzare il comportamento dei compagni, di tenere alta l’intensità dell’allenamento, di richiamare senza paura l’amico che si rilassa, di dare e pretendere il massimo anche quando nessuno guarda.

Franco Baresi era questo.

Ecco perché, a quasi trent’anni dal suo ritiro, ha continuato ad essere considerato uno dei più grandi capitani della storia. Non solo per l’innegabile talento ed i trofei vinti, ma soprattutto per aver dimostrato che la leadership non consiste nell’essere il più appariscente, ma nell’adoperarsi per rendere migliori tutti gli altri. Donandosi per i compagni, per la maglia, per i propri sogni. Per lasciare un segno indelebile, che diventerà patrimonio e modello per le generazioni future.

Bruno Forza

Approfondimenti – link utili 
La classe del capitano (Sam Walker)
Libri per il successo – podcast (Davide Mastrosimone)

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