Il San Filippo ritrova il suo splendore e lo fa nel segno di uno dei talenti più amati della storia calcistica bresciana e italiana. Una giornata di sport, memoria e nuove prospettive ha accompagnato l’inaugurazione dei tre campi da gioco riqualificati del centro sportivo, restituiti alla collettività dopo un percorso di ristrutturazione durato quattro anni. Il cuore della cerimonia ha battuto soprattutto sull’ormai ex campo dell’orologio, che da ieri porta il nome di Evaristo Beccalossi, in un omaggio capace di unire il calcio bresciano alla storia personale e sportiva del fantasista.
A rendere ancora più speciale il momento, la nuova targa dedicata al “Becca”, sulla quale compare un frammento della canzone che l’amico Enrico Ruggeri gli ha dedicato. Proprio il cantautore, presente alla cerimonia, ha condiviso con i tanti intervenuti il ricordo di un’amicizia nata nel 1979 e rimasta salda nel tempo. Accanto a lui Nagaja Beccalossi, figlia di Evaristo, e la moglie Danila, visibilmente emozionate davanti a un tributo che lega il nome del padre e marito ai campi sui quali cresceranno le nuove generazioni.
Si ricomincia da tre
L’inaugurazione ha rappresentato anzitutto il traguardo di un importante intervento di riqualificazione. Il centro sportivo San Filippo torna a disposizione della comunità con tre campi rinnovati, destinati ad accogliere bambini, ragazzi, giovani calciatori e adulti appassionati, oltre alle attività di Voluntas Brescia e Union Brescia.
«È una giornata di emozioni e di energia. Questo luogo conta molto per i bresciani», ha sottolineato la sindaca Laura Castelletti, evidenziando l’importanza di una riqualificazione che restituisce alla città spazi dedicati allo sport e alla socialità. «Oggi San Filippo ritrova i fasti di un tempo e guarda avanti».
La prima cittadina ha inoltre richiamato il percorso che porterà Brescia a essere Città europea dello sport nel 2028, riconoscendo il contributo dell’amministrazione, delle associazioni e delle numerose realtà che credono nello sport come strumento educativo, di benessere e di trasmissione dei valori.
Nel suo intervento Castelletti ha ricordato anche il legame di Beccalossi con la città: «Non ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma ha sfiorato le vite di molti bresciani. Ricordo le figurine Panini e il tifo dei miei coetanei». Un’eredità che, oltre alle prodezze sul terreno di gioco, si ritrova nelle relazioni costruite dal fantasista nel corso della sua vita.
Sulla stessa linea l’assessore allo sport Alessandro Cantoni, che ha sottolineato il valore della riqualificazione anche in vista del riconoscimento sportivo del 2028. La possibilità di arrivare a questo appuntamento con strutture rinnovate rappresenta un’opportunità importante per la città e per le nuove generazioni. In quest’ottica, intervenire su un luogo tanto significativo per lo sport e per il calcio bresciano come il San Filippo era doveroso. La dedica del campo a Beccalossi aggiunge inoltre un valore particolare all’intervento: per tanti bambini e ragazzi, poter svolgere la propria attività calcistica quotidiana su un terreno intitolato a un talento genuinamente bresciano significa avere un esempio a cui ispirarsi, dentro e fuori dal campo.
Soddisfazione anche nelle parole di Nicola Fiorin, presidente del Centro Sportivo San Filippo, che ha ripercorso il lavoro svolto negli ultimi quattro anni: «Dopo un quadriennio impegnativo vediamo i frutti. Finalmente siamo nelle condizioni di fare al meglio il nostro lavoro. Tre campi nuovi di zecca, che restituiamo alla collettività grazie a investimenti fatti con le nostre risorse».
Il percorso di rilancio, però, non si ferma qui. «Il prossimo passo sarà il palazzetto e gli uffici. Vogliamo un centro all’altezza delle aspettative», ha aggiunto Fiorin, sottolineando anche la natura moderna ed ecologica del campo inaugurato. E sulla scelta di intitolarlo a Beccalossi ha rimarcato l’apprezzamento suscitato dall’iniziativa: «Tutti ricordano la persona prima del calciatore».
Ruggeri e Beccalossi, un’amicizia lunga quasi mezzo secolo
Il momento più intenso della giornata è arrivato con il ricordo di Enrico Ruggeri, che ha raccontato il rapporto speciale con Beccalossi, nato quando entrambi erano ancora agli inizi delle rispettive carriere.
«Sono fiero di essere amico di Evaristo. La nostra è una storia particolare. Ci siamo conosciuti nel 1979: un cantante in erba e un calciatore che stava per esplodere», ha raccontato il cantautore, ripercorrendo un legame costruito sulla condivisione di una passione trasformata in professione.
«Il calcio e la musica sono due attività che contengono la loro ricompensa. Giocare a calcio è bellissimo anche se non diventi Messi e fare musica lo è altrettanto anche se non diventi Bruce Springsteen. Eravamo uniti dal fare della nostra passione il nostro lavoro».
Una storia attraversata da momenti felici e difficoltà, con una presenza reciproca che non è mai venuta meno. «Io c’ero per lui, nel bene e nel male, lui faceva altrettanto con me», ha spiegato Ruggeri, prima di soffermarsi sul significato della frase scelta per la targa.
Corre la palla più forte di noi
Segui la mia geometria
L’allenamento? Ma fatelo voi
Io ho la mia fantasia
«Era un altro tipo di calcio. La genialità di Evaristo lì era più che sufficiente». Un riferimento a un pallone in cui la fantasia poteva fare la differenza e nel quale il talento individuale trovava spazio per esprimersi. Da qui l’auspicio rivolto ai ragazzi che calcheranno il nuovo campo: «Spero che anche oggi i ragazzini vengano lasciati liberi di esprimersi. Spero che qui si divertiranno. Tutto comincia da lì».
Parole che racchiudono il senso dell’intitolazione: ricordare un campione, certo, ma soprattutto trasmettere ai giovani il valore di un calcio fatto di creatività, entusiasmo e libertà.
Commosso anche il ringraziamento di Nagaja Beccalossi, che ha espresso l’orgoglio della famiglia per la dedica: «Ringraziamo tutti, è motivo di grande orgoglio. La frase forse non è virtuosa, ma rappresenta al meglio mio padre».
Il ricordo di Union Brescia: «Prima di tutto, un uomo umile»
L’omaggio a Beccalossi ha coinvolto da vicino anche Union Brescia, che torna a utilizzare il centro sportivo con le formazioni Under 17 e Primavera, ma anche con alcune sedute di allenamento della prima squadra. A rappresentare il club è stato il consigliere Daniele Scuola, che ha definito il ritorno al San Filippo motivo di grande orgoglio e ha voluto rivolgere un abbraccio alla famiglia del fantasista.
«Ho conosciuto personalmente Evaristo, c’è stata una grande amicizia. Le doti calcistiche sono note a tutti, preferisco soffermarmi su quelle umane», ha dichiarato Scuola, ricordando la modestia con cui Beccalossi aveva saputo vivere anche gli anni della ribalta.
«È riuscito a rimanere umile nonostante le luci di quei palcoscenici, mantenendo la capacità di restare in mezzo alle persone». Un tratto emerso anche nella sua vicinanza ai giovani e nel piacere di frequentare i campi di periferia, osservando le sfide tra Brescia e Inter nei settori giovanili, il derby del suo cuore.
Scuola ha ricordato inoltre il lavoro svolto da Beccalossi come capo delegazione delle nazionali Under 19 e Under 20, dove la sua presenza andava ben oltre l’aspetto tecnico: «Amava stare vicino ai ragazzi nei momenti difficili».
Un ricordo condiviso anche da Eugenio Corini, allenatore di Union Brescia, che ha raccontato quanto la figura di Beccalossi abbia inciso sulla propria passione calcistica: «Da bambino ho avuto la fortuna di ammirare Beccalossi e Altobelli e poi di approdare in prima squadra, dove ho trovato Spillo. La sua figura ha alimentato la mia passione, è stata decisiva».
E sulla scelta di intitolargli il campo ha aggiunto, con un sorriso, una battuta che restituisce bene il personaggio: «Lui poteva permettersi di non allenarsi, glielo dovevamo consentire per la classe che aveva dentro e fuori dal campo».
Anche la lettera della famiglia Esposito ha contribuito a dare voce al significato più profondo della giornata: «Per noi un campo di calcio è uno spazio di incontri, amicizie, sogni e passione. Il nome di Evaristo rende questo luogo ancora più speciale e rappresenta un legame prezioso con la storia calcistica della città». L’augurio è che i ragazzi possano trovare nella fantasia e nel talento associati al suo nome un motivo in più per amare il calcio.
Le vecchie glorie tornano in campo
A completare la giornata, una presenza nutrita di autorità, rappresentanti di Union Brescia, amici e protagonisti del passato biancazzurro. Non è mancata una formazione di vecchie glorie delle rondinelle, con Marco Zambelli, Roberto Cortellini, Luciano De Paola, Antonio Filippini e Felipe Sodinha tra i volti più attesi, insieme a Mattia Altobelli e ad altri ex protagonisti del calcio nostrano.
Dopo la cerimonia inaugurale, la festa si è spostata sul terreno di gioco, dove anche l’assessore comunale allo sport Alessandro Cantoni ha indossato gli scarpini per prendere parte alla sfida contro la formazione C.S.I. della Voluntas Brescia. A dare il calcio d’inizio è stato il mitico Egidio Salvi, altro nome che appartiene alla memoria calcistica della città.
Il pallone ha ripreso così a rotolare su un campo rinnovato, tra sorrisi, ricordi e voglia di stare insieme. Un finale coerente con il messaggio della giornata: il San Filippo non è soltanto un impianto sportivo che torna a disposizione della città, ma un luogo di incontro nel quale il passato può continuare a parlare al futuro.
E da oggi, sul campo dell’orologio, quel dialogo avrà anche un nome preciso: Evaristo Beccalossi. Quello del numero 10 capace di accendere la fantasia di una generazione e dell’uomo che, come hanno ricordato gli amici, ha saputo restare vicino alle persone. Un’eredità, anzi, un assist per i calciatori e gli uomini di domani.
