Rass.stampa - Galuppini sfida il Lume: "Passione Mantova. Possa da Champions"

Da Bresciaoggi 

Galuppini, si può parlare di sfida del cuore?
“Lumezzane significa casa. Mi ha preso quando ero piccolino e portato fino alla Sampdoria. Lì ho poi esordito in prima squadra. Alcune dinamiche che si sono verificate nel corso dell’ultima stagione mi hanno spinto a dover cambiare. Peccato, anche perché giocavo con Torregrossa e insieme stavamo andando forte. Da parte mia non c’è però rancore”.

Il presente si chiama Mantova, ancora in Serie C, nonostante in passato la B sia stata conquistata sul campo e accarezzata. C’è rammarico?
“No, perché ogni anno noi calciatori dobbiamo dimostrare ciò che siamo e quanto valiamo. Il calcio mi condiziona la vita nel bene e nel male. Avevo vinto con il Südtirol ma non sono legato a soldi e contratti: ho deciso che il mio percorso doveva proseguire altrove. Sono andato a Novara, piazza importante dove sono riuscito a fare bene nonostante alcune difficoltà. Poi eccomi a Mantova”.

Com’è nata l’idea di vestire la maglia biancorossa?
“C’erano altre soluzioni e offerte, ma dopo essermi incontrato con il diesse Botturi e con Possanzini ho dato la mia parola. Ho capito sin da subito che mi volevano e che credevano fortemente in me. Da parte mia sentivo che l’ambiente era quello giusto e che volevo giocare in questa piazza, perché sapevo quello che potevo ricevere a livello emozionale”.

Un’opportunità legata al progetto tecnico-sportivo?
“Assolutamente sì, non sono uno che sceglie in base a soldi o categorie. La partenza è stata folgorante”.

Dopo anni complicati Mantova ha la possibilità di sognare il grande salto?
“I presupposti per disputare un campionato importante erano evidenti, ma in campo non si è mai soli. Ci sono gli avversari, e in questo girone ci sono diverse corazzate che hanno speso e investito parecchio”.

Vi sorprende un po’ questo primato?
“Non pensavamo di iniziare così bene anche se le basi per una stagione di alto livello erano state gettate tra giocatori arrivati e guida tecnica”.

Ben 13 vittorie in 17 gare, miglior attacco e seconda difesa meno battuta: nel calcio i numeri non mentono…
“Vero, soprattutto alla lunga. Ma la stagione è lunghissima: è presto per sbilanciarsi. Sicuramente la squadra sta girando bene e il gruppo è in grado di sopperire bene alle eventuali assenze”.

Senza sottovalutare la spinta di un pubblico entusiasta.
“Assolutamente. L’anno scorso c’erano 600 abbonati, quest’anno abbiamo sfondato quota 4 mila. Sabato per la gara con il Lume aspettiamo oltre 6 mila tifosi. È una piazza importante, gemellata anche con Brescia: una delle motivazioni che mi ha spinto a venire qui è legata alla tradizione e al grande tifo. Qui l’amore per la squadra si respira a 360 gradi”.

Nel motore bresciano del Mantova spiccano anche Botturi e Possanzini. Com’è stato l’impatto con il nuovo allenatore?
“Stupendo. È un tecnico che cura ogni dettaglio. Il suo è un calcio totale: con lui vai in campo e sai perfettamente cosa devi fare. Siamo sempre ordinati in entrambe le fasi. Parla in modo chiaro, ti dice le cose in faccia e si pone allo stesso modo con tutti: dal capitano fino al ragazzo più giovane. Credo che questo sia il suo segreto”.

Sabato che Lumezzane si aspetta di trovare?
“Una squadra organizzata e quadrata. Conosco bene tutto lo staff, mister Franzini in primis, perché insieme abbiamo condiviso l’esperienza a Piacenza. E ho avuto modo di giocare insieme a Taugourdeau e Moscati, altri invece, penso a Pesce e Gerbi, li ho affrontati da avversario”.

Che ricordo ha di Franzini?
“Con lui ho sempre avuto un buon rapporto, anche se quando mi allenava ero giovane e avevo davanti tanti veterani. Insieme abbiamo vinto un campionato. È un allenatore forte: sa quello che vuole, dà sempre la sua impronta alla sua squadra e anche lui è legato più al progetto che non alla categoria. In più è un vincente: credo che la sua carriera parli per lui. E umanamente è un’ottima persona”.

Come giudica la stagione del Lumezzane e fino a dove può spingersi?
“Parte con una guida tecnica di valore e un’identità precisa rispetto ad altre squadre. Ha attraversato un momento difficile, ma ha saputo uscirne. Credo che rispetto alle rivali per la salvezza abbia qualcosa in più dal punto di vista tecnico e che meriterebbe qualche punto in più. Per me è una squadra che può valere anche un posto nei play-off”.

 

Dal Giornale di Brescia

C’è chi pensava fosse un momento fortunato quello dei virgiliani, ma quasi a fine andata il ruolino di marcia dice 13 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte con 33 gol fatti e solo 12 subiti. “E sono fin troppi – sorride Galuppini se pensiamo che 4 li abbiamo presi dalla Triestina ed altri erano più che evitabili. Non ci ha dato fastidio che la gente pensasse che non saremmo durati. Abbiamo consapevolezza, la classifica la guardiamo sì e no. Magari sentiamo più pressione ora e si vede nella fretta che mettiamo nel voler recuperare lo svantaggio, ma non è un’ossessione la nostra perché non siamo partiti per vincere”.

L’artefice di questo miracolo ha un nome ed un cognome: Davide Possanzini, il tecnico ormai di casa nel Bresciano che ha plasmato un Mantova bello e vincente. “La prima volta che ho incontrato la società ho detto subito che volevo andare a Mantova. Un po’ – spiega Galuppini – perché mi stuzzicava il luogo e poi mi piaceva il progetto tattico. Ma non pensavo che fosse bello a questi livelli. Non è una frase fatta, ma in C nessuno propone questo calcio, in B nemmeno e in A pure. Forse in Champions League…”.

Non è un’iperbole, quella di Galuppini e il fantasista spiega perché: “Non so dove è la verità, in tanti dicono che sia lo stesso Possanzini ad aver influenzato De Zerbi, di cui è stato vice. Ha idee un po’ diverse, non è schematico e infatti in ogni partita ci propone rotazioni offensive diverse. Siamo interscambiabili, ho un po’ di libertà, ma sto capendo fin dove posso prendermela”.

Ah già, sabato sarà anche gara da ex: “Non la sento particolarmente, in tutta onestà. Però quella a Lumezzane è stata la mia prima esperienza da ex e, dopo alcune incomprensioni, nell’anno con Marcolini ho fatto bene e mi sono divertito con Torregrossa”.

 

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