Rass.stampa - CorriereBs: "Alberti è diventato imprenditore (ma mi manca lo spogliatoio)"

Dal Corriere della sera-Brescia

É una fredda serata di fine novembre del 2005. A San Siro si gioca Milan-Brescia di Coppa Italia e un cross dalla sinistra trova puntuale al gol di testa Andrea Alberti, più che promettente ventenne che soli tre anni prima ha esordito in serie A in un Brescia-Roma, schierato da Carletto Mazzone per una manciata di minuti a fianco di Roberto Baggio. «Ecco, ci siamo: il “gnaro” è tornato a Brescia e si prenderà la rivincita», si pensa quella sera dagli spalti biancoblu, che hanno sempre avuto un occhio di riguardo per quel ragazzo dalla capigliatura strana e cresciuto a San Polo. Andrea segna dopo mesi di cocenti delusioni, a partire da quello che lui stesso ancora oggi definisce «il ricordo più brutto della mia carriera»: la mancata convocazione nella nazionale Under 20 per il Mondiale di quell’estate in Olanda.

Nel corso della stagione si ritrovò messo ai margini dalla Sanbenedettese, in nazionale non aveva mai mancato di dare il suo contributo; lo stesso Ct Berrettini lo aveva pubblicamente rassicurato del fatto che, seppur venisse da una stagione sfortunata, avrebbe fatto parte della comitiva azzurra. Così non fu e, viste le promesse di spogliatoio ed il risultato ottenuto da quella nazionale (uscita ai quarti con il Marocco, dopo aver perso ed essere arrivata dietro alla Siria nella fase a giorni), viene davvero difficile parlare di scelta tecnica, mentre è molto più probabile che sia stata una esclusione partorita dai vecchi vizi del mondo del pallone professionistico, caratterizzato spesso da interessi più materiali ed economici che sportivi: «Il mondiale under 20 era considerato il trampolino di lancio per la futura carriera da professionista», ricorda oggi Andrea e non è certo complottistico, per chi mastica di calcio, dedurre che qualcuno abbia deciso che non doveva essere lui, ma qualcun altro, a lanciarsi con quel Mondiale vinto da un’ Argentina trascinata da un giovane Lionel Messi.

Andrea rimase a casa, ma la voglia di riscatto era tanta e sta tutta in quel colpo di testa scagliato a San Siro prendendo il tempo a Costacurta. Rimase un episodio, purtroppo, anche perché a pesare sul suo futuro ci sarà un po’ di tutto: la scelta di agenti sbagliati, un calcio che preferisce mercanteggiare attraverso acquisti esotici invece che valorizzare giovani talenti nostrani e gli immancabili infortuni, forse un po’ troppo trascurati dato che, ancora oggi, riverberano sulla sua malandata schiena. «Certo, probabilmente ci ho messo anche del mio perché le cose non andassero per il verso giusto e mi rendo conto di avere avuto il privilegio di poter esordire a fianco di Baggio e Guardiola e non essere stato in grado di spiccare il volo», ammette oggi l’ex calciatore che, tra gli addetti ai lavori, era considerato un predestinato. Fortissimo, molto tecnico, forse troppo per il calcio che lo attende negli anni successivi tra serie C1 e D, dove il fisico conta molto più della tecnica. Il tempo passa e non si fa mancare neppure infondate accuse di calcioscommesse e fallimenti di società, ma gli anni vengono vissuti comunque con passione ed un amore profondo per lo spogliatoio «che è una delle cose che mi manca di più oggi», confida Andrea, il quale nel frattempo si ritrova a dover decidere cosa fare da grande.

Un giocatore cresciuto nel mondo del calcio spesso rimane nel settore, ma sente che non fa per lui: «Sono sempre stato schietto e diretto, non mi piace farmi mettere i piedi in testa», confida di sé, ed è una caratteristica che non si addice a certi ambienti del calcio nel quale spesso spopolano gli “yesman”. Sceglie così di diventare imprenditore e dal 2019, attraverso un’idea sviluppata con la compagna Francesca, gestisce un’attività di vendita di cibo per cani e gatti di altissimo livello, totalmente naturale e non industriale, a Brescia Due: è il Kobe B.A.R. food di via Repubblica Argentina, dove grandi vetrine refrigerate propongono carni fresche, mentre sugli scaffali snack e prodotti selezionati sono in bella mostra con tanto di marchio del negozio. Gli affari vanno bene e, dato l’altissimo livello della proposta, si può dire giochi ancora in Serie A, seppur lontano dai campi di calcio.

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