da L’Arena
Certe scelte raccontano più di mille proclami. Daniele Baselli, nuovo acquisto del Chievo Verona, ha deciso di rimettersi in gioco accettando una sfida che va oltre il semplice cambio di maglia. Lontano dalle luci dei tornei maggiori ma vicino a motivazioni autentiche e a un obiettivo chiaro: vincere. Il centrocampista bresciano arriva alla società della Diga con entusiasmo, consapevolezza e una condizione fisica che lui stesso definisce «arruolatissima». Perché in effetti «sto molto bene», sottolinea. «Ho giocato fino a dieci giorni fa col Padova, quindi fisicamente sono pronto. Non arrivo qui per rimettermi in forma, ma per dare subito una mano alla squadra».
A Padova che esperienza è stata? Diciamo che la partenza è stata ottima, ero titolare. Poi ho avuto qualche problema e sono finito ai margini. Andreoletti è un ottimo allenatore ma tra di noi non c’è stata grande sintonia. Era giusto cambiare aria. Accettare il Chievo significa, tuttavia, fare un evidente passo indietro come categoria. Ma quello non è stato assolutamente un problema. Da tempo ho smesso di preoccuparmi dello status. Se avessi ragionato così non sarei qui. Il Chievo mi ha dato un’opportunità e l’ho accettata con convinzione, anche sapendo che poteva sembrare un passo indietro. Ma nella mia testa non lo è”.
Ti sei definito un “vecchio” del calcio moderno. Cosa intendevi? “Che oggi il calcio è cambiato e io non ho più voglia di essere un peso per certe realtà. Preferisco un ambiente dove la mia esperienza possa essere utile davvero. Qui sento di poter fare una buona esperienza e soprattutto di poter vincere. L’obiettivo, quindi, è chiaro… Sì. Sono qui per vincere il campionato. Non avrebbe avuto senso fare questa scelta se non ci fosse questa ambizione!”.
Il tuo futuro è già scritto: a fine campionato andrai in Dubai con Douglas Costa. O lasci spazio a nuove possibilità? “L’idea iniziale è simile a quella di Douglas: giocare qualche mese qui e poi fare un’esperienza a Dubai. Però lascio una porta molto aperta. Se il Chievo dovesse fare un’impresa, se mi sentissi bene, se tutto funzionasse… perché non rimanere? Oltretutto vivo già a Verona, quartiere San Zeno, e mi ci trovo benissimo. Sono di Brescia, quindi Verona è in qualche modo casa. Anche questo ha inciso nella scelta”.
Conosci già alcuni compagni di squadra? “Molto bene Paloschi, abbiamo fatto la Nazionale insieme. Pisano credo di averlo incontrato a Varese, quando ero a Cittadella. Non parto da zero, ed è importante. Che tipo di giocatore sei oggi? Mi definisco una mezzala classica. Però sono sempre stato adattabile: ho giocato anche nei due di centrocampo e pure da trequartista in certe situazioni, soprattutto per andare a prendere i mediani avversari. Posso adattarmi anche al 3-5-2 senza problemi. Quanto conta il gruppo per il tuo inserimento? Tantissimo. Deve essere il gruppo ad aiutarmi a capire come si vince in questa categoria. Io metto a disposizione la mia tecnica, la mia personalità e la massima disponibilità. Già pronto peril derby di sabato a Caldiero? Le scelte spettano al mister, ma io ci sono”.
