Lascio la banca e apro la palestra del calcio. La storia di Stefano Mazzoldi

C’è sempre una passione ardente dietro alle idee più innovative e travolgenti, quelle capaci di scombinare abitudini, vita professionale e prospettive accendendo tutto di una luce nuova, quella dell’entusiasmo.

“Il calcio è sempre stata la mia passione – racconta Stefano Mazzoldi -, prima da calciatore, poi da preparatore atletico. È stato un percorso lungo ed avvincente, che nei mesi scorsi ha contaminato positivamente anche le mie scelte lavorative, condizionando tutto il mio mondo”.

Nel passato di Mazzoldi ci sono le maglie di Rodengo prima e Saiano poi, una laurea in economia aziendale e l’impiego in un istituto bancario. Numeri e bilanci, calcolatrici e correntisti di giorno; pallone la sera. “È andata così per anni, ma dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ho deciso di laurearmi in Scienze Motorie e di fare esperienza sul campo affiancando un ottimo preparatore come Andrea Reboldi, che mi ha portato con lui a Cazzago. È stata la mia gavetta, sempre più formativa dopo il suo trasferimento al Breno, quando ho dovuto rimboccarmi le maniche e farmi ulteriormente le ossa, ma in prima linea”.

L’arrivo della pandemia diventa un momento di riflessione e introspezione, nel corso del quale la vocazione sportiva esplode letteralmente. “Tutto era fermo, ma nella mia testa le rotelle giravano a mille. Pensavo da tempo alla possibilità di cambiare vita, di creare uno studio tutto mio che non fosse finalizzato semplicemente finalizzato all’attività di personal trainer, ma che costituisse un progetto innovativo. Un posto dove uno sportivo potesse fare una tipologia di preparazione diversa, che non fosse semplicemente il classico sollevamento pesi, ma che comprendesse i gesti atletici e tecnici del suo sport di riferimento. Prendiamo il calcio: cambi di direzione, movimenti specifici a corpo libero, lavoro ad hoc con il pallone”.

Preparazione fisica e tecnica dunque, con un occhio di riguardo anche per il recupero dagli infortuni: “L’idea era proprio quella. A stimolarla c’era anche la certezza che chi subisce un infortunio vuole rientrare il prima possibile. La mia esperienza mi ha insegnato che nei dilettanti non si è seguiti al meglio da questo punto di vista. Perfino in Eccellenza. Lo staff pensa al collettivo, non al singolo. Qui la prospettiva è opposta”.

Sette mesi fa l’idea è sbocciata a Rodengo Saiano ed ora ha un nome ben preciso: Equipe Training Lab. Il progetto ha preso forma radicandosi sul territorio grazie alle intuizioni di Mazzoldi, trasformate in uno spazio fisico, attivo e organizzato, ma anche con l’ausilio di alcune collaborazioni importanti. “Abbiamo promosso Equipe Training Lab durante il pre-season di Nostop, realtà che ci ha garantito un grande supporto soprattutto nella persona di Marco Mingardi. Abbiamo colto al volo anche l’opportunità di convenzionarci a CalcioBresciano, che ci aiuterà a promuoverci e a presentare alle società e ai calciatori di tutte le categorie pacchetti ad hoc e opportunità da non perdere”.

La parola d’ordine è crescita: “Generare relazioni di questo tipo è fondamentale per ottenere risultati. Devo dire che ci stiamo sviluppando in fretta. Per tanti calciatori che vengono qui la prima volta l’esperienza si trasforma ben presto in un percorso vero e proprio. Molti fanno due allenamenti con la squadra ed il terzo qui da noi. I riscontri sono ottimi: si sentono meglio e rendono di più in campo”.

Nelle parole degli atleti più esperti c’è la conferma di aver colto nel segno: Molti over 30 ci dicono che se un progetto del genere fosse partito 10-15 anni fa ne avrebbero avuto grandi benefici in ottica prestazioni, salute e carriera. Stiamo facendo passi da gigante e devo ringraziare anche il mio collaboratore Luca Inverardi, supporto prezioso oltre ad essere preparatore nell’Under 14 del Gussago”.

Il cuore dell’attività batte per il calcio, ma da Equipe Training Lab si sta già diversificando: “Abbiamo già fatto test con società di pallavolo, arti marziali e boxe. Il nostro modello è adattabile a tutte le discipline sportive. Stiamo per ampliare il discorso anche al basket e speriamo di poter collaborare in futuro con il Brescia Femminile, che si allena proprio qui a Rodengo”.

Le rotelle, nel frattempo, non smettono di girare: “Quando un sogno si realizza ne devi mettere subito un altro nel cassetto. L’obiettivo primario ora è diventare un punto di riferimento per i calciatori della zona. Se devo gettare lo sguardo più in là mi piacerebbe piazzare un campetto sintetico in un capannone con tanto di porte per poter fare veramente tutto. Basterebbe metà campo con intorno una bella palestrina”.

Gli occhi brillano: “Le idee non ci mancano, ma bisogna fare un passo alla volta, imbastire le giuste collaborazioni e trovare i sostegni ideali. È un cammino, che porteremo avanti con determinazione, senza abbatterci mai e pronti a rinnovarci sempre. Se penso ad un anno fa mi viene da sorridere. Tutti mi dicevano la classica frase: ‘Hai il posto fisso! Chi te lo fa fare?’. Io non avevo dubbi che sarebbe andata bene sia per le sensazioni che sentivo dentro sia per la voglia di riuscirci. E poi questa non è una semplice palestra. È qualcosa di diverso, di nuovo, da provare”.

 

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