Tavecchio, la commozione di Facchi: "Un maestro. Ho imparato di più in un anno e mezzo con lui che negli ultimi vent'anni"

“Mi aveva preso sotto la sua ala. Ho iniziato il mio percorso federale con il miglior maestro che potessi avere. In questo anno e mezzo con lui ho imparato più che negli ultimi vent’anni”. C’è un nodo alla gola da sciogliere nella voce di Stefano Facchi, delegato provinciale della Lnd, affranto dall’improvvisa scomparsa del presidente regionale Carlo Tavecchio.

“Era prodigo di consigli immediati, non lasciava le cose a bollire: era uno che risolveva problemi. Per noi rappresentava un punto fermo, un uomo di calcio al servizio del calcio, un esempio. Una persona di questo calibro nel panorama italiano e probabilmente perfino europeo non c’è. Quando si faceva sentire lasciava il segno. Tavecchio era un uomo dalle risorse infinite. In Lombardia non potremo mai più avere un presidente del genere, un gigante per abilità e competenze”.

Nemmeno l’eco di alcune dichiarazioni che hanno causato autentici terremoti mediatici facendo di Tavecchio un personaggio discusso e spesso criticato aspramente può scalfire la stima di Facchi per il dirigente comasco. “Nel calcio ne abbiamo viste, ne vediamo e ne vedremo sempre di tutti i colori. Le cadute di stile possono capitare, talvolta anche per eccesso di genuinità e sincerità. Ai suoi detrattori ricordo l’onestà intellettuale dimostrata nel 2017, quando dopo la storica sconfitta dell’Italia con la Svezia si dimise da uomo, abbandonando la Federcalcio a testa alta. Fu un esempio di umiltà e dignità”.

Il rapporto tra Facchi e Tavecchio è sempre stato speciale. “Le false promesse non gli appartenevano. Era pronto ad abbattere i muri e scalare le montagne per mantenere fede ad un impegno. Aveva preso a cuore la Lombardia ed era molto soddisfatto per il lavoro che stiamo facendo a Brescia, provincia per la quale aveva un occhio di riguardo. Alla nostra delegazione non ha mai fatto mancare vicinanza e complimenti”.

Sulla bontà del lavoro svolto dopo l’elezione del 2021 nessun dubbio: “Se a 79 anni fai il presidente della Lombardia dopo una carriera del genere significa che hai dentro un fuoco sacro. Ha preso in mano il Crl in un momento storico difficilissimo, affrontando la pandemia, risanando un bilancio in rosso e avviando progetti innovativi, di cui vedremo frutti importanti nel prossimo futuro, quando potremo percepire davvero la grandezza del suo operato”.

In una giornata di dolore come questa anche qualche piccolo rimpianto si fa largo nei sentimenti di Facchi: “Avrei voluto ripagare la sua fiducia mostrandogli i risultati del grande lavoro della nostra delegazione, che arriveranno anche grazie alla sua fiducia. Purtroppo ho mancato nel comunicargli di persona tutta la mia stima. Il fatto è che troppo spesso noi esseri umani siamo talmente presi da impegni, scadenze e obiettivi da pensare che non debba mai arrivare il momento dell’addio. Certe cose, invece, vanno dette per tempo guardandosi negli occhi”.

L’ultimo incontro, da registrare nell’album dei ricordi, è quello all’assemblea regionale dello scorso 14 gennaio: “Non era in forma, ma non ha mai mollato, lavorando sodo fino all’ultimo. Ora, ricollegando i puntini, emergono dettagli che rendono tutto più nitido. Le ultime parole che mi ha detto non sono banali: ‘Delegato, avanti tutta. Sempre!’”.

L’ennesimo stimolo di un leader. “Il futuro non mi preoccupa, perché Carlo Tavecchio in questo lasso di tempo è stato impeccabile anche nella costruzione di un gruppo di lavoro unito, competente e al quale ha saputo delegare mansioni chiave. Ha costruito qualcosa di veramente solido. Sapremo dare un seguito alla sua grande opera”.

Bruno Forza

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