Progetto "Noi Ci Teniamo", Marani: "È ora che il calcio cambi i suoi modelli"

La conferenza stampa di presentazione del progetto dell’Fc Lumezzane “Noi Ci Teniamo”, ospitata dalla sede cittadina del Camozzi Group, ha fornito tante letture interessanti della strada intrapresa dal club presieduto da Andrea Caracciolo. Dopo aver chiarito confini e finalità dell’idea, nata dal patron Lodovico Camozzi, i relatori hanno risposto alle domande dei giornalisti, facendo uscire temi interessanti non solo sulla natura del progetto, ma anche sul calcio di oggi, la Lega Pro, la provincia bresciana che sa rendersi protagonista.

 

 

Ad aprire le danze è stato proprio Andrea Caracciolo, che ha riassunto quanto fatto finora dall’Fc Lumezzane nell’avvicinare la società intesa come gruppo calcistico alla società intesa come comunità territoriale. Alcune iniziative già portate a termine, altre da imbastire. Il riferimento e la fonte rimane uno: “Lodovico Camozzi sta trasferendo a tutta l’organizzazione uno spirito sociale, che va oltre il campo. Quando giocavo questi discorsi li sottostimavo, colpevolmente. Ora sono in prima fila perché possano arrivare ai giovani, non solo quelli del nostro vivaio, ma a quelli di tutto il territorio bresciano. Noi ci teniamo davvero, la nostra bravura dev’essere capire queste nuove generazioni”.

“Per quanto riguarda la stagione del Lumezzane direi che sta andando molto bene. Vogliamo crescere, il che significa confermare prima di tutto la categoria, visto che ci siamo appena rientrati, il che ha richiesto un grande sforzo nell’adeguarci al professionismo. Stiamo mettendo le basi. E poi c’è poco da dire: la società vuole vincere. Non solo con la prima squadra maschile, ma anche con quella femminile, che punta a salire in B, e con la Primavera 4, che ha recentemente battuto la prima in classifica”.

Accanto al presidente del Lumezzane, Chiara Conti, manager del Camozzi Group, ha spiegato più nel dettaglio la creazione di un’Accademia online e gratuita aperta ai tesserati, che si appoggia sul Link, piattaforma virtuale dell’azienda per lo sviluppo di competenze tecniche e relazionali. “Si uniranno formazione in aula, on the job e e-learning, per garantire una possibilità di apprendimento a 360 gradi. Sarà possibile seguire anche corsi di lingua italiana, inglese, francese, tedesca e spagnola. Uno spazio di condivisione in continuo aggiornamento, utile sia agli adulti che ai ragazzi. Lo strumento nasce per essere usufruibile da tutti, in ogni momento e in ogni luogo”.

Non poteva mancare la presenza del primo cittadino lumezzanese, Josehf Facchini, punto di congiunzione tra realtà sportiva di riferimento e territorio. “Non è un caso che per la prima volta un sindaco di Lumezzane abbia voluto mantenere la delega allo sport. Lo sport è nel mio cuore, sono anche io un ex calciatore, anche se mi sono dovuto fermare alla Primavera del Lume. Abbiamo investito tanto sulle strutture e ora ce le invidiano. Non parlo solo dello stadio ‘Saleri’, ma anche del palazzetto, della piscina, del club di tennis, che ha una squadra femminile in A2. I prossimi ad arrivare saranno i campi da padel. Vogliamo fornire alla comunità tutto ciò di cui ha bisogno sia per fare sport, sia per crescere a livello sociale e culturale”.

L’intervento più compiuto e sfaccettato, tuttavia, è stato quello di Matteo Marani. Giornalista, già direttore del Guerin Sportivo e di Sky Sport 24, Marani ha legato i valori del progetto a quelli di una Lega Pro di cui è presidente da un anno. Il particolare, cioè l’attività meritoria di società come il Lumezzane, può diventare un modello per il generale. “Già il nome scelto mi piace, perché ‘Noi Ci Teniamo” contiene la lettera della nostra serie, la C appunto. Creare valore personale significa anche accrescere il valore di un calciatore. È ora che il calcio vada nella direzione a cui mira questo progetto, quello della sensibilità, dell’inclusione, della sostenibilità. Avere un imprenditore forte che capisca quanto sia importante investire nel capitale umano aiuta”.

“Il calcio professionistico ha obblighi nei confronti della società, delle giovani generazioni e del calcio dilettantistico, che non va dimenticato, perché costituisce la base del movimento e ne determina la salute. Abbiamo dei doveri, per il rilievo e la visibilità. I modelli sono importanti e i calciatori professionisti sono in vetrina con i loro comportamenti. Siamo in un’epoca di individualismo, giocatori e sportivi hanno grande potenza comunicativa”.

“La Serie C ha 60 squadre che rappresentano 60 territori diversi, una realtà molto eterogenea, il che costituisce una forza. La differenza non sta più tra club piccolo o grande, con maggiore o minore storia alle spalle, ma tra organizzato e non organizzato. A volte ci sono piccole società con dietro un muro di aziende, che hanno una forte struttura interna e sono serie. È il caso del Lumezzane, ma anche del Pineto, ad esempio, altra neopromossa che viene da un piccolo comune, abruzzese. Un esempio virtuoso, che ha un imprenditore forte alle spalle, uno che in 3-4 mesi ha saputo tirar su un impianto totalmente nuovo, smentendo chi dice che la burocrazia non permetta di fare nulla. Il calcio sta facendo i conti con la fine di un modello, serve crearne un altro che faccia rete e sia sostenibile. Alle società spesso dico: ‘Prendete un terzino in meno ed assumete un neo laureato in più’. Ma l’ultimo anno parla di una buona crescita, sotto diversi aspetti. Abbiamo raddoppiato i ricavi dei club, siamo sbarcati su Sky, il dato dell’affluenza media agli stadi si è alzato del 40%”.

“Le iniziative imposte dall’alto spesso non funzionano, quelle che partono dalle società hanno molta più forza. È il caso di questa. Da parte mia sto cercando di essere più sensibile alle esigenze di tutti. Ma invito i club ad essere tanti Lumezzane. È molto più facile lavorare con società strutturate come il Lume. Credo al lavoro in team, quello che stiamo facendo in Lega a Firenze; al contrario non ho mai creduto all’idea dell’uomo solo al comando. La fiducia delle società è il nostro carburante. Se guardo al Lumezzane mi sembra, da spettatore esterno, che ci sia chiarezza nella divisione dei ruoli. È fondamentale anche il confronto. Di recente ho portato i rappresentanti delle squadre di Lega Pro al Viola Park, per far vedere i grandi modelli di efficienza. Ecco perché non sono contrario all’idea delle seconde squadre in Serie C, perché diventerebbe un tema di confronto qualitativo”.

Brescia e la sua provincia sono sempre stati un territorio di grande impresa nel calcio, dall’Ospitaletto di Gino Corioni, a cui sono legato perché ero giovane quando portò il Bologna in Serie A, alla Feralpisalò di Beppe Pasini. Lui è stato anche consigliere in Lega Pro; quando fu promosso la scorsa primavera gli dissi: ‘Sono contento per te ma dispiaciuto per me che te ne vai’. Vedo la stessa idea di restituzione al territorio anche nei soci del Lumezzane”.

 

Matteo Carone

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