dal Corriere della sera-Brescia
Con certi numeri, viene da chiedersi come sia possibile che questa squadra sia a undici punti dalla promozione diretta, margine che nella prima gara del 2026 è stato ridotto di due lunghezze. Il riferimento è al rendimento esterno del Brescia: sia quello targato Diana sia quello di marca Corini. Con i tre punti ottenuti domenica, ora sono 24 quelli guadagnati lontano da casa in 10 incontri: sette vittorie (cinque con il precedente allenatore, due con l’attuale) e tre pareggi (a Verona, Ospitaletto e Cittadella), una media da 2,4 punti che in questo momento non può vantare nessuna squadra professionistica italiana. E ricordiamo che sono cento, ridotte a 99 dal crac del Rimini.
Il Brescia è imbattuto come il Milan e la rivale Vicenza, senza macchia neanche in casa a differenza dei rossoneri, che steccarono invece al debutto a San Siro con la Cremonese. Per rendimento, la media dell’Union è superiore a quella di Allegri (2,25), del Frosinone (Serie B) e dell’Arezzo (Serie C, girone B) che si attestano a 2,1. Poi, con due punti di media, ecco il Vicenza e anche l’Inter Under 23, a sua volta inserita nel girone A. E, se per questi ultimi giocare in casa o fuori non fa differenza, considerando il seguito bassissimo delle seconde squadre, per il Brescia permane un problema Rigamonti al quale Corini dovrà porre un freno: nelle sue precedenti esperienze, a Mompiano ha sempre messo il turbo sia nella stagione della promozione sia in quella (breve) della semifinale play off persa con il Monza. In Serie A, invece, piazzò tre colpi salvezza pesanti a Cagliari, Udine e Ferrara mentre al Rigamonti battè solo il Lecce, ma Cellino lo esonerò prima che il calendario interno migliorasse: in casa aveva fatto tremare Juventus e Inter, messo sotto il Milan (mai sconfitta fu più immeritata) poco prima che arrivasse il secondo avvicendamento in panchina, stavolta con Lopez.
Se la situazione in Italia è chiara, sorprende ancora di più vedere dove si colloca il Brescia nel confronto con le altre quattro principali leghe europee, ossia Inghilterra, Spagna, Germania e Francia (sono state analizzate le tre prime serie in ognuna di queste nazioni). Rispetto al nostro Paese, per definizione il più tattico (anche la Serie C non fa eccezione, i problemi casalinghi sono stati causati anche da questo), c’è una tendenza più spiccata a giocare per la vittoria a prescindere dal fattore campo. Eppure, solo il Bayern Monaco – la più forte squadra europea, coppe incluse, della prima metà della stagione – vanta una media migliore (2,71 punti) rispetto al Brescia con 19 punti in 7 gare. La prima spagnola è il Tenerife (2,3), militante nella terza serie iberica, un decimo sopra persino al Barcellona: in Francia il Lens, capolista in Ligue 1, impressiona con un rendimento da 2,11, comunque inferiore rispetto a quello dell’Union; in Inghilterra l’unica che raggiunge i due punti di media è l’Arsenal, capolista in Premier League. Il passo è quello delle grandi squadre, che sono tali tuttavia per la capacità di saper esprimersi al meglio anche in casa. Questa è la sfida reale di Corini: se la vincerà, potrà accelerare i tempi e salire subito in Serie B, con o senza play off.
