Papà, imprenditore e tifoso. Zanardini: "C'è voglia di innamorarsi ancora. Questa città merita un grande Brescia"

Agente assicurativo e giocatore di basket, in Serie C. Vent’anni fa la vita di Fabio Zanardini era divisa tra appuntamenti con i clienti e canestri. Oggi sfoglia l’album dei ricordi con lo sguardo da imprenditore e da padre di famiglia. La sua azienda, Borgo Spurghi, ha sede a Castenedolo ed è leader nel settore dei servizi ecologici. Nel corso del tempo si è ramificata in più ambiti. Parallelamente al lavoro sono arrivati quattro figli, che considera il suo successo più grande. Il tutto si unisce ad una passione enorme, quella per il mondo del calcio.

“Il 2004 è stato certamente un anno chiave della mia vita” racconta Zanardini. “Il passaggio da agente a imprenditore? Sono serviti voglia di mettersi in gioco e disponibilità ad uscire da una comfort zone. Avevo circa 27 anni e ha fatto la differenza quel pizzico di sana incoscienza che genera entusiasmo. Unendola alla passione e all’ambizione ho trovato la forza per chiudere un capitolo della mia vita che aveva esaurito la sua spinta propulsiva. Sentivo il forte desiderio di mettere a frutto le idee condivise con mio padre, di giocare insieme questa partita, di vivere una sfida. Oggi, a distanza di anni, credo che il segreto di un imprenditore vincente sia proprio quello: mettersi in gioco, alimentare quel fuoco sacro che ti spinge a scendere in campo con equilibrio e lungimiranza, ma anche con la disponibilità a prendersi dei rischi”.

Tutto ebbe inizio dall’acquisto di un camion e dall’ingaggio di due dipendenti. “Papà aveva un’azienda ben avviata nell’ambito dei lavori agricoli e stradali, ma da tempo riteneva che il settore degli spurghi potesse risultare vincente. Ci lanciammo in questa nuova avventura insieme e i riscontri non tardarono ad arrivare. La crescita è stata costante e ci ha condotti a diversificare estendendo il raggio d’azione agli escavatori a risucchio, alle macerie, alla gestione dei rifiuti e alle bonifiche, con una divisione dedicata all’amianto. Lavoriamo per privati, aziende, industrie e a supporto dell’edilizia. Ne abbiamo fatta di strada”.

Lungo il percorso non sono mancate le salite. “È così per tutti. Il momento più duro è coinciso con scelte strategiche che ci hanno spinti a ridimensionare commesse importanti per riposizionarci sul mercato. Cambiare porta sempre incertezza, ma è stata una scommessa vinta, quindi è un ricordo che unisce preoccupazione e gratificazioni. Non posso dimenticare, poi, quando venne a mancare mio padre. Era il 2021 e oltre al dolore per la perdita di un genitore ho dovuto fare i conti con la separazione da un imprenditore vero, da un maestro. Restare solo dopo aver condiviso ogni passo per anni non è facile, ma fa crescere”.

Resta un bagaglio di inestimabile valore, da portare con sé. “Papà mi ha insegnato che bisogna sempre agire con amore e dedizione in tutto ciò che si fa, in famiglia e sul lavoro. In ambito professionale mi ha ispirato il suo entusiasmo nel volersi mettere sempre in gioco, nel valutare nuove opportunità. Credo sia lo spirito che ogni imprenditore deve avere. Lui si è fatto dal nulla e ha conquistato stima e affetto da parte di molti. È soprattutto grazie a lui se i nostri dipendenti ci riconoscono come una famiglia di persone serie. Io cerco di portare avanti i suoi insegnamenti”.

Da papà è arrivata in dono anche la passione per il calcio: “Avevo 9-10 anni, andavo al Rigamonti con lui. Poi sono arrivati gli anni in curva, le trasferte con gli amici. Una fede vera, resa memorabile dal ricordo di giocatori straordinari come Hagi e Baggio, da stagioni avvincenti. Praticavo la pallacanestro, ma il calcio mi ha sempre entusiasmato. Oggi due dei miei quattro figli giocano a pallone, quindi questo sport, di riflesso, fa sempre più parte della mia vita. Mi limito ad accompagnarli e a dare una mano nei panni di sponsor sostenendo, oltre a Basket Brescia e Union Brescia, alcune società calcistiche bresciane. Lo faccio perché credo nei valori che portano avanti, soprattutto per il bene dei giovani e per le ricadute sociali sulla collettività. Un ruolo dirigenziale nel calcio? Non credo di avere tempo tra famiglia e azienda”.

Quattro figli sono un’altra sfida ambiziosa, la più significativa. “È impegnativo, ogni età presenta le sue insidie. Abbiamo la fortuna di avere una situazione lavorativa solida, che ci dà garanzie e serenità. Servono grandi corse per seguirli in tutti i loro impegni, ma credo siano il dono e la soddisfazione più grande che si possano ricevere nella vita. Vederli crescere e rivedersi in loro aiutandoli nel cammino è bellissimo, mi dà grande gioia. Mi sento realizzato soprattutto per la famiglia che ho più che per i successi professionali e nonostante il mio ruolo ho sempre cercato di ritagliarmi del tempo per loro, delegando il più possibile in azienda. Si può fare sia l’imprenditore sia il papà”.

Dopo la famiglia ci sono Borgo Spurghi e Union Brescia a cui dedicare pensieri e sogni. “Il mio desiderio è mantenere l’azienda a livelli importanti. Ho a cuore i miei dipendenti. Intorno alla nostra realtà ruotano 50 famiglie, è una grande responsabilità. Mi piacerebbe accompagnare tutti i dipendenti fino alla pensione, proseguire insieme questo viaggio in armonia, far sentire loro l’azienda come un pezzo importante della loro vita, come una seconda famiglia. Le Rondinelle? Sogno un Rigamonti pieno, una società che esprima davvero le potenzialità di questo territorio. I bresciani meritano di innamorarsi, di rivedere un grande Brescia. C’è una storia da onorare. Sarebbe bello vedere la nostra città ai vertici nazionali, come è accaduto nel basket”.

Bruno Forza

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