di Bruno Forza
Il cuore di Yuka Kuratomi è blu, una tinta che contiene svariate sfumature. Si va da quelle leggere, tendenti all’azzurro, del suo Brescia Femminile, a quelle più profonde e intense del Giappone. Da un lato c’è il calcio giocato, che la vede protagonista con le Leonesse della nostra città, dove milita da due anni; dall’altro c’è il legame viscerale con il suo paese, dove in queste ore c’è grande attesa per la supersfida contro il Brasile di Carlo Ancelotti.
Yuka, come è sbocciata la tua passione per il calcio?
“Amo questo sport da sempre. Ho iniziato a giocare quando ero all’asilo, quindi non ricordo bene cosa mi abbia spinto a iniziare. Possiamo dire che è un legame naturale, che c’è sempre stato. Ho dedicato tutta me stessa a questa disciplina. Un lungo percorso, che ha inciso anche sulle mie scelte in ambito universitario, dato che ho studiato Scienze Motorie conseguendo l’abilitazione all’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole medie e superiori”.
Come ti descriveresti dal punto di vista tecnico?
“Gioco come terzino. Credo che i miei punti di forza siano la tecnica nel controllo del pallone e la resistenza, che mi permette di correre per tutti i 90 minuti. Quando ero piccola i miei giocatori preferiti erano Messi e Isco. Ora mi focalizzo soprattutto su chi interpreta il mio ruolo e osservo tanti giocatori diversi per imparare da loro e migliorarmi”.
Cosa ti ha spinta a venire in Italia?
“Circa cinque anni fa è nata la lega professionistica del calcio femminile in Giappone. Oggi la maggior parte delle giocatrici della Nazionale giapponese femminile (Nadeshiko Japan) gioca in Europa. Anch’io desideravo seguire le loro orme, così mi sono trasferita in Italia. Ho partecipato agli allenamenti di diverse squadre. Il Brescia più di tutti ha dimostrato di credere in me e ha voluto puntare sulle mie qualità. Fin dai primi momenti ho trovato l’atmosfera ideale e uno stile di gioco che mi piace, quindi ho scelto le Leonesse”.
Quella appena conclusa non è stata una stagione semplice.
“È vero, abbiamo vissuto momenti complicati come collettivo e anche personalmente. L’ostacolo più grande per me è stato l’infortunio al ginocchio. Ho faticato a ritrovare il mio modo di giocare, non riuscivo a fare quelle cose che prima mi venivano naturali. Piano piano, però, ho ritrovato le sensazioni e le convinzioni giuste. Ora penso solo al futuro. Per la prossima stagione voglio prepararmi al meglio ed essere al cento per cento per aiutare la squadra a vincere. Il Brescia punta a migliorare, ha obiettivi ambiziosi, ci alleneremo duramente per conquistare più vittorie possibili”.
In attesa della ripresa degli allenamenti è tempo di tifare Giappone, sin qui protagonista di un Mondiale di ottimo livello.
“L’entusiasmo che si percepisce quest’anno intorno alla squadra è il più potente che abbia mai visto. Attualmente mi trovo a Tokyo, dove vivo con mia madre e mia sorella. Ovunque si accenda la televisione si parla del Mondiale, della Nazionale giapponese e delle squadre avversarie”.
Questa sera i sedicesimi di finale propongono una sfida storica con il Brasile.
“Fino a qualche anno fa il Brasile sembrava una squadra irraggiungibile, di un livello completamente diverso. Oggi però non credo sia più così.
L’attuale Nazionale è la più forte della sua storia e ha le carte in regola per vincere. Tutto il popolo giapponese ci crede. Sarà una partita molto importante per il nostro calcio, utile a capire quale sia il vero livello del Giappone nel panorama mondiale”.

Vincere il Mondiale è un’utopia?
“Credo che il Giappone abbia oggi le maggiori possibilità di vincere il Mondiale rispetto a qualsiasi altra edizione. Vediamo…”.
Qual è il tuo giocatore preferito della rosa a disposizione di Moriyasu?
“Takefusa Kubo. Ogni volta che ha il pallone tra i piedi mi emoziono, perché penso sempre che possa inventare qualcosa di speciale”.
Che ne pensi dell’assenza dell’Italia dal Mondiale per la terza edizione consecutiva?
“È qualcosa di strano. Sinceramente non ne conosco il motivo. Ciò che è certo è che l’Italia è uno dei Paesi più importanti al mondo nel calcio. Spero davvero che possa tornare presto a essere protagonista in questa competizione, già a partire dalla prossima edizione”.
La cultura giapponese è ormai molto presente anche in Italia, soprattutto tra i giovani appassionati di anime e manga. Gli over 35, poi, sono cresciuti seguendo le avventure di Capitan Tsubasa, da noi Holly e Benji. Che effetto ti fa?
“È curioso perché, a dire il vero, io non ho mai guardato molti anime o letto molti manga. Mi sorprende che in Italia ci siano così tante persone che ne sanno molto più di me, ma è una constatazione che mi riempie d’orgoglio, perché so quanto sia importante quel capitolo della nostra cultura per il popolo giapponese. Vederla apprezzata in altri luoghi del mondo mi rende davvero felice”.
A proposito di cultura, come si vive a Brescia? Come la descrivi ai tuoi amici di Tokyo?
“La qualità della vita a Brescia è ottima. Il centro è vivace e, appena ci si allontana un po’, ci sono montagne e tanta natura. Le difficoltà maggiori per me sono state la lingua e il cibo. Per quanto riguarda l’alimentazione, qui si mangiano molti piatti a base di farina e a volte mi mancano i piatti giapponesi, come il sushi o i pasti tradizionali. Quanto alla lingua, ci sono ancora cose che non capisco e non riesco sempre a esprimermi come vorrei, quindi comunicare non è facile. Sono felice di essere qui perché l’Italia è un paese meraviglioso. Ciò che mi piace di più sono le persone: allegre, gentili, piene di energia. Stare con loro mi mette sempre di buon umore e mi diverte davvero tanto”.
Oggi hai 26 anni. Cosa speri per il tuo futuro?
“Non guardo troppo lontano, faccio un passo alla volta. So con certezza che il mio obiettivo è diventare, giorno dopo giorno, una giocatrice migliore e più forte. Non mi accontento di quanto ho fatto finora. Voglio continuare a crescere e arrivare sempre più in alto, senza pormi limiti”.

