Real Leno, perfezionarsi per crescere ancora. Staff più ampi, eventi e filo conduttore tra vivaio e prima squadra

Ricerca di un miglioramento costante. Dalla chiacchierata con Angiolino Mor, presidente del Real Leno, emerge a chiare lettere l’obiettivo primario che scaturisce dall’azione del club bassaiolo, ormai da anni punto di riferimento del calcio giovanile bresciano. Il percorso prosegue nel segno di un’evoluzione continua che rappresenta un manifesto della possibilità di fare calcio di qualità anche in provincia, anche in paese, anche nei dilettanti.

“Il bilancio della passata stagione – racconta Mor – è stato senza dubbio positivo, perché abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Innanzitutto volevamo consolidare il settore giovanile e incrementarne i numeri. Missione compiuta perché siamo arrivati a quota 330 tesserati. Dati che sono la cartina di tornasole di un indice di gradimento elevato da parte delle famiglie (quote pagate al 98%) e di un radicamento sempre più capillare sul territorio, come dimostrano le statistiche sui tesserati residenti a Leno, saliti dal 66% al 74%. In prima squadra volevamo salvare la categoria e ci siamo riusciti, seppur in extremis. Pure con gli juniores siamo stati in linea con i traguardi che ci eravamo prefissati, vincendo il campionato”.

Risultati che non hanno interrotto la semina della società, anzi. Le analisi e la programmazione volte allo sviluppo del club si sono spinte ancora più in profondità. “Da gennaio ad aprile abbiamo svolto una disamina di tutti gli aspetti relativi all’operato della nostra società sportiva, facendoci affiancare da un consulente esterno. Dalla relazione finale sono emersi parecchi aspetti positivi, ma anche alcune criticità che ci hanno spinti alla realizzazione di una road map di interventi finalizzata a crescere ancora”.

Il primo focus è andato a puntare la lente d’ingrandimento sugli staff tecnici. “È emersa la necessità di aumentare il numero degli allenatori dell’attività di base. Ampliare gli staff è fondamentale per avere un impatto qualitativo superiore su squadre e singoli giocatori. I frutti li abbiamo visti subito: quest’anno possiamo dire di aver iniziato la stagione con il team ideale, vera eccellenza per un contesto come il nostro. Ne hanno beneficiato anche il sistema organizzativo e la programmazione. Accanto ai tecnici da un paio d’anni abbiamo anche uno psicologo, figura strategica nel miglioramento della comunicazione e della gestione dei gruppi. È fondamentale saper comunicare nel modo giusto, perché le parole contano. Un discorso che vale nei confronti dei calciatori, ma anche con i genitori. Sono dinamiche delicate, che meritano la giusta attenzione”.

La “ristrutturazione” non finisce qui. “Cambieremo marcia anche nella progettualità. Nelle società sportive si tende a lavorare soprattutto sul campo. Le idee spesso non mancano, ma per realizzarle occorrono figure in grado di progettare e realizzare concretamente azioni di un certo tipo, come gli eventi. Dalla pandemia in poi abbiamo perso un po’ di smalto, ma volteremo pagina. Abbiamo inserito due giovani che si dedicheranno a questo ambito. Intendiamo sviluppare 17 eventi nell’arco di un biennio: formativi e sportivi, dedicati a genitori, ex calciatori e molto altro. La prima novità è stato il torneo femminile, che ha coinvolto anche società professionistiche. Anche la festa di fine stagione con i genitori, impreziosita dalla presentazione del nuovo logo, è stata un successo. Abbiamo regalato a bambini e ragazzi la maglia con il nostro leone, nuova mascotte della società. È piaciuta molto, è bello vederli in giro per il paese con i nostri simboli. Presto produrremo altro abbigliamento personalizzato”.

I ritocchi hanno riguardato anche gli staff dell’agonistica. Si è cambiato anche in prima squadra. “Centrare gli obiettivi non è tutto. La salvezza è arrivata, questo è un aspetto importante, ma anche dai Giovanissimi agli Juniores abbiamo dato un segnale significativo. Tuttavia non è detto che vincere sia sufficiente, anche perché magari si ottengono successi perché la società ti mette nelle condizioni ideali per arrivare primo. L’addio più doloroso è stato quello con Gilardi, ma dopo 27 anni ci siamo separati senza strascichi. Credo che uomini per tutte le stagioni non ce ne siano. È finito un ciclo, lui aveva bisogno di stimoli nuovi e noi avevamo esigenze diverse avendo consolidato un certo tipo di organizzazione, anche dal punto di vista tecnico”.

Nicola Rinaldi è il nuovo tecnico di una prima squadra che sta faticando, ma sulla quale non c’è pressing, nella consapevolezza di aver intrapreso un percorso di crescita coerente con il progetto. “Abbiamo affidato la panchina ad un allenatore sbocciato nel nostro vivaio, reduce dall’esperienza nei Giovanissimi. Il dilemma era se puntare sull’esperienza di un profilo esterno o meno. Abbiamo preferito la continuità con il settore giovanile. Rinaldi ha visto crescere molti dei ragazzi che fanno parte della rosa. Mossa rischiosa? Nel calcio non c’è nulla di scritto. Ha temperamento e personalità, oltre al supporto di un ottimo staff. Prenderemo con equilibrio il verdetto del campo, ma preferiamo essere aderenti alla nostra filosofia”.

Una filosofia che, nel tempo, punta a coniugare la semina nel vivaio ai risultati della prima squadra. “Pensiamo che lavorando con i principi che seguiamo si aumenti la qualità media dei ragazzi. I migliori, giustamente, spiccano il volo verso altri lidi, ma chi resta è comunque di valore. Certo, in Prima e Seconda Categoria incontri i ‘vecchi marpioni’ che fanno la differenza, ma io sono convinto che programmando bene si possano ottenere buoni risultati. Un giorno riusciremo ad avere il 100% dei componenti della prima squadra cresciuti qui e a quel punto nel giro di un paio d’anni potremo alzare l’asticella. Noi non abbiamo fretta. Ai regionali ci siamo arrivati dopo anni, occorre un consolidamento anche nelle categorie dilettantistiche, alle quali ci siamo appena affacciati”.

Nel frattempo il settore giovanile è sempre più solido e prestigioso: scuola calcio di Elite fascia 3, Juniores nei regionali, dove gli Allievi avevano messo radici da anni, continua fornitura di talenti ai club professionistici: 12 negli ultimi 5 anni, quattro dei quali vissuti al fianco dell’Inter. “È un rapporto davvero stretto. Vengono sui nostri campi una volta al mese e il confronto con i referenti dell’attività di base è quotidiano. Ci sentiamo considerati e rispettati. Siamo in contatto costante anche con il centro di formazione di Montichiari. Il filo nerazzurro è assolutamente primario, ma siamo apertissimi a comunicare anche con altre società professionistiche, soprattutto quelle del territorio: Brescia, Feralpisalò, Lumezzane e Cremonese, senza dimenticare le realtà dilettantistiche. Più che certi rimborsi faraonici nei dilettanti sapete cosa mi spaventa? L’approccio al calcio di certi genitori. Capita che le aspettative di mamme e papà prevarichino quelle dei bambini. Loro pensano a divertirsi, mentre gli adulti si focalizzano su categorie e livelli. Questo è preoccupante e dannoso. In estate ci sono famiglie che hanno l’agenda piena di Open Day. Una pratica avvilente”.

Lo sguardo del presidente è globale, e riguarda anche le strutture: “Rivedremo l’organizzazione degli spazi, spostando il centro dell’attività sul campo principale e potenziando l’illuminazione. Anche la segreteria, di conseguenza, verrà trasferita nel nuovo cuore del centro sportivo. La nostra evoluzione ha riguardato anche l’assetto societario: siamo passati da associazione a società a responsabilità limitata. Era necessario visti numeri, l’organizzazione e le scelte che ci attendono all’orizzonte”.

Agosti: “Nell’attività di base il risultato non conta. Il ‘clima’ è la prima cosa”
Accanto a Mor c’è Alessandro Agosti, figura di riferimento del settore giovanile lenese. “La nostra filosofia? Dare spazio ai ragazzi del territorio e farli incamminare verso la prima squadra in un percorso di qualità, reso tale dall’operato di allenatori da Real Leno. L’identikit del nostro tecnico ideale è quello di una persona che ha la capacità di insegnare calcio, ma di farlo generando un clima bello, sereno, in cui sia possibile per tutti giocare, divertirsi, esprimersi, relazionarsi. Per questo non è facile allenare qui. Questa società pretende che i bambini entrino ed escano dal campo felici. Questa è la nostra forza, da aggiungere alla continuità del progetto. Io sono qui da 27 anni e quasi tutti gli allenatori dell’attività di base li ho allenati in passato. Per loro è un grande vantaggio e per la società è un lusso avere giocatori che diventano insegnanti”.

La bussola, come in ogni ambito, è condizionata dagli obiettivi. “Nel calcio giovanile c’è chi punta a vincere i campionati o a conquistare regionali ed elite. Per fare ciò occorrono allenatori con determinate caratteristiche. Se invece vuoi portare avanti un settore giovanile dove i bambini si divertano e crescano con calma occorrono altri tipi di allenatori. Io scelgo chi lavora per far crescere, penso sia la cosa più difficile. Qui abbiamo tutti mister con patentino o laurea in Scienze Motorie”.

L’organizzazione tiene conto anche del rapporto con i genitori. “Facciamo due riunioni a stagione, all’inizio e alla fine. Spiegare linee guida e obiettivi è importante, così come calibrare il tutto in base alle annate. Con i genitori è fondamentale essere chiari, poi qualche problemino va sempre messo in conto. Per noi anche mamme e papà sono tra i punti di forza del Real Leno”.

Selezione o porte aperte? “Non cerchiamo i più bravi. Vogliamo formarli qui. Abbiamo squadre come i 2008 e i 2009, composte quasi esclusivamente da ragazzi di Leno. In rose di questo genere si deve incentivare al massimo il senso di appartenenza. Il risultato diventa secondario, peraltro ritengo che nell’attività di base le classifiche e i verdetti del campo contino zero. Nell’agonistica, soprattutto per allievi e juniores cambia, ma prima il pallone deve essere gioco, benessere, educazione e divertimento. La tensione del risultato non deve esistere”.

Il focus è sul vivaio, ma lo sguardo a Leno si sposta sempre più anche in direzione prima squadra. “La nostra è una cascata al contrario. Se lavoreremo bene nel settore giovanile avremo grandi soddisfazioni, a pioggia, anche tra gli adulti, alzando nel tempo il livello della prima squadra, che ha solo tre anni di storia alle spalle. Il metodo e la filosofia saranno sempre i medesimi e i frutti arriveranno”.

Infine un plauso ad altre figure fondamentali per il club. “Ciò che stiamo facendo di buono è merito anche del lavoro di dirigenti come Emanuele Dada, riferimento per prima squadra e juniores, e Fabio Bertoni, guida dell’agonistica. Sono le persone a fare la differenza, altrimenti sarebbe difficile gestire una società impostata in questo modo”.

Bruno Forza

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