Competenze, strutture, giovani e ambizioni. La ricetta di Bosio per il Cazzagobornato che verrà

Per visione olistica si intende una prospettiva a 360 gradi, uno sguardo d’insieme sulle cose. In casa Cazzagobornato si percepisce questa filosofia, che anima le intenzioni della società e si traduce in una progettualità e un’operatività collegate tra loro.

È quanto emerge a chiare lettere dalle parole del presidente Davide Bosio, affiancato dal direttore generale Daniele Riccardi e dal direttore sportivo Gianluigi Gabrieli.

“Delegare è fondamentale” esordisce il presidente. “Io sono consapevole di non sapere tante cose. È normale che sia così. Per questo la società deve essere organizzata e strutturata, con figure chiave in ogni ruolo che portino avanti compiti specifici e responsabilità. Cerchiamo sempre di migliorare, apportando nuove competenze e cercando di operare con qualità su tutti i fronti. L’innesto di Gabrieli dello scorso inverno rientra in quest’ottica, ma penso anche a figure come quella di Ponzoni, che sta facendo un lavoro egregio nel settore giovanile. Il pelo nell’uovo? In futuro dovremo prestare maggiore attenzione alla categoria juniores, delicata e dove molte società fanno fatica. Daremo il massimo per crescere anche lì”.

Si punta in alto, insomma, consapevoli degli attuali limiti da superare. “Serie D? Prima di pensare al salto di categoria dal punto di vista organizzativo e sportivo occorre creare i presupposti nell’ambito delle strutture e degli impianti. Approdare nella categoria superiore senza avere una casa adatta non avrebbe senso. Ci stiamo muovendo in questa direzione, forti della sinergia con il Comune, che ci supporta e ascolta. Prossimamente vedremo rifiorire il centro di Bornato, con il campo a 9 che diventerà sintetico e acquisirà l’impianto di illuminazione. Anche a Cazzago ci saranno migliorie e la collaborazione con l’oratorio sarà sempre più forte, con il campo che verrà rifatto anche lì. Stiamo valutando anche la copertura delle tribune di Bornato, ma prima di pensare agli spettatori vogliamo concentrarci sui giocatori. Con tre strutture operative tirate a lucido cambierà tutto”.

Il bilancio stagionale è positivo: “Sono soddisfatto del percorso della prima squadra, che ha centrato l’obiettivo che ci eravamo fissati. Il campionato, Lumezzane a parte, è stato davvero equilibrato e con un pizzico di fortuna in più avremmo potuto raggiungere la zona playoff, ma va bene così. Se guardiamo al settore giovanile possiamo gioire per i successi nell’Under 18 e per il primato dei 2007, ma soprattutto per il fatto di avere un vivaio in fermento, con 250 tesserati”.

Adulti con ambizioni, giovani che crescono, strutture da potenziare e attenzione al sociale: “Lo testimonia la collaborazione con il Team Pasol, onlus di Ospitaletto che ha creato una squadra per ragazzi con disabilità cognitive che si allena e gioca a Berlinghetto. Sono reduci dalla vittoria del campionato e siamo orgogliosi di loro, che ogni volta ci insegnano davvero tanto. Spesso i nostri ragazzi si sono relazionati con loro ed è stato fantastico. Il legame dovrà essere sempre più vivo e costante in futuro. Recentemente li abbiamo portati allo stadio grazie all’affiliazione con il Brescia e gli abbiamo regalato una grande gioia”.

A proposito di affiliazione emerge qualche incertezza per il futuro: La collaborazione con il Brescia era iniziata bene e con grandi prospettive, che ora sembrano essersi affievolite. Per noi era stata decisiva la presenza di Zanardini alla guida del settore giovanile delle rondinelle. Dopo la sua separazione dal Brescia sono cambiate molte cose. Oltre ai test match fatichiamo a comprendere i benefici reali di rapporti di questo tipo. Mi sembra di capire che in queste collaborazioni l’ago della bilancia sia sempre sbilanciato in favore delle società professionistiche. Vedremo cosa fare dalla prossima stagione”.

Altro tema caldo è quello dell’obbligo dei giovani in prima squadra. “Quello delle quote mi pare un vincolo che crea solo problemi e anche qui ho il sospetto che sia un meccanismo a favore dei professionisti. Perché? I club importanti ti prendono il ragazzino buono e te lo portano via. Qualche anno dopo hai bisogno di riprenderlo come quota e lo strapaghi. Da queste parti è capitato con Dalola, che andò dal Bornato a Sarnico. Il fatto è che non è facile tirare fuori dal proprio settore giovanile ragazzi pronti, e spesso devi andare a comprarli. Se si volessero davvero favorire i giovani avrebbe più senso mettere limiti sull’età massima”.

Sui 2004 in Eccellenza dalla prossima stagione Bosio è lapidario: “È stata una decisione che mi ha lasciato basito. C’è l’impressione che la federazione presti poca attenzione alle esigenze dei club. Le riunioni su Zoom durante la pandemia erano belle e preziose, una sana abitudine. Bisognerebbe continuare su quella linea, attraverso il confronto costante sui temi che ci riguardano. Decidere senza chiedere nulla non è il massimo, ci vorrebbe uno sforzo in questo senso anche perché i mezzi di comunicazione odierni lo consentono. Catapultare i 2004 in un campionato del genere dopo due anni di pandemia in cui non hanno giocato e una stagione in Under 18 è assurdo, senza dimenticare il danno che verrà fatto ai 2001. Noi abbiamo creato una sorta di seconda squadra in Terza Categoria proprio per dare uno sbocco ai numerosi ragazzi che, terminata l’esperienza nella Juniores, non trovano sistemazione”.

Un progetto vincente: Si pensa troppo poco al bene di ragazzi di vent’anni o poco più che lasciano il calcio o vanno a giocare al Csi. Sono molti, forse troppi, ed è un peccato. Noi grazie alla bella idea di Piero Breda (presidente del Cbc XXI) e dei suoi collaboratori siamo riusciti a mantenere tanti ragazzi legati al calcio a 11. Nel mondo amatoriale sono spesso costretti a gestire tutto in autonomia. Avere dietro una società che ti segue e sostiene è un’altra cosa. Garantire a tutti la possibilità di continuare a giocare in un certo modo è uno scopo nobile. Sono pure arrivati ai playoff, dimostrando di avere qualità”.

Qualità che non manca in prima squadra. Ecco le opinioni di Riccardi e Gabrieli tra recente passato, presente e prossimo futuro: “Nelle ultime 17 partite abbiamo perso solamente due volte. La prima con il Lumezzane; la seconda con l’Orceana, quando la salvezza era già certa. La rosa è di livello – afferma Gabrieli – e ho visto più lacune mentali che tecniche. Occorre uno scatto in avanti nella mentalità, quell’aspetto che fa la differenza tra le squadre normali e quelle di rilievo. Bisogna acquisire quella fame, determinazione e volontà necessarie per ottenere risultati sempre, senza accontentarsi mai. A gennaio abbiamo lavorato su questo, puntando ad alzare l’asticella dell’attenzione e della competitività anche in allenamento. C’è stato un miglioramento, dobbiamo proseguire su questa linea”.

Gruppo e giovani sono altre due parole chiave: “Nello spogliatoio c’è sempre stata coesione – sottolinea Riccardi -. Abbiamo sempre impostato un’alchimia secondo la quale il giovane deve ascoltare il vecchio e il vecchio deve rispettare il giovane. Patti chiari e nessun problema. Gli ostacoli più grossi quest’anno sono stati il covid e gli infortuni. Di fatto non abbiamo mai avuto la squadra al completo e al top della condizione. La cosa bella è che abbiamo avuto risposte importanti dai giovani. Zamboni è stato l’ultimo della serie. L’idea è proseguire ancora nel segno della linea verde”.

Sul girone bresciano: “Quest’anno il Lumezzane ha un po’ falsato il torneo. Credo che l’anno prossimo l’Eccellenza sarà ancora più equilibrata. Arriveranno l’Ospitaletto e probabilmente il Rezzato, piazze di rilievo, ci saranno belle sfide. Mister Inverardi? È assolutamente confermato. Crediamo sia la persona e l’allenatore giusto per noi. Gli piace giocare a calcio, sa dialogare con i giocatori e usare sia il bastone sia la carota. È un tecnico preparato e moderno, che si aggiorna sempre e lavora sette giorni su sette, con grande attenzione anche alla video analisi. Cosa chiedere di più? L’importante è che i ragazzi lo seguano al meglio”.

La palla, in conclusione, torna al presidente Bosio, che smentisce categoricamente ipotesi di fusione in un territorio dove, mappa alla mano, sono numerose le realtà di livello nel raggio di una manciata di chilometri. “Noi siamo sempre aperti a collaborare con tutti, ma ritengo che ognuno debba seguire la propria strada. La prospettiva di fusioni, per noi, è impraticabile: non potrei più uscire di casa. Nel 2014 il Comune mi assegnò il compito di gestire un’unica società che fosse rappresentativa di quest’area. Non erano più disponibili a correre dietro a Pedrocca, Cazzaghese e Bornato. Il Cbc è il risultato e continueremo sulla strada tracciata”.

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