Brescia ha perso uno dei suoi figli più amati, di certo tra i più iconici, caratteristici. Unici. Evaristo Beccalossi, a sei giorni dal settantesimo compleanno, è morto nella notte alla Poliambulanza di Brescia dove era ricoverato da tempo dopo l’emorragia cerebrale che lo colpì nel gennaio del 2025. Era uscito dal coma dopo 47 giorni, poi la lunga riabilitazione dentro a un mare di sofferenza che i tanti amici (Spillo Altobelli su tutti) avevano provato a alleviare. Aveva 69 anni.
Nato a Gambara ma cresciuto a San Polo, era nelle giovanili del Brescia dove esordì in Serie B da predestinato a 16 anni: nel 1974-75 fu il trascinatore del gruppo che vinse lo storico campionato Primavera. Tre anni dopo, il passaggio all’Inter dove seguì l’amico di sempre, Altobelli, che era arrivato un anno prima e lo aveva consigliato ai dirigenti. Qui, le pagine più belle di una storia che lo ha visto genio incompreso, per alcuni, ma amatissimo per la stragrande maggioranza dei tifosi. Vinse uno scudetto e una Coppa Italia, poi il trasferimento alla Sampdoria: un addio che non capì mai fino in fondo. Fece in tempo a tornare al Brescia, in Serie A: rimase per due stagioni, senza evitare il ritorno in B. Chiuse a Breno, tra i dilettanti, a 35 anni, prima di diventare opinionista televisivo.
La sua vita è un libro, impossibile da riassumere in poche righe. Ma se l’è goduta, anche se è durata troppo poco. Ciao Becca. E grazie per le emozioni.
