Amore, rischi, unione. Le chiavi di Zambelli e un dualismo indecifrabile

La telenovela Brescia Calcio continua e si arricchisce di un’altra puntata. L’ennesima. Ieri mattina il volto protagonista di questa lunga serie è stato quello di Marco Zambelli, una bandiera che non ha mai smesso di sventolare. L’ex capitano, con i consueti modi garbati, una voce fioca e lo sguardo segnato da giornate intense e notti pensierose, si è seduto davanti ad una schiera di cronisti per fare chiarezza e, allo stesso tempo, rinnovare una promessa di amore eterno al vecchio Brescia.

Già, è ormai necessario distinguere la Leonessa di ieri da quella di oggi perché lo scenario che ha preso forma, almeno per il momento, è quello di un dualismo insolito ma concreto sebbene si realizzi in habitat profondamente diversi. L’ormai nota matricola 7810 è appesa a un filo. A tenderle la mano, al fianco del curatore fallimentare Luigi Meleleo, c’è proprio Zambelli, che ha accettato un incarico da consulente esterno (ritenuto compatibile con quello tecnico ricoperto alla Voluntas) per provare a garantire un futuro alla società e una speranza di risarcimento ai numerosi creditori del club.

Zambelli ha parlato da capitano, auspicando la salvezza più importante della storia del Brescia Calcio. Un gesto compiuto con la garanzia di non avere nulla a che fare con la vecchia proprietà, certificando di non rappresentare nessuno e di non voler remare contro nessuno. Più volte, nel corso della sua discussione con la stampa, è emerso il termine “unione”. Un auspicio che, ironia della sorte, combacia con gli intenti e il nome del nuovo Union Brescia.

Zambelli ha giocato da esterno difensivo. Non ha attaccato nessuno, ha mantenuto la posizione, confessato di aver dialogato in trasparenza sia con Giuseppe Pasini, presidente di Union Brescia, sia con la tifoseria organizzata. Ha speso parole a protezione delle famiglie e dei bambini che, dai prossimi giorni, rappresenteranno il Brescia Calcio sui campi, invitando tutti a rispettarli e a mettere da parte le scorie dell’odio covato per il vecchio corso societario, appendice disastrosa di una storia luminosa, che non va dimenticata.

Posizioni rispettabili, sulle quali la piazza bresciana ha dimostrato di avere opinioni variegate. C’è un passaggio, tuttavia, sul quale non ha voluto e forse potuto soffermarsi: quei nodi giudiziari che, di fatto, potrebbero riportare in auge Massimo Cellino nel caso in cui dovesse uscire vincitore dalle aule del tribunale dopo il ricorso contro il fallimento. Uno scenario che potrebbe aprire nuovi filoni narrativi, difficilmente decifrabili, e che spinge i pensieri dei bresciani in funambolici esercizi di equilibrismo, tra speranze e paure.

Zambelli ha confessato di aver rischiato per amore e forse la chiave della vicenda è tutta qui. Coraggio o follia? Tutti i bresciani si augurano che quella chiave possa davvero aprire la porta dell’unione. Una porta che, alcuni, vorrebbero sfondare e che altri ritengono già aperta dal 17 luglio 2025. Una porta dalla quale, molti, temono possano riemergere spettri che aleggiano sulla città.

Non resta che attendere e assistere all’evoluzione di questa storia, nella speranza che ci possa essere davvero un lieto fine.

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