Maestri: "Lavoro e calcio mi fanno divertire. A Ghedi abbiamo fatto grandi cose, non se ne è accorto solo il Comune"

Etichettare significa dare un nome, certificare un’identità, un valore. La famiglia Maestri lo fa quotidianamente nella sua azienda di Castelletto di Leno ed ha saputo trasferire questo stile anche al mondo del calcio, tessendo il medesimo filo conduttore all’insegna di passione, dedizione e quella professionalità basilare per fare le cose per bene.

“Mio padre Flavio è certamente un punto di riferimento” racconta Moreno Maestri. “Lavorare con lui non è difficile, anche perché siamo complementari. È un imprenditore vero. La sua è una generazione che si è costruita l’esperienza sul campo, da zero, grazie ad un mix di genio e sregolatezza unico, sul quale ci destreggiamo noi esponenti della seconda generazione. Io gestisco la produzione e l’ambito commerciale. Lo osservo e cerco di carpire informazioni. Ci metto del mio, ovviamente. Devo ammettere che gli studi universitari e le competenze da progettista mi hanno permesso di dare un’impronta all’azienda. Il nostro è un binomio, siamo coordinati alla perfezione e impariamo l’uno dall’altro. Vivere fianco a fianco anche il lavoro non è pesante. C’è pure Cristina la mia compagna, ma alla fine ci si vede poco perché ognuno ha il suo ambito da gestire. Essere un’azienda a conduzione famigliare garantisce controllo, sei sempre sul pezzo. Si lavora 365 giorni all’anno, ma le soddisfazioni sono grandi”.

Tra quelle raccolte in una trentina d’anni di storia, Maestri descrive così i passaggi che hanno garantito le maggiori gratificazioni. “Quando entrai in azienda, dopo la laurea, non avrei mai pensato che certi grandi marchi, nel tempo, sarebbero diventati nostri clienti. La loro fiducia è un grande attestato di stima. Ci aggiungo la soddisfazione di aver inventato prodotti che hanno innovato la presenza del cliente sul mercato”.

Nel 2024 gli introiti complessivi di Maestri Etichette hanno tagliato il traguardo dei 4 milioni e mezzo. “Siamo un’azienda medio-piccola e vogliamo continuare ad esserlo riuscendo a lavorare con flessibilità, garantendo risposte e consegne rapidissime ai clienti, che necessitano di velocità ed efficienza. Momenti difficili? Ce ne sono ogni giorno, perché il mercato non è stabile e programmare a medio termine è impossibile. Servono lungimiranza e coraggio. Bisogna sapersi adeguare al mercato, essere camaleontici. C’è un mondo immenso dietro alle etichette, ogni prodotto deve essere etichettato per legge”.

Il team aziendale è composto da 15 dipendenti. “Gestiamo questa squadra nel segno dell’assoluto rispetto dei ruoli. Ognuno deve fare il suo e perseguire i suoi obiettivi mettendo in campo le sue competenze. Io ho grande rispetto per chi lavora qui. Credo sia importante responsabilizzare e valorizzare le persone. In questo modo l’azienda se la sentono addosso. Vedo persone desiderose di lavorare con qualità e di dare il massimo per la soddisfazione del cliente”.

Un sistema virtuoso e assolutamente concreto. “Penso che sia proprio questa la differenza tra imprenditori e politici. Da una parte la concretezza dall’altra un’operatività troppo spesso fumosa. Se avessi davanti a me gli esponenti del Governo, da imprenditore, chiederei di intervenire sul costo del lavoro, che soffre a causa di una tassazione estrema e illogica. All’azienda il lavoratore costa il triplo rispetto a ciò che contiene la busta paga. Non è giusto. Gli stipendi dovrebbero essere più alti e stimolanti”.

Archiviato il capitolo aziendale, Maestri ci racconta dell’altra grande passione di famiglia: il calcio. “Abbiamo cercato di portare a Ghedi la stessa etica e la qualità del lavoro che contraddistinguono il nostro metodo operativo in azienda. Papà è presidente, io direttore generale, poi ci sono tante persone che guidano la macchina societaria in modo eccellente. Figure fondamentali”.

L’evoluzione della società è stata incredibile: “Oggi siamo una realtà importante”. Un grande rammarico, tuttavia, c’è. “È inevitabile. La mancanza di appoggio e sostegno da parte del Comune di Ghedi è inconcepibile. Oggi abbiamo oltre 450 tesserati, facciamo sociale sul territorio in un’area che, nel raggio di pochi chilometri, presenta società forti e strutturate, ma siamo in prima linea. Dal Municipio nessun interesse per ciò che facciamo, anzi, ci vengono richieste cifre enormi relative ai costi del centro sportivo. Per fortuna ci sono in primis i fornitori dell’azienda a sostenerci nei panni di sponsor”.

Il modello da seguire, secondo Maestri, è il Real Leno. “Sono un’ottima società, che per me è fonte d’ispirazione. Hanno fatto cose strepitose nel settore giovanile. Credo che servano più Real Leno nel mondo del calcio. Nel mio piccolo ho cercato di emulare quella filosofia in un paese diverso, mettendo il ragazzo al centro”.

Il senso del calcio, visto da Ghedi, è nitido: “Il risultato più grande è vedere bambini di 5 anni che, diventati adulti, ti contattano ancora o si ricordano di te con affetto. Sono felice di aver lasciato loro qualcosa di positivo nel calcio, ma soprattutto dal lato umano. Ai nostri allenatori dico sempre di ricordarsi che hanno la possibilità di rimanere per sempre nel cuore dei ragazzi. Sta a loro riuscirci. Non conta vincere i campionati, ma scrivere una storia di vita insieme a loro”.

Un quadro luminoso, che dietro le quinte non sempre è così idilliaco. “Gestire una società sportiva è complesso. Richiede grandi oneri, responsabilità e adempimenti. Dopo la pandemia è stata dura ripartire. Oggi c’è un mare di burocrazia da affrontare. Devo fare un plauso alla nuova presidente della Lnd regionale, Valentina Battistini. Ho trovato in lei una persona motivata e vicina alle società, che mi ha supportato molto nel districarmi tra le falle normative della riforma. La sua disponibilità è cosa rara. Credo stia portando una mentalità fresca, nuova, diversa, in un mondo un po’ stantio. Ce n’era bisogno. Occorre rendere il sistema più sostenibile e sereno”.

Infine, spazio ai sogni. “Io punto semplicemente a divertirmi, a fare sempre ciò che mi piace. È così sia col lavoro sia con il calcio”.

Bruno Forza

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