"Il fumo ha ucciso mia madre. Non volevo fare la stessa fine. Ho smesso, la mia vita è cambiata"

“Ho iniziato a fumare a 15 anni. All’inizio era per semplice curiosità dato che tenevo alla mia salute, anche perché giocavo a basket. Poi è arrivato il servizio militare e con il passare del tempo la sigaretta è entrata sempre più a far parte della mia quotidianità, diventando un’autentica dipendenza. Fumavo un pacchetto al giorno ed è stato così per decenni”.

Dopo l’intervista alla dottoressa Laura Franceschini sul tema tabagismo, pubblichiamo la testimonianza di Mario, che ha deciso di condividere la sua storia all’interno della nostra rubrica “Vietato Perdere”. Un racconto, il suo, che presenta numerose analogie con il percorso di tanti fumatori. Anni in balìa della nicotina, poi i primi ripensamenti fino alla svolta definitiva. “Vissi un momento molto difficile quando mio padre si ammalò, così smisi per un periodo, ma ricominciai. Due anni fa le cose iniziarono a cambiare definitivamente quando venne a mancare mia madre. Era un’accanita fumatrice ed è morta di tumore ai polmoni. Accendeva la sigaretta perfino durante la malattia. Ormai la dipendenza era totale. L’ho assistita, ho visto come è morta, sono immagini atroci. Non volevo fare la stessa fine. In quella sofferenza, probabilmente, ho trovato la chiave per cambiare”.

Mario racconta così la sua lotta per uscire dal tabagismo. “Ero arrivato a un pacchetto e mezzo al giorno. Sono emersi problemi di stress, deficit cardiaci. Sono passato alle Aicos, ma non riuscivo a smettere. Mi sono rivolto al dipartimento Servizio Dipendenze degli Spedali Civili di Brescia, in via Lamarmora, che si occupa di lotta contro tutti i tipi di dipendenze. Ho fatto il percorso con loro e ora non tocco una sigaretta da due mesi”.

Sulle doti fondamentali per uscirne nessun dubbio: “Convinzione e determinazione. Nessuno può convincerti, devi volerlo tu. Sono sempre stato uno sportivo, volevo esserlo al meglio vivendo come si deve le esperienze in palestra, in bicicletta, le passeggiate in montagna. Anche l’aspetto economico ha inciso. Non ero più disponibile a spendere quelle cifre per le sigarette. Il desiderio di smettere è decisivo. Paura per la mia salute? Il timore c’è, ma si tende a sottovalutarlo, a ridimensionarlo. Essendo un tipo atletico, poi, pensavo di poter compensare con l’attività fisica. Non è così. La cosa assurda è che spesso si accende la sigaretta per per noia, diventa un automatismo”.

Mario racconta così il percorso al Serd: “Mi hanno accompagnato verso una riduzione graduale, affiancata da una breve terapia che agiva sui centri nervosi intaccati dalla nicotina. Occorre anche ristrutturare la tua gestualità quotidiana. Quando senti il bisogno di maneggiare la sigaretta devi prendere in mano, ad esempio, una bottiglietta d’acqua e bere. È un trucco che inganna il cervello. A volte un semplice movimento è sufficiente. Funziona, ma bisogna aggiungere la propria forza di volontà”.

I risultati sono appaganti: “In soli due mesi sento meglio i sapori, non ho più tosse e catarro, quando faccio sport mi accorgo di avere più fiato. Sono entusiasta, vivo meglio, consiglio a chiunque di smettere al più presto. Da fumatore pensi che ti rilassi, di non poterne fare a meno, ma è una prigione dalla quale bisogna uscire, piena di illusioni. Ci sono mille altri modi per rilassarsi e staccare la spina senza rovinarsi la vita. La soluzione ideale è fissare un colloquio al centro anti-tabagismo, ma con la voglia e la convinzione di mettersi in gioco con l’obiettivo di smettere”.

Lo sport, come sempre, è un alleato prezioso. “Rappresenta un supporto pazzesco. Il frigorifero, invece, può diventare un nemico, ma passato quell’ostacolo si va in discesa. Occorre trovare qualcosa che ti piace fare, tenere la mente occupata. Io ora non ci penso più e quando passo accanto a qualcuno che fuma mi dà perfino fastidio. Al Serd ci sono professionisti straordinari, che possono cambiarti la vita”.

Bruno Forza

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