dal Corriere della sera-Brescia
E pensare che all’Ospitaletto non doveva andare. Invece, della favola franciacortina, Michel Panatti è diventato il simbolo oltre che il capitano a 32 anni. Qui, la chiave romantica della storia. Ma è un riscatto condiviso, con molti fatti e poche parole, che domani toccherà il suo apice nel derby al Rigamonti. Panatti, qualche passo indietro.
Nel 2010-11 vince la Coppa Italia con la Primavera della Fiorentina. Come ci è arrivato, partendo da Erba?
«La mia famiglia non è molto appassionata di calcio, a 15 anni non avevo procuratori. A Monza mi allenava lo “zio” Bergomi, mi indirizzò verso un agente toscano: così feci un torneo di prova con la Fiorentina, mi hanno preso». A 17 anni Corvino le fa sottoscrivere un quinquennale. «Poi ha dovuto lasciare ed è arrivato Pradè: preferiva le comproprietà per i giovani».
Quando finì, con i viola?
«A Como, andarono alle buste. Nessuna delle due offrì un euro. Ma era colpa mia. Mi sono sentito giocatore prima del dovuto, i soldi mi avevano fatto sentire giocatore, avevo “spocchia” e sono rimasto sei mesi fermo, ero in sovrappeso. Dicevano anche che fossi troppo lento per giocare nei due di centrocampo. Che è invece il ruolo nel quale mi sto misurando a Ospitaletto».
Zero minuti saltati, unico giocatore di movimento insieme a Bassi della Virtus Vr. Ma la prima tappa a Brescia fu nel 2015, tra i dilettanti.
«A Darfo Boario, in Eccellenza, vincemmo il campionato. Sono stato bene per tre anni, anche se la svolta è stata poi alla Pergolettese in D e come uomo dopo S.Angelo».
Da dilettante, però, avrà anche lavorato per vivere.
«Sì, d’estate. Montavo cucine, se a fine carriera non riuscirò a diventare agente o direttore sportivo non avrò problemi a lavorare in ditta se servirà: il calcio è un bel contorno, poi però c’è la vita».
Ma è vero che continua a fare il “pendolare” da Erba?
«Certo, 200 chilometri al giorno. Mia moglie lavora, le do una mano con nostra figlia di un anno e mezzo».
Ore di sonno?
«Poche – sorride – qualche notte insonne capita, mia moglie allatta ancora. Ma ormai è biologico: dormo 5 ore, a volte 4 o 3, se il mister mi vede con le occhiaie magari mi fa saltare la partitella…».
Lei è l’unico ad aver iniziato dall’Eccellenza, nel 2023.
«Insieme al mister. E devo dire grazie a Paolo Musso, che ha competenze e spesso si sottovalutava: ha insistito lui per portarmi qua. Ho tentennato prima di accettare, non volevo scendere di categoria, grazie Dio invece ho detto sì».
Giocare da capitano al Rigamonti, contro il Brescia, è già un sogno che si avvera?
«Il sogno nel cassetto è restare a lungo tra i professionisti, magari vincere una Serie C. C’è però l’orgoglio per aver portato l’Ospi nei professionisti. Sabato mi verrà in mente quando due anni fa giocavamo a Cazzago, in provincia: è già successo a Vicenza. E non avevamo sfigurato, pur essendo andati sotto subito».
Come all’andata con l’Union, del resto.
«Fu un pari che lasciò l’amaro in bocca: potevamo vincere. Noi ci metteremo intensità e corsa, o meglio – sorride – ce la mettono i ragazzi. Nessuna spensieratezza, ci mancano ancora 5 punti per salvarci, continuo a guardarmi alle spalle, ma sappiamo quali sono le nostre armi».
C’è un nuovo Panatti tra i tanti giovani dell’Ospitaletto?
«C’è di meglio. Io sono innamorato pazzo di Ievoli, altro ex viola. Con i dovuti passi può fare la Serie A: ha qualità tecniche sopra la media».
