di Francesco Friggi
‘Non è importante quello che trovi alla fine del viaggio, l’importante è quello che provi mentre corri‘, diceva il professor ‘Carogna’ a Luca Molinari (Nicolas Vaporidis) in un nostalgico Notte prima degli esami. Ci perdonerà il buon Giorgio Faletti se dissentiamo da questa sua affermazione: non che non sia giusta, per carità, ma parlando di calcio è impossibile staccare risultato e percorso.
Riavvolgiamo il nastro: è l’inizio dell’estate quando un terremoto così forte, a Brescia, non si era praticamente mai visto. “Sputafuoco” Cellino non iscrive la squadra al campionato e così rimaniamo senza timoniere, in piena tempesta. Il Comune convoca il Drago a Tre Teste (Taini, Caracciolo, Pasini) per salvare il salvabile e inizia a vedersi uno spiraglio in tutta quella pioggia. Si arriva così al 17 luglio 2025: la nostra amata piazza Loggia è in festa, bandiere e fumogeni colorano il cielo, simbolo che qualcosa sta accadendo. Le porte del palazzo si aprono e, con un sorriso raro, si annuncia la nascita dell’Union Brescia, con il Numero Uno Giuseppe Pasini a fungere da perfetto playmaker e ridare speranza a un popolo stranito.

Il tandem in panchina è composto da Diana-Filippini, due che hanno il sangue biancoazzurro nelle vene, e la direzione sportiva cade sul ‘Re Giovane‘ Ferretti. I primi mesi non sono facili, ma la risposta della città è encomiabile: si superano i 6.500 abbonati, record storico dai tempi del “Divin Codino” Roberto Baggio. Con una rosa importante e interessante, l’arbitro dà il via alla stagione. Il primo pasto è amaro: al Rigamonti trionfa l’Arzignano, ma le fila delle Rondinelle sono serrate e la sconfitta viene presto dimenticata a suon di gol ed esultanze sotto la curva. Il guanto di sfida al Vicenza è lanciato e il Brescia vince e convince: il 5-0 alla Pro Vercelli sotto gli occhi di Altobelli e il corto muso a Lecco ne sono testimoni.
Poi qualcosa s’inceppa. L’arrivo del freddo porta numerosi infortuni e l’Alcione trionfa a casa nostra, prima che i ragazzi terribili di Quaresmini riescano a strappare un punto meritato al Corioni di Ospitaletto. La nave inizia a imbarcare acqua, il presidente Pasini tuona dalla tribuna fino a giungere a un altro derby, quello contro il Lumezzane: è il 7 dicembre. Di Molfetta sbaglia il rigore, Iori invece no. La ghigliottina è servita per Diana e Filippini e si vira su un allenatore caro alla memoria bresciana: mister “Genio” Corini.
L’impatto sull’ambiente è impressionante e il Brescia ne vince quattro di seguito, grazie anche al folletto Cazzadori, dando la parvenza di riaprire un campionato con il Vicenza ormai in fuga. Ancora una volta, però, la macchina si ferma: Pro Vercelli e Renate strappano punti alla banda di Corini e addirittura la Pergolettese si prende l’intera posta in palio in un lunedì delle streghe. Le critiche iniziano a farsi sentire, ma vengono allontanate dall’arrivo del principe Guardiola, che torna profeta in (Pro) Patria tra cori e applausi di uno stadio incredulo. La partita con il Lecco, vinta 3-1 con un Marras in versione Supremacy, dà l’illusione di aver chiuso il secondo posto a doppia mandata, ma complice un calo di attenzione e forma fisica le avversarie si rifanno sotto.

Come all’andata, Ospitaletto e Lumezzane si battono a ferro e fuoco, con Iori ancora bestia nera delle Rondinelle, che arrivano all’ultima giornata dovendosi meritare la seconda posizione, con il Vicenza ormai trionfante. Niente paura: se Atene piange, Sparta non ride. Il Lecco cade nelle sabbie mobili di Crema e l’alfiere Crespi regala vittoria e secondo posto al Brescia.
Un excursus storico necessario prima di tuffarsi nella trappola playoff, dove inganni, tradimenti e serate indimenticabili sono dietro l’angolo. Ma quante possibilità ha realmente il Brescia di essere promosso? Guardando la stagione, non molte. Qualche alto e parecchi bassi non infondono grande fiducia, anche se non mancano note positive.
“Genio” Corini ha trovato l’11 titolare: il funambolo Cisco a destra, Marras a sostegno di Crespi e, con Zennaro e Mercati ormai a pieno regime (tocco ferro), questa è una squadra che può giocarsela con tutte. Inoltre, l’uomo ragno Gori è più in forma che mai: lo dicono i numeri e presentarsi con un portiere fuoricategoria ai playoff è manna dal cielo.
Adesso ci sono circa tre settimane di riposo prima di tornare in campo, a caccia di un sogno difficile ma non impossibile. Servirà anche fortuna, ma la dea bendata, si sa, aiuta gli audaci. E chissà che non possa essere la piazza a fare la differenza: non intesa come squadra, ma come gente, tifosi, famiglie che si recano allo stadio. D’altronde è già successo: era il 17 luglio 2025 e una Leonessa, più ferita che mai, tornava a ruggire.
