Rass.stampa - Bsoggi: "Galelli, in 14 mesi dal cancro al ritorno in campo con il Darfo"

Da Bresciaoggi

È tornato dopo 14 mesi di stop, di paura, di brutti pensieri e ora non vuole più fermarsi. Nicola Galelli, 28 anni, fantasista del Darfo Boario in Eccellenza, ha rimesso piede in campo il 15 dicembre contro il Cellatica dopo un anno difficile, in cui ha sconfitto un tumore e ora si gode il suo momento come racconta emozionato partendo da ben prima che il suo compagno Matteo Lini, attuale capitano del Darfo, si togliesse la fascia dal braccio per darla a lui. Come Guardiola con Baggio nel 2002 in Brescia-Fiorentina. «È partito tutto dal sabato ed ero già emozionato – le sue parole -. Fino a un mese fa non mi aspettavo di essere in campo già a metà dicembre e invece il 6 ho fatto l’ultima visita che mi ha dato l’okay ed entrare è stata una gioia immensa. Ho lavorato tanto per farcela, anche solo per un minuto: ne ho giocati quasi 40». La diagnosi più terribile La scoperta che gli ha cambiato la vita è arrivata 14 mesi fa, la diagnosi più difficile da accettare: «Verso la fine di ottobre dello scorso anno ho iniziato a sentire dolore, pensavo fosse pubalgia. Le cure però non funzionavano, i sintomi peggioravano invece di passare e la notte mi svegliavo per i dolori. Mi mandano a fare una risonanza e subito si accorgono che qualcosa non va. Mi certificano una lesione fibrossea, anche per fortuna non maligna. Una mazzata. I primi giorni non riesci a realizzare quello che ti sta succedendo, continuavo a pensare che si stessero sbagliando, ho fatto notti insonni in cui pensavo a cosa sarebbe successo, ho avuto momenti di crisi. Mi hanno detto che ero da operare d’urgenza, l’osso era troppo debole, scavato dalla malattia». Il rischio è una protesi. La testa del femore poteva non essere più vascolarizzata e quello era il peggiore dei casi ma non si potevano fare previsioni certe prima di entrare in sala operatoria. Galelli entra senza sapere se uscirà o meno con una protesi. L’operazione è il 30 maggio e tutto va bene. La protesi è scongiurata ma il cancro ha lavorato a fondo sull’osso della gamba destra e l’intervento è più invasivo delle aspettative. Servono 46 punti di sutura e una placca di 40 centimetri per sostenere l’osso scavato e alle porte c’è anche il matrimonio con la compagna Martina, conosciuta quando giocava nello Spezia e che per lui si è trasferita in Vallecamonica. Con le proprie gambe Galelli non vuole proprio rimandare, visto che è la sua luce in fondo al tunnel: «Uscito dall’ospedale avevo meno di 20 giorni per rimettermi in piedi visto che mi sono sposato il 21 giugno. La mia fisioterapista Roberta ha fatto un grande lavoro e io, che all’altare ci sarei comunque andato con le stampelle o zoppicando, ci sono arrivato camminando». Conquistato questo traguardo quello successivo era tornare in campo: «La riabilitazione è stata dura. Il dolore era tantissimo, ma fin dal primo momento volevo tornare. I medici sono stati molto chiari. Mi hanno detto che le possibilità di farcela odi non farcela erano le stesse. Ci sono stati molti giorni in cui mi sono detto che non riuscivo, che volevo smettere, i dolori erano troppi ma per fortuna non ho mollato grazie al preparatore del Darfo Luca Ronchi, che è anche un grandissimo amico, a mia moglie e alla mia famiglia che mi sono sempre stati accanto». Manca solo il gol Il peggio è alle spalle anche se Galelli è cambiato. Ora però c’è ancora qualcosa che aspetta con ansia, e che ha fretta di dedicare a chi gli è stato vicino: «Quando segnerò un gol sarà la vera e definitiva liberazione». Intanto Galelli ha giocato uno spezzone anche contro il Cazzagobornato il 22 e ora ha tutto il girone di ritorno per inseguire il gol che cerca, anche se quello più importante l’ha già segnato.

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