Pro Palazzolo, ritorno al futuro. Forlani: "Stadio pieno, vivaio al top e Serie C, ma un passo alla volta"

Palazzolo è in fermento, tra poco il fischio d’inizio del debutto casalingo segnerà quella che si preannuncia come una giornata storica, con il grande calcio dilettantistico che torna definitivamente in riva all’Oglio.

“La prospettiva è sbocciata durante il campionato scorso” racconta il presidente Claudio Forlani. “Da diversi mesi avevamo intrapreso un dialogo fitto con il Comune di Adro. Fare calcio in quel contesto era diventato complicato, non ci permetteva di perseguire gli obiettivi che avevamo tracciato. Quella piazza ci stava stretta sotto tanti punti di vista e sebbene l’idea di una realtà che rappresentasse la Franciacorta fosse ottima, nei fatti non è riuscita ad attecchire, anche in termini di senso di appartenenza da parte della gente, complice l’esistenza di numerose realtà territoriali più piccole. Io arrivai prima della pandemia e trovai una società ambiziosa, ma fortemente limitata da strutture non all’altezza. Il dialogo con il Municipio c’è stato, ma ipotizzare ampliamenti era un’utopia e gravare su un Comune di 7mila abitanti in chiave economica non era nemmeno giusto, così abbiamo iniziato a guardarci intorno e a Palazzolo abbiamo trovato terreno fertile. Una figura chiave è stato Paolo Carnazzi, riferimento della vecchia proprietà e persona splendida, entrato nel nostro organigramma nei panni di vicepresidente”.

Forlani ha le idee chiare sugli obiettivi da inseguire. “Siamo qui per avviare un progetto serio, che riporti la Pro Palazzolo al livello che merita, dove è già stata in passato, ovvero tra i professionisti. Ovviamente sarà un processo graduale, ma l’orizzonte deve essere quello. Prima ci sarà un periodo di transizione in D, poi metteremo nel mirino la Lega Pro”.

Un percorso entusiasmante e in salita, che necessiterà della spinta di una piazza importante per tradizione, storia, numeri, tessuto imprenditoriale. “Per fare calcio al giorno d’oggi, soprattutto alla luce della riforma dello sport, è necessario fare rete sul proprio territorio di riferimento. Palazzolo è il quinto comune della provincia di Brescia e questo significa grandi potenzialità. Non chiederemo subito una mano agli imprenditori locali, vogliamo affascinarli e dimostrare loro la qualità del nostro programma. Partiremo con le nostre forze, quelle della mia azienda, la Pgm. Non mancherà il supporto di amici e sponsor che hanno deciso di darci una mano. Vogliamo innanzitutto dimostrare, per poi conquistare la fiducia dei nostri interlocutori. Passeremo dalle parole ai fatti se il nostro progetto si svilupperà in modo fluido e organizzato, se saremo protagonisti di un campionato positivo, se cammineremo spediti su tutti i fronti, generando entusiasmo in paese”.

La carica dei palazzolesi è fondamentale per la società: “Siamo partiti anche da loro. Ho avuto modo di conoscere parecchi ultras e di scoprire con piacere l’enorme passione che nutrono per la Pro Palazzolo. Nel corso del nostro primo incontro ci hanno chiesto semplicemente di mantenere i colori sociali (bianco e azzurro ndr) e di restare fedeli al nome storico: Pro Palazzolo. Per loro non contava la categoria, ma l’identità e credo che sia sacrosanto. Li ringrazio per la vicinanza che ci garantiranno nel corso del campionato. Cosa promettiamo? Innanzitutto divertimento e passione. Anni fa venivo a vedere la Pro Palazzolo con mio zio, che all’epoca era direttore sportivo del Chiari. Ricordo uno stadio pieno di entusiasmo, con 1.500 persone. Vorrei che non restasse solamente un ricordo, ma che tornasse ad essere una splendida realtà. Oggi il debutto casalingo sarà ad ingresso libero, chiamiamo a raccolta la cittadinanza”.

Lo spirito imprenditoriale del presidente verrà inevitabilmente diffuso su tutti coloro che lavorano dietro le quinte. “La Pro Palazzolo sarà un’azienda e le aziende funzionano se tutte le persone che hanno un ruolo fanno il loro dovere al meglio. Non ho dubbi che sarà così. Cosa chiedo a dirigenti e staff tecnico? Di operare in linea con gli obiettivi del club, di tenere alto il nome del Palazzolo e di dare sempre il massimo. Ogni volta che si scende in campo il pensiero deve essere rivolto alla ricerca della vittoria”.

Vittoria arrivata in estate nel contesto dei tornei notturni, con Pgm che ha trionfato a Polpenazze: “È stata una grande soddisfazione perché non è affatto facile vincere quelle competizioni, che rappresentano un piccolo universo parallelo del calcio vero. Abbiamo ottenuto un successo significativo, con stile, idee e volti nuovi. Speriamo che sia di buon auspicio”.

Lo sguardo di Forlani e dei suoi collaboratori è ovviamente focalizzato anche oltre lo spogliatoio della prima squadra, sul vasto bacino biancazzurro del settore giovanile. “Sul vivaio puntiamo molto. Ho fatto di tutto affinché i ragazzi del Franciacorta si trasferissero qui. È è stato il mio primo pensiero. Qui abbiamo le strutture idonee per dare il massimo alla nostra cantera, con tre campi, una gabbia e un oratorio a disposizione. Siamo scuola calcio Elite, nell’agonistica abbiamo tutte le categorie a livello regionale e juniores nazionali. Siamo al top. Ora dobbiamo aumentare i numeri arrivando a quota 500 atleti. Vogliamo un settore giovanile ampio, inclusivo e coinvolgente, che attiri i ragazzi del paese”.

Nessuna affiliazione in vista per il momento. “Ritengo limitante legarsi a un solo club professionistico. Preferiamo camminare con le nostre gambe ed essere aperti a tutti. Piuttosto ci piacerebbe trovare realtà più piccole da aiutare e per le quali costituire un punto di riferimento, fare rete con loro”. 

Guardando più in alto le fonti di ispirazione non mancano. “Seguire le orme di due grandi imprenditori come Pasini e Camozzi sarebbe un onore. Non abbiamo questa presunzione, ma l’ambizione di provarci c’è e a volte questa ti fa arrivare a traguardi prestigiosi anche con risorse inferiori. Feralpisalò e Lumezzane sono dei modelli, società sane, perché hanno coinvolto i loro territori ed hanno vinto. Loro sono un faro, noi proveremo a imitarli, ovviamente consapevoli di dover fare un passo alla volta”.

Bruno Forza

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